Raid Usa contro i Guardiani della Rivoluzione. Il Pakistan media tra Washington e Teheran

Islamabad conferma contatti diplomatici indiretti per la sicurezza dello Stretto di Hormuz mentre il Pentagono completa una vasta operazione militare.

Le Guardie della Rivoluzione islamica

Le Guardie della Rivoluzione islamica

Il portavoce del ministero degli Esteri pachistano Tahir Andrabi ha confermato che Islamabad conduce negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran per la sicurezza dello Stretto di Hormuz, mentre il Pentagono completa una vasta operazione di bombardamenti contro installazioni militari iraniane.

L’operazione militare ha colpito centri di comando, basi missilistiche, infrastrutture per droni, sistemi di sorveglianza, difese costiere e capacità navali dei Guardiani della Rivoluzione. Washington ha presentato l’azione come risposta al lancio di numerosi missili balistici contro le forze schierate nella regione, tutti intercettati senza registrare vittime tra i militari americani. Il presidente Donald Trump aveva anticipato la ritorsione dopo un attacco contro una base in Giordania, dichiarando che era giunto il turno degli Stati Uniti di colpire.

Offensiva missilistica e vittime civili

I raid hanno interessato le province meridionali di Hormozgan e Khuzestan, secondo quanto riferito dai media ufficiali iraniani. Sull’isola di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, un’abitazione civile è stata colpita provocando la morte di tre membri della stessa famiglia, padre, madre e un bambino di due anni, oltre a due figli rimasti feriti. Le autorità di Teheran denunciano l’estensione degli attacchi ad aree non militari.

La mediazione ufficiale di Islamabad

Il portavoce del ministero degli Esteri Tahir Andrabi ha confermato che il governo pachistano svolge un ruolo attivo per favorire una de-escalation e impedire che il confronto degeneri in un conflitto regionale dalle conseguenze imprevedibili. Il Pakistan non ha fornito dettagli sulla sede o sul livello dei colloqui, ma la conferma ufficiale evidenzia l’esistenza di un canale negoziale parallelo alla pressione militare.

La prudenza dell’Arabia Saudita

Riad ha espresso una linea di prudenza attraverso una lettera del principe ereditario Mbs recapitata a Donald Trump dal ministro della Difesa saudita durante un incontro alla Casa Bianca. La monarchia saudita chiede esplicitamente una riduzione della tensione con l’Iran all’indomani dei raid congiunti condotti con gli Stati Uniti contro milizie filo-iraniane in Iraq.

La reazione di Baghdad e Teheran

I bombardamenti congiunti in territorio iracheno hanno provocato venti morti e trentadue feriti, inclusi cinque cittadini iraniani, secondo la coalizione di milizie sciite Hashd al-Shaabi. La presidenza irachena ha definito i raid una flagrante violazione della sovranità nazionale. La Resistenza Islamica in Iraq ha minacciato una risposta inevitabile contro gli interessi statunitensi e sauditi, mentre Teheran ha condannato con forza le azioni militari.