Lavitola resta in carcere, il Riesame conferma l’aggravante del metodo mafioso. Pm indagano sulle chat cancellate

Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci

Valter Lavitola resta in carcere. Il Tribunale del Riesame di Roma ha respinto oggi, 10 settembre, la richiesta della difesa per la remissione in libertà o la concessione degli arresti domiciliari, confermando la custodia cautelare e l’aggravante del metodo mafioso nell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista Rai Sigfrido Ranucci.

La decisione arriva mentre gli investigatori della Procura di Roma stanno approfondendo un altro elemento emerso dall’analisi dei dispositivi sequestrati a Lavitola: alcuni vuoti temporali nelle comunicazioni con Ranucci. I messaggi mancanti riguarderebbero due periodi, quello precedente all’esplosione della bomba davanti alla villetta del giornalista a Campo Ascolano e quello immediatamente successivo all’attentato.

I giudici attendono le motivazioni

Il Riesame depositerà entro 45 giorni le motivazioni del provvedimento. I giudici, respingendo l’istanza dei difensori, hanno ritenuto confermabili i presupposti della misura cautelare e dell’aggravante del metodo mafioso.

La difesa aveva chiesto per Lavitola almeno gli arresti domiciliari a Noepoli, piccolo centro in provincia di Potenza. La richiesta è stata respinta. L’avvocato Sergio Cola ha già annunciato un nuovo passaggio giudiziario: “Il tribunale del riesame ha confermato l’ordinanza cautelare, chiaramente noi rispettiamo in pieno quelle che sono le decisioni della magistratura, anche se non le condividiamo assolutamente sia in fatto che in diritto”.

Cola ha precisato che la difesa non attenderà necessariamente il deposito delle motivazioni per muoversi. “Ora attenderemo che siano depositate le motivazioni che arriveranno entro 45 giorni ma già oggi presenteremo ricorso in Cassazione, quindi per saltum, contro l’ordinanza del gip che ha rigettato la nostra richiesta sulla perdita di efficacia della custodia cautelare che riteniamo sia ampiamente fondata”, ha dichiarato.

Lavitola, durante l’udienza di lunedì, aveva reso dichiarazioni spontanee. Ha ribadito di avere “tutte le responsabilità” come mandante dell’attentato, sostenendo però che l’idea della bomba sarebbe stata del suo braccio destro, il bodyguard Clesio Gomes Tavares.

Gli investigatori verificano i messaggi mancanti

L’analisi dei telefoni cellulari e del computer sequestrati a Lavitola ha fatto emergere quelli che gli investigatori considerano possibili “buchi” nelle comunicazioni con Ranucci. Si tratta di intervalli temporali nelle chat che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire attraverso gli accertamenti affidati ai Nuclei investigativi dei carabinieri di Roma e Frascati.

I vuoti riguarderebbero sia la fase precedente all’esplosione davanti alla casa di Ranucci, sia quella successiva. Il dato, da solo, non consente di stabilire che i messaggi siano stati cancellati né quale fosse il loro contenuto. Per questo la Procura dovrà verificare se i dispositivi conservino tracce utili a recuperare le comunicazioni o a chiarire la natura delle interruzioni.

L’ipotesi investigativa è che alcune conversazioni possano essere state eliminate perché considerate compromettenti. Si tratta, allo stato, di un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli accertamenti tecnici. L’obiettivo è stabilire quando siano intervenute le eventuali cancellazioni, da quale dispositivo e se sia possibile recuperare i contenuti.

Il rapporto tra Lavitola e Ranucci rappresenta uno degli elementi centrali dell’inchiesta. Lavitola lo ha definito un “grande rapporto di amicizia” e ha spiegato di avere sperato che quel rapporto potesse contribuire alla sua riabilitazione personale attraverso un riscatto sociale.

La Procura allarga le verifiche sugli affari

La conferma della misura cautelare consente agli inquirenti di proseguire gli accertamenti anche sugli interessi economici attribuiti a Lavitola. La Procura di Roma, con i pm della Direzione distrettuale antimafia coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, sta svolgendo ulteriori verifiche sul cosiddetto affare del “carbon credit”, al quale l’imprenditore avrebbe avuto interessi anche in Africa.

Il capitolo finanziario si aggiunge agli accertamenti sulle comunicazioni cancellate. Gli investigatori puntano a ricostruire i rapporti economici di Lavitola e a verificare eventuali collegamenti con le attività già al centro dell’inchiesta sull’attentato.

La posizione processuale dell’imprenditore resta intanto legata alle ammissioni rese agli inquirenti e alle dichiarazioni fornite davanti al Riesame. Lavitola ha riconosciuto il proprio ruolo di mandante dell’attentato, distinguendolo dall’ideazione materiale dell’ordigno, che ha attribuito a Tavares.

La difesa contesta invece la permanenza della custodia cautelare e si prepara a portare la questione davanti alla Cassazione. Il deposito delle motivazioni del Riesame, previsto entro 45 giorni, consentirà ai giudici di esplicitare le ragioni della conferma della misura e dell’aggravante del metodo mafioso.