La maggioranza riapre il confronto sulla legge elettorale: il nodo resta il ballottaggio

Entro martedì arriveranno al Senato nuove proposte, mentre i partiti cercano un accordo più ampio in vista dell’esame in aula fissato per il 9 settembre. Fratelli d’Italia approfondisce il secondo turno, Forza Italia è disponibile, la Lega resta contraria.

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Gli sherpa del centrodestra hanno riaperto ufficialmente il confronto sulla legge elettorale in vista della scadenza di domani, martedì alle 12 per la presentazione degli emendamenti in commissione Affari costituzionali del Senato. Oggi è prevista una rapida call intorno all’ora di pranzo e non si esclude una nuova riunione da remoto domani. I contatti tra i partiti non si sono interrotti neppure durante agosto, ma il passaggio serve a definire le prossime mosse.

L’intesa raggiunta dalla maggioranza all’inizio di agosto resta il punto di riferimento: i partiti prevedono di presentare un emendamento comune sulle preferenze, mantenendo il capolista bloccato. La partita, però, non si esaurisce con questa modifica.

Martedì dovrebbe arrivare anche un secondo emendamento destinato a cancellare la cosiddetta norma anti-frammentazione. La disposizione stabilisce oggi che i voti ottenuti dalle liste collegate in una coalizione che non raggiungono il 3 per cento non concorrano al calcolo della cifra elettorale nazionale della coalizione, salvo l’eccezione del “miglior perdente”. Sulla norma sono stati sollevati dubbi di costituzionalità.

La sua cancellazione potrebbe tuttavia rappresentare una soluzione provvisoria più che il punto d’arrivo della trattativa. La maggioranza guarda infatti alla data del 9 settembre, quando il provvedimento dovrebbe approdare in aula a Palazzo Madama, con il voto finale previsto per il 15 settembre.

Il calendario lascia spazio alla trattativa

Il passaggio in aula assume un peso politico anche per una ragione procedurale. Se il provvedimento arriva in assemblea senza relatore, il regolamento del Senato prevede il ritorno al testo base. Gli emendamenti dovrebbero quindi essere nuovamente esaminati, riaprendo di fatto la discussione.

È questa la prospettiva che, allo stato, appare più probabile e che consentirebbe ai partiti della maggioranza di guadagnare circa una settimana rispetto alla scadenza di martedì. Un margine utile per affrontare i due capitoli ancora più delicati: l’alternanza di genere nei capilista e il possibile ricorso al ballottaggio.

Il primo tema nasce dalla formulazione attuale della riforma, che prevede l’applicazione dell’alternanza di genere a partire dal secondo candidato della lista. La soluzione è contestata da un fronte trasversale di deputate e senatrici, che ritiene il meccanismo penalizzante per la rappresentanza femminile. Nella maggioranza si valuta quindi una modifica capace di ridurre il conflitto interno senza alterare l’impianto dell’accordo.

Il secondo nodo riguarda invece la struttura stessa del sistema elettorale. Il ballottaggio è tornato al centro della discussione anche per effetto di una proposta dell’ex presidente del Senato Marcello Pera ed è da tempo sostenuto dall’attuale presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa.

Fratelli d’Italia valuta il secondo turno

Sul ballottaggio le posizioni nella maggioranza non coincidono. Fratelli d’Italia ha al suo interno orientamenti diversi, ma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avallato un approfondimento della proposta. Forza Italia appare possibilista, mentre la Lega mantiene la propria contrarietà storica al secondo turno.

Il problema non riguarda soltanto la scelta politica dei partiti. La costruzione della norma presenta difficoltà tecniche legate al sistema istituzionale italiano e al bicameralismo perfetto. Un eventuale meccanismo di ballottaggio dovrebbe infatti tenere conto delle diverse situazioni che potrebbero prodursi nell’elezione delle due Camere.

Sul piano politico, inoltre, il secondo turno potrebbe modificare la strategia perseguita da Fratelli d’Italia sul cosiddetto “voto utile”. Il partito ha finora fatto leva su questo argomento anche per contenere la crescita di Futuro nazionale, il movimento legato a Roberto Vannacci.

Il ragionamento che circola nel partito è che la possibilità di votare comunque Giorgia Meloni al secondo turno potrebbe spingere una parte dell’elettorato di destra a esprimere al primo turno un voto più libero. “Rischiamo che potendo votare comunque Giorgia Meloni al ballottaggio, molti elettori di destra al primo turno si concedano di sostenere Futuro nazionale, facendo aumentare le sue percentuali”, osserva un esponente di Fratelli d’Italia.

Il tema, dunque, non è soltanto quello della formula elettorale. Per la maggioranza riguarda anche gli equilibri tra i partiti e la distribuzione del consenso all’interno del centrodestra. La prossima settimana parlamentare servirà a capire se le diverse posizioni possono convergere in un testo condiviso oppure se la riforma arriverà in aula ancora priva di un’intesa definitiva.

La scadenza di martedì resta il primo passaggio formale. La data politicamente decisiva, però, rimane quella del 9 settembre, quando il testo è atteso in assemblea. Il voto finale del 15 settembre rappresenta il termine successivo entro cui la maggioranza dovrà aver definito l’impianto della riforma.