Hunter Biden racconta la malattia del padre Joe: “Il cancro è molto debilitante”
In un’intervista alla Bbc, il figlio dell’ex presidente Usa descrive la progressione della patologia. “Vorrei che si lamentasse di più”, dice, e ricorda anche il controverso provvedimento di clemenza ricevuto nel 2024.
Hunter e il padre Joe Biden
Joe Biden deve fare i conti con un aggravamento del tumore alla prostata che gli è stato diagnosticato nel maggio 2025. Il cancro si è diffuso alle ossa e, secondo quanto raccontato dal figlio Hunter Biden alla Bbc, provoca all’ex presidente degli Stati Uniti dolore e forti limitazioni.
“Il cancro si è diffuso, ha metastatizzato alle ossa e oltre”, ha dichiarato Hunter nell’intervista al programma Newsnight. “È molto doloroso ed è molto debilitante sotto molti aspetti”. Il figlio dell’ex presidente si è commosso parlando della malattia del padre, definendola “davvero dura” e “davvero triste da vedere”.
Hunter Biden ha spiegato di essere colpito dal modo in cui il padre affronta la malattia. “L’unica cosa che vorrei dire su mio padre, sulla sua salute attuale, è che vorrei che si lamentasse di più, perché non è un buon segno”, ha affermato.
Il rapporto con il padre
Nonostante il peggioramento delle condizioni fisiche, Hunter descrive Biden come ancora pienamente presente nella vita della famiglia e interessato alle questioni politiche e civili che gli stanno a cuore. “Continua a fare quello che gli piace. Crede profondamente in questo Paese”, ha detto.
Per Hunter, l’ex presidente resta soprattutto il punto di riferimento della famiglia. “Mio padre è, ancora oggi, il fulcro della nostra famiglia. È il miglior padre, marito e nonno”, ha dichiarato.
Il racconto arriva dopo che Biden aveva reso pubblica la diagnosi di tumore nel maggio 2025, meno di quattro mesi dopo aver lasciato la Casa Bianca. La nuova testimonianza del figlio rende ora pubblico un quadro più grave, con la diffusione della malattia alle ossa.
Il dibattito con Trump
Nell’intervista Hunter Biden è tornato anche sul confronto televisivo del giugno 2024 tra il padre e Donald Trump, considerato uno dei momenti decisivi della campagna elettorale per la rielezione di Biden.
Hunter ha raccontato di aver assistito al dibattito dalla sua casa in California e di essere rimasto “scioccato”. “Sapevo che c’era qualcosa che non andava”, ha ricordato.
La prestazione di Biden aveva alimentato interrogativi sulle sue condizioni fisiche e sulla sua capacità di affrontare un secondo mandato presidenziale. In un primo momento, la prova negativa era stata collegata anche alla stanchezza provocata dai numerosi viaggi. Alla luce della successiva diagnosi, Hunter si è chiesto se il tumore non stesse già incidendo sulla salute del padre.
Il figlio, tuttavia, insiste sulla capacità di Biden di reagire alle difficoltà. “Ciò di cui vado più orgoglioso è la sua resilienza”, ha affermato. E ancora: “Ha dimostrato volta dopo volta che quando vieni messo al tappeto, puoi rialzarti. È l’uomo più forte che conosca”.
La grazia concessa a Hunter
L’intervista ha affrontato anche uno degli episodi più controversi dell’ultima fase della presidenza Biden: la grazia completa e incondizionata concessa dal presidente al figlio nel dicembre 2024.
Il provvedimento aveva riguardato la condanna federale di Hunter per possesso illegale di armi, il procedimento per evasione fiscale al quale si era dichiarato colpevole e, più in generale, eventuali reati federali commessi tra il 2014 e il 2024.
La decisione aveva suscitato critiche anche perché Biden aveva precedentemente escluso la possibilità di utilizzare i propri poteri presidenziali per intervenire nei procedimenti giudiziari del figlio. Nell’annunciare la grazia, l’allora presidente aveva sostenuto che Hunter fosse stato “perseguitato in modo selettivo e ingiusto”.
Hunter, questa volta, ha riconosciuto apertamente la natura controversa della scelta. Ha ammesso che la grazia “non è stata una cosa buona” per il popolo americano, per la Costituzione e per l’eredità politica del padre. Allo stesso tempo, ha spiegato di essere grato a Biden per averla concessa, sostenendo che il timore di poter diventare un bersaglio politico durante la presidenza Trump avesse pesato sulla decisione.
“Non potevamo parlarne prima”
Hunter ha anche escluso che lui e il padre abbiano discusso preventivamente della grazia nei termini di un accordo personale. “Non c’era alcun modo di avere quel tipo di conversazioni senza che diventassero pubbliche”, ha spiegato.
La sua posizione resta quindi segnata da una contraddizione che lui stesso riconosce: da una parte la consapevolezza delle critiche rivolte alla decisione presidenziale, dall’altra la gratitudine personale verso il padre per aver esercitato il potere di clemenza.
Il racconto della malattia arriva così insieme alla rievocazione degli ultimi mesi della presidenza Biden: il confronto con Trump, la rinuncia alla corsa per la rielezione, la successiva diagnosi di tumore e la controversa grazia concessa al figlio. Sul piano personale, Hunter descrive oggi un padre segnato dalla malattia ma ancora determinato a restare presente nella vita della famiglia e a intervenire sulle questioni che considera importanti.
