Spagna, 18 migranti morti. Scontro Roma-Madrid dopo la crisi di Ceuta: Meloni valuta Schengen

La premier italiana annuncia la possibilità di misure straordinarie dopo aver parlato con Piantedosi. Il ministro degli Esteri spagnolo convoca l’ambasciatore italiano a Madrid.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Sono almeno 18 i migranti morti nel tentativo di raggiungere Ceuta a nuoto. Lo riferisce “El País”, mentre la pressione sul confine tra Marocco e Spagna cresce fino a spingere Madrid a mobilitare l’esercito a sostegno della Guardia Civil. Il premier Pedro Sánchez sarà domani nell’enclave, accompagnato dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska. La crisi ha già provocato uno scontro diplomatico con l’Italia, dopo che Giorgia Meloni ha annunciato che Roma sta valutando anche la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

Secondo fonti di polizia citate dal quotidiano spagnolo, le forze di sicurezza hanno recuperato i corpi delle 18 persone che stavano cercando di raggiungere Ceuta dal Marocco. Migliaia di giovani stanno tentando di superare a nuoto il valico di Tarajal, che separa l’enclave spagnola dal territorio marocchino. L’afflusso ha messo sotto pressione la Guardia Civil, inducendo il governo di Madrid a impiegare anche le unità dell’esercito schierate nella città autonoma.

Pressione anche sul confine di Melilla

La crisi non riguarda soltanto Ceuta. La Delegazione del Governo a Melilla ha annunciato la chiusura del valico di Beni Enzar, l’unico punto di attraversamento ancora operativo tra la città autonoma e il Marocco, dopo un tentativo di attraversamento di massa da parte dei migranti. La misura si inserisce in una situazione che da almeno una settimana sottopone le due enclave spagnole a una forte pressione.

A Ceuta, secondo la ricostruzione di “El País”, migliaia di persone si sono unite a una colonna che si estende per circa cinque chilometri, dalla zona centrale fino alla frontiera con l’enclave spagnola. La dinamica richiama quella del maggio 2021, quando circa 5.000 marocchini attraversarono il confine in un solo giorno.

Il governo di Madrid ha quindi scelto di rafforzare il dispositivo di sicurezza. Le forze armate affiancheranno la Guardia Civil nella gestione dell’emergenza, mentre il premier Sánchez si recherà domani a Ceuta per valutare direttamente la situazione. Con lui ci sarà il ministro dell’Interno Grande-Marlaska.

Roma porta la crisi sul terreno europeo

La vicenda ha aperto anche un fronte tra Roma e Madrid. Giorgia Meloni ha annunciato che l’Italia sta valutando la possibilità di sospendere l’accordo di libera circolazione Schengen con la Spagna, collegando l’ipotesi alla necessità di tutelare i confini e la sicurezza dei cittadini.

“Le immagini che arrivano da Ceuta sono impressionanti e dimostrano, ancora una volta, che l’immigrazione clandestina fuori controllo rappresenta una minaccia concreta per la sicurezza dei confini europei”, ha scritto la presidente del Consiglio sui social. Meloni ha aggiunto di essersi confrontata con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha annunciato la convocazione degli organismi competenti per valutare eventuali interventi.

“L’Italia non resterà a guardare”, ha affermato la premier, spiegando che Roma è pronta a intervenire anche con “strumenti straordinari”, tra i quali ha indicato la sospensione dello spazio Schengen con la Spagna.

La posizione del governo italiano è stata poi ribadita dalla stessa Meloni: “Sull’immigrazione clandestina non arretreremo di un millimetro: difendere i confini, fermare i trafficanti di esseri umani e garantire rimpatri efficaci continuerà a essere la linea di questo Governo”.

Madrid reagisce alla posizione italiana

L’annuncio di Roma ha prodotto una reazione immediata da parte del governo spagnolo. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano in Spagna per chiedere chiarimenti sulla posizione assunta dal governo Meloni.

Lo scontro diplomatico si inserisce in una crisi che ha ormai assunto una dimensione europea. Ceuta e Melilla rappresentano infatti gli unici territori dell’Unione europea situati sul continente africano e costituiscono due dei principali punti di pressione lungo la frontiera esterna europea.

La questione della libera circolazione si intreccia così con quella del controllo delle frontiere esterne dell’Unione. La gestione dell’emergenza non è più soltanto una questione interna spagnola: le decisioni adottate da Madrid, Roma e dalle istituzioni europee hanno conseguenze sul funzionamento dello spazio comune di libera circolazione.

Bruxelles offre uomini e strumenti

La Commissione europea ha manifestato la disponibilità a rafforzare il sostegno alla Spagna. Magnus Brunner, commissario europeo per gli Affari interni e la Migrazione, ha affermato che la protezione delle frontiere esterne dell’Unione costituisce una componente fondamentale del contrasto all’immigrazione irregolare.

“Ho comunicato al ministro Grande-Marlaska la disponibilità dell’Unione europea ad aumentare il proprio sostegno alla Spagna, anche attraverso Frontex, per contribuire a gestire la situazione”, ha scritto Brunner sui social. Il commissario ha inoltre spiegato che Bruxelles mantiene i contatti con le autorità marocchine.

L’obiettivo indicato dalla Commissione è impedire che i migranti affrontino viaggi considerati pericolosi. “Stiamo inoltre mantenendo contatti con le autorità marocchine per garantire che vengano compiuti tutti gli sforzi necessari a impedire questi pericolosi viaggi”, ha aggiunto Brunner.

L’eventuale coinvolgimento di Frontex rafforzerebbe dunque il carattere europeo della risposta, affiancando l’azione delle autorità spagnole nella gestione della frontiera.

La pressione politica sul governo Sánchez

Sul piano interno, la crisi ha alimentato gli attacchi dell’opposizione contro il governo di Pedro Sánchez. I leader del Partito Popolare hanno accusato l’esecutivo di avere contribuito a provocare la situazione e stanno sostenendo una proposta di legge che consentirebbe il respingimento degli stranieri individuati o intercettati al confine mentre tentano di entrare nel territorio nazionale.

Vox ha chiesto la chiusura del confine con il Marocco e il dispiegamento dell’esercito, misura che il governo ha ora deciso di adottare come supporto alla Guardia Civil. Podemos, invece, ha chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno Grande-Marlaska.

Anche il presidente di Ceuta, Juan Jesús Vivas, ha chiesto un intervento diretto dello Stato. Vivas ha sollecitato il governo centrale a dichiarare lo stato di emergenza nazionale e ad assumere il pieno controllo della situazione.

La crisi si sviluppa quindi su tre livelli: la gestione immediata dei tentativi di attraversamento, il confronto politico interno spagnolo e il coordinamento europeo sulla protezione delle frontiere esterne. A questi si aggiunge ora il confronto diplomatico tra Roma e Madrid.

Per la Spagna, il precedente del 2021 rappresenta il principale termine di paragone. Allora circa 5.000 marocchini attraversarono il confine di Ceuta nell’arco di una sola giornata. Oggi la presenza di migliaia di persone lungo il percorso verso la frontiera e il numero delle vittime registrate nel tentativo di raggiungere l’enclave riportano la questione al centro dell’agenda del governo Sánchez e delle istituzioni europee.