L’Iran scatena l’offensiva totale: missili su Tel Aviv e mine nello Stretto di Hormuz

Colpiti centri nevralgici in Israele e una nave nel Golfo. La risposta israeliana colpisce Teheran mentre sale la tensione con Washington in Iraq

aereiconflitto

L’escalation in Medio Oriente ha varcato una nuova soglia. L’Iran ha rivendicato la sua “operazione più intensa e potente” dall’inizio del conflitto, con una pioggia di missili su obiettivi israeliani e un attacco a una struttura diplomatica degli Stati Uniti in Iraq. Nelle stesse ore, le acque dello Stretto di Hormuz sono diventate un campo minato, mentre Israele ha lanciato una nuova ondata di raid sulla capitale Teheran. Un’offensiva coordinata su più livelli che ridisegna i confini del confronto, tenendo il mondo con il fiato sospeso in attesa della prima apparizione pubblica del nuovo leader di Teheran.

L’offensiva dichiarata e le difese israeliane

I Guardiani della Rivoluzione islamica hanno comunicato nella mattinata di aver preso di mira “per la seconda volta il centro di comunicazioni satellitari Haila” nelle vicinanze di Tel Aviv. Ma l’offensiva non si è fermata alla costa: sono stati colpiti anche “centri militari” a Beer Yaakov, nel centro del paese, a ovest di Gerusalemme e nella zona di Haifa. Le sirene sono risuonate in tutto lo stato ebraico, con le intercettazioni segnalate anche sopra i cieli di diversi stati del Golfo.

Parallelamente, il conflitto si è allargato all’Iraq. Un raid aereo ha colpito nella notte una sede delle Forze di mobilitazione popolare (unità filo-iraniane) ad al-Qaim, nella provincia occidentale di Al-Anbar, al confine con la Siria. Il bilancio, secondo fonti locali, è di un morto e almeno otto feriti. In un attacco separato, un presunto drone iraniano ha centrato una struttura diplomatica statunitense in Iraq.

Il doppio fronte: Beirut e la risposta su Teheran

Il teatro libanese resta incandescente. Un attento mirato ha distrutto un appartamento nel centro di Beirut, uccidendo quattro persone. Nel nord dell’Iran, troupe giornalistiche hanno documentato intensi raid aerei notturni della durata di quasi un’ora, segno che la risposta israeliana non si è fatta attendere. Lo stato ebraico ha ufficialmente dichiarato di aver avviato una “ulteriore ondata” di attacchi contro obiettivi nella stessa Teheran, con esplosioni geolocalizzate dai media internazionali nelle vicinanze dell’aeroporto internazionale Mehrabad.

Lo Stretto di Hormuz diventa un campo minato

Il fronte marittimo è quello che desta maggiore preoccupazione per gli equilibri globali. Nello Stretto di Hormuz, una nave è andata in fiamme. L’agenzia marittima del Regno Unito (UKMTO) ha confermato l’incendio e l’evacuazione del personale a bordo. Poche ore prima, un altro attacco aveva preso di mira una nave portacontainer a 25 miglia nautiche a nord-ovest dell’emirato di Ras Al Khaimah. Il comandante ha riferito di danni causati da un “proiettile sospetto ma sconosciuto”. Fortunatamente, tutti i membri dell’equipaggio sono al sicuro.

Il quadro si è chiarito ulteriormente con le dichiarazioni dell’esercito americano, che ha reso noto di aver distrutto navi iraniane intentate a piazzare mine nello stretto, il passaggio cruciale per il trasporto petrolifero mondiale. Una mossa che trasforma una via d’acqua commerciale in un campo minato galleggiante.

Il nodo della leadership: l’assenza di Khamenei

Mentre le fiamme si spengono e i danni vengono conteggiati, a Teheran cresce l’attenzione su un fronte invisibile: quello della leadership. Mojtaba Khamenei, la nuova Guida suprema, non è ancora apparsa in pubblico. Fonti vicine al presidente Masoud Pezeshkian, citate dal figlio, assicurano che è “sano e salvo” malgrado le ferite riportate. Tuttavia, secondo quanto riportato dal New York Times, Khamenei sarebbe rimasto ferito alle gambe proprio il giorno dell’inizio degli attacchi israelo-americani. Un dettaglio che potrebbe spiegare il silenzio e alimentare le speculazioni sullo stato reale del comando, in un momento in cui l’Iran gioca tutte le sue carte su più scacchieri.