Franco Baresi, morto a 66 anni il libero che reinventò la difesa. Il cordoglio del calcio
Operato per un nodulo polmonare, ultima uscita pubblica con la fiaccola olimpica a San Siro. Sei scudetti e tre Coppe dei Campioni.
Franco Baresi
Franco Baresi è morto a 66 anni. Il Milan perde il suo capitano simbolo, la Nazionale uno dei protagonisti del trionfo mondiale del 1982, il calcio italiano e internazionale un difensore che trasformò il ruolo in un’arte di eleganza, intelligenza tattica e leadership.
Operato nel 2025 per un nodulo polmonare, negli ultimi mesi aveva continuato a partecipare alla vita del club rossonero. Pochi mesi fa era stato tra gli ultimi tedofori della cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, entrando a San Siro con la fiaccola al fianco di Giuseppe Bergomi. Quella immagine resta l’ultimo saluto pubblico.
Dal dolore adolescenziale al Milan
Nato l’8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia, Baresi perse entrambi i genitori da adolescente. Cresciuto nell’oratorio del paese, arrivò al Milan nel 1974 dopo essere stato scartato dall’Inter, squadra per cui tifava e nella quale militava il fratello maggiore Giuseppe. Esordì in Serie A nel 1978 sotto Nils Liedholm. A 22 anni divenne il capitano più giovane della storia rossonera. La fascia non lasciò più il suo braccio, attraverso le retrocessioni successive allo scandalo del Totonero e la rinascita con Silvio Berlusconi.
Con Arrigo Sacchi entrò nella leggenda. Libero moderno, interprete della difesa a zona e del fuorigioco, regista della linea arretrata: anticipava il gioco, leggeva le situazioni con un secondo di vantaggio, comandava i compagni con poche parole e molti sguardi. Disputò 719 partite ufficiali, vinse sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, tre Supercoppe Europee e due Coppe Intercontinentali. Con Gullit, Van Basten, Rijkaard, Maldini e Costacurta formò una delle squadre più forti di sempre.
In Nazionale e il rigore del 1994
In azzurro collezionò 81 presenze. Convocato da Enzo Bearzot al Mondiale del 1982, contribuì alla spedizione vittoriosa in Spagna senza scendere in campo. Guidò poi la difesa fino alla finale del 1994 negli Stati Uniti. Rientrato da un infortunio per affrontare il Brasile, disputò una prestazione memorabile nonostante le condizioni precarie. Rimase l’immagine del suo rigore alto e delle lacrime dopo la sconfitta.
Riservato fuori dal campo, autorevole dentro, Baresi non ebbe bisogno di gesti plateali. Il carisma nasceva dall’esempio e dalla disciplina. Il soprannome “Piscinin”, affibbiatogli per il fisico minuto, divenne sinonimo di grandezza. Chiuse la carriera nel 1997: il Milan ritirò immediatamente la maglia numero 6. Dopo una breve esperienza al Fulham come direttore tecnico, tornò in rossonero con incarichi dirigenziali e un ruolo di riferimento per il settore giovanile.
Il cordoglio unanime
Il calcio italiano si è stretto attorno alla famiglia e al Milan. Clarence Seedorf ha scritto: “Troppo presto ci ha lasciati Franco Baresi, leggenda del calcio, grande uomo e capitano indimenticabile. Sei stato e resterai un simbolo eterno di leadership, lealtà, eleganza e classe”.
L’Inter, rivale storica, ha ricordato “una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità”. Il presidente Giuseppe Marotta e il club hanno espresso cordoglio alla famiglia e al fratello Beppe. Javier Zanetti: “Bandiera, Capitano, Leggenda: 6 per sempre. Buon viaggio, Franco”. Cristian Chivu in conferenza stampa: “Tutti coloro che amano questo sport oggi hanno perso una grande icona del calcio mondiale”.
In Australia, dove il Milan è in tournée, squadra e staff hanno osservato un minuto di silenzio al termine dell’allenamento, concluso da un lungo applauso. Juventus, Napoli, Roma, Lazio, Fiorentina, Genoa e altri club di Serie A e B hanno inviato messaggi. Aurelio De Laurentiis e Massimiliano Allegri hanno parlato di “bandiera e leggenda del Milan e dell’intero panorama calcistico italiano”.
Le parole dei compagni
Paolo Maldini, con cui condivise anni irripetibili: “Ciao Franco, oggi provo la stessa sensazione di quando non potevi scendere in campo al nostro fianco: come faremo senza il nostro Capitano? Mi hai insegnato a lottare fino all’ultimo respiro, cosa significhino l’attaccamento alla maglia e il valore di essere un vero leader. Lo hai fatto con l’esempio, ogni giorno: poche parole, ma tantissimi fatti. Mi hai protetto quando ero un bambino, mi hai guidato da ragazzo e mi hai ispirato da uomo. Sei stato il calciatore più forte con cui abbia mai avuto l’onore di giocare. Ci mancherai, Capitano”.
Adriano Galliani ha pubblicato una foto con Silvio Berlusconi e Fabio Capello: “Hai raggiunto il tuo Presidente. 6 per sempre”. Filippo Galli, quattordici stagioni insieme: “Il tuo silenzio era una voce forte nello spogliatoio e sul campo. Il dolore e le lacrime, concedetemele. Per sempre il nostro capitano”. Pietro Paolo Virdis: “Per me eri semplicemente il Capitano. Hai guidato un reparto con poche parole, ma tanta classe e carisma. Sei stato tutto ciò che il calcio aveva di bello. Per me hai vinto l’immortalità”.
Riconoscimenti e ricordi
La Lega Serie A lo ha definito “uno dei più grandi difensori centrali della storia del calcio mondiale”, modello per generazioni. Il presidente della Figc Giovanni Malagò: “Un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra”. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha parlato di “simbolo di dedizione e lealtà che ha reso grande questa città e l’Italia nel mondo”, prefigurando l’iscrizione al Famedio del Cimitero Monumentale.
Dal panorama internazionale sono arrivati i messaggi di Barcellona, Real Madrid, Uefa e La Liga. Ruud Gullit: “Per sempre mio capitano”. Gianluigi Buffon ha ricordato l’esordio in Serie A nel 1995 contro il suo Milan. Jamie Carragher lo ha chiamato “il miglior difensore centrale che abbia mai visto e l’esempio perfetto di giocatore fedele a un unico club”. Olivier Giroud e Rafael Leao hanno sottolineato l’eredità. Demetrio Albertini: “I tuoi silenzi gridavano più delle tue parole. Ciao capitano”.
Il presidente del Milan Gerry Cardinale ha ricordato che Baresi incarnò “i valori, il carattere e l’eccellenza che definiscono questo club”. Il ministro dello Sport Andrea Abodi e Dino Zoff hanno sottolineato la lealtà e la professionalità di un uomo “mai sopra le righe”.
Per il Milan e per gli appassionati resterà “il Capitano”: il numero 6 che insegnò a comandare una squadra con talento, carattere e rispetto.
