Guerra all’Iran, arsenali Usa svuotati: la Cia in allarme per le mosse del Cremlino
Vladimir Putin
John Ratcliffe, direttore della Cia, ha avvertito a Mosca i vertici dell’intelligence russa che un’escalation in Ucraina potrebbe spingere Donald Trump a rafforzare il sostegno a Volodymyr Zelensky. La missione di martedì, rimasta inizialmente segreta, sarebbe stata motivata dalla valutazione americana secondo cui il Cremlino considera il logoramento delle risorse militari statunitensi provocato dalla guerra contro l’Iran una possibile finestra di opportunità.
Secondo nuove informazioni raccolte dall’intelligence americana prima della visita e riferite dal Washington Post sulla base di due persone a conoscenza della questione, Mosca ritiene infatti che il conflitto con l’Iran abbia indebolito gli Stati Uniti. Il calcolo russo, nella lettura di Washington, potrebbe tradursi in una maggiore pressione contro gli interessi americani e gli alleati europei.
Il calcolo sulle risorse americane
Il punto centrale riguarda la capacità degli Stati Uniti di sostenere più fronti contemporaneamente. Sei mesi di guerra contro l’Iran hanno sottoposto uomini, mezzi e arsenali americani a un forte consumo. Le scorte di alcuni sistemi considerati essenziali si sono ridotte, a partire dagli intercettori destinati alle batterie Patriot, ma anche per i missili da crociera Tomahawk e per gli Atacms, sistemi tattici richiesti anche dall’Ucraina.
Gli Stati Uniti avrebbero inoltre perso circa un quarto della propria flotta di droni Reaper, utilizzati per sorveglianza, ricognizione e acquisizione degli obiettivi. Si tratta di velivoli il cui costo raggiunge decine di milioni di dollari e che hanno un ruolo rilevante nelle operazioni di intelligence e di targeting.
L’amministrazione Trump nega che esista una carenza grave di munizioni. Il Pentagono, nello stesso tempo, ha esercitato pressioni sull’industria della difesa per aumentare rapidamente la produzione e ricostituire le scorte consumate in Medio Oriente. La contraddizione è solo apparente: Washington può escludere un’emergenza operativa immediata e, contemporaneamente, considerare necessario riportare gli arsenali a livelli più elevati.
La questione preoccupa anche gli alleati asiatici degli Stati Uniti. Il prolungamento della guerra iraniana rischia infatti di ridurre, almeno nel breve periodo, la disponibilità americana di risorse necessarie a mantenere la deterrenza nei confronti della Cina nell’Indo-Pacifico e quella nei confronti della Russia in Europa.
L’avvertimento consegnato al Cremlino
È su questa dispersione delle risorse che, secondo l’intelligence di Washington, potrebbe poggiare il calcolo russo. Una delle fonti citate dal Washington Post ha spiegato che la missione di Ratcliffe non sarebbe nata tanto dalla convinzione che Vladimir Putin sia “con le spalle al muro” per l’assenza di una svolta militare in Ucraina, quanto dalla necessità di contrastare l’idea che gli Stati Uniti siano ormai troppo logorati per reagire efficacemente a una nuova escalation.
Ratcliffe avrebbe quindi cercato di modificare il calcolo del Cremlino. Il messaggio sarebbe stato preciso: un aumento della pressione militare russa non garantirebbe a Mosca un vantaggio, perché potrebbe provocare una reazione americana più forte e avvicinare ulteriormente Trump a Zelensky.
Sul terreno ucraino, intanto, nessuna delle due parti appare in grado di ottenere una svolta decisiva. La guerra si è spostata sempre più verso attacchi in profondità. Kiev colpisce con droni a lungo raggio infrastrutture energetiche, industriali e logistiche russe; Mosca continua a colpire città, impianti energetici e infrastrutture ucraine.
Per l’Ucraina il problema più immediato riguarda la difesa aerea. Le scorte di intercettori, in larga misura fornite dagli Stati Uniti, si sono ridotte e costituiscono una delle principali vulnerabilità di Kiev. Diversi Paesi europei hanno promesso nuove forniture, ma una parte dei sistemi e delle munizioni non sarà disponibile prima del prossimo anno.
Anche Mosca paga il costo della guerra
Ratcliffe avrebbe portato a Mosca anche un secondo messaggio: secondo la valutazione americana, neppure la Russia si trova in una posizione favorevole. Le forze russe continuano a subire perdite elevate senza ottenere conquiste territoriali decisive, mentre il costo economico del conflitto cresce.
Il direttore della Cia avrebbe dunque invitato i vertici russi a considerare seriamente un negoziato prima che la situazione militare ed economica peggiori ulteriormente. Non si sarebbe trattato di un ultimatum: Ratcliffe non avrebbe prospettato conseguenze specifiche nel caso in cui Putin decidesse di continuare la guerra.
La tesi americana è che il tempo non lavori necessariamente a favore della Russia. Ratcliffe aveva sostenuto nelle settimane precedenti che, nonostante le perdite, le forze russe avevano conquistato soltanto una quota limitata di nuovo territorio ucraino nell’ultimo anno e mezzo. Una parte della capacità di resistenza di Kiev, secondo il direttore della Cia, dipende dall’impiego sempre più sofisticato dei droni.
La missione assume per questo un significato più ampio del semplice contatto tra apparati di sicurezza. Washington cerca di impedire che il consumo di armamenti determinato dalla guerra con l’Iran venga interpretato a Mosca come una perdita strutturale della capacità americana di sostenere gli alleati.
Otto ore nella capitale russa
Ratcliffe è arrivato martedì mattina a bordo di un aereo da trasporto militare C-17A, dopo una tappa a Riga. È rimasto a Mosca circa otto ore e mezza. Si è trattato della prima visita conosciuta di un direttore della Cia nella capitale russa dal novembre 2021, quando William Burns aveva tentato di dissuadere il Cremlino dall’avviare l’invasione su larga scala dell’Ucraina.
Il direttore del servizio di intelligence estero russo Svr, Sergei Naryshkin, ha confermato di avere incontrato Ratcliffe, definendo il colloquio privo di “nulla di insolito”. Il capo della Cia avrebbe avuto contatti anche con Aleksandr Bortnikov, direttore dell’Fsb. Il Cremlino ha precisato che Ratcliffe non ha incontrato personalmente Putin, che sarebbe stato comunque informato dell’esito dei colloqui.
I canali tra i servizi americani e russi non sono mai stati completamente interrotti durante la guerra. Nel novembre 2022 Burns aveva incontrato Naryshkin ad Ankara per mettere in guardia Mosca contro l’eventuale impiego di armi nucleari in Ucraina. Con il ritorno di Trump alla Casa Bianca si sono sviluppati anche canali politici paralleli attraverso l’inviato Steve Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente. Ratcliffe e Bortnikov avevano inoltre mantenuto contatti nella gestione di uno scambio di prigionieri.
Il messaggio rivolto anche a Kiev
Prima della partenza per Mosca, Ratcliffe avrebbe informato i vertici dell’intelligence ucraina. Il direttore della Cia avrebbe chiarito che la missione serviva a sondare le intenzioni russe e non a negoziare concessioni per conto di Kiev.
In Ucraina Ratcliffe viene considerato un interlocutore più diffidente nei confronti di Mosca rispetto a Witkoff e Kushner. I due emissari politici vengono invece osservati con maggiore cautela a Kiev per la loro disponibilità a mantenere aperto il dialogo con il Cremlino.
La distinzione conta perché il viaggio della Cia si colloca su un doppio binario: da una parte il tentativo di capire quali siano le intenzioni russe, dall’altra la necessità di rassicurare l’Ucraina che il dialogo tra Washington e Mosca non equivale a una trattativa sulle sue posizioni.
Il rischio sotto la soglia Nato
A Washington Donald Trump ha ridimensionato sia la portata della missione sia il rischio di un attacco russo contro un Paese dell’Alleanza. “Non attaccherà un territorio Nato”, ha dichiarato il presidente, descrivendo il viaggio di Ratcliffe come un contatto sostanzialmente di routine.
Secondo fonti a conoscenza dei colloqui, tuttavia, il direttore della Cia avrebbe affrontato con gli interlocutori russi anche l’ipotesi di azioni contro Paesi della Nato e il sostegno di Mosca all’Iran. Il tema non riguarda soltanto l’eventualità di un’aggressione militare convenzionale: l’attenzione europea si concentra anche sulle operazioni al di sotto della soglia di un conflitto aperto.
Paesi baltici e altri membri orientali della Nato hanno denunciato in diverse occasioni violazioni dello spazio aereo, incursioni di droni e operazioni di sabotaggio attribuite o sospettate di essere collegate alla Russia. Mosca respinge le accuse.
La preoccupazione americana è quindi legata a una possibile combinazione di fattori: un conflitto mediorientale che assorbe armamenti e capacità operative, una guerra ucraina senza soluzione militare e una Russia che potrebbe cercare di verificare quanto spazio resti alla risposta occidentale.
Due guerre dentro lo stesso calcolo
La missione di Ratcliffe si inserisce in questa sovrapposizione crescente tra la guerra in Ucraina e quella contro l’Iran. Non perché i due conflitti abbiano lo stesso teatro o gli stessi obiettivi, ma perché entrambi incidono sulla disponibilità di risorse militari americane.
Per Washington, il rischio è che Mosca interpreti il consumo degli arsenali come un indebolimento destinato a durare e decida di aumentare la pressione sull’Europa. Il messaggio consegnato da Ratcliffe sarebbe stato l’opposto: un’escalation russa potrebbe produrre una reazione politica e militare americana più ampia, rafforzando il sostegno a Kiev e ricompattando gli alleati.
Per il Cremlino resta inoltre aperto il problema del costo della guerra. Le perdite russe, la limitata avanzata territoriale e la crescente spesa economica riducono la convenienza di un conflitto prolungato, secondo la valutazione americana. Per questo Washington avrebbe cercato di convincere Mosca che l’attuale equilibrio non garantisce alla Russia un vantaggio con il passare del tempo.
Il risultato dei colloqui non è stato reso noto nei dettagli. Resta però definito il terreno sul quale si è mosso il direttore della Cia: impedire che la pressione esercitata dagli Stati Uniti in Medio Oriente venga letta a Mosca come una disponibilità o un’incapacità di reagire sul fronte europeo.
