Lo Stretto di Hormuz, il Golfo e l’Ucraina: la partita di Meloni in Parlamento

Il governo rinuncia all’ipotesi di due testi separati e porta in Aula un documento compatto su Medio Oriente, Ucraina e agenda europea, che include impegni di difesa verso i partner del Golfo e la tutela delle vie marittime strategiche, senza citare Trump né Netanyahu.

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni (foto governo.it)

Nessuna concessione alla forma. La scelta di presentare un documento unitario — anziché i due testi separati che le opposizioni avevano auspicato — è la prima mossa politica di una giornata parlamentare che si preannuncia densa. Oggi Giorgia Meloni riferisce alle Camere su un fascio di crisi aperte: l’Iran, l’Ucraina, il Consiglio europeo del 19 e 20 marzo. La risoluzione di maggioranza che la sosterrà tiene tutto insieme, e proprio per questo rende più complicata qualsiasi convergenza trasversale.

Tre dossier in un testo solo

L’ipotesi di due risoluzioni distinte era circolata nelle ore precedenti come segnale di apertura. Ne aveva accennato anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Alla fine la maggioranza ha optato per l’unità del documento: una scelta che, secondo ambienti dell’opposizione, serve anzitutto a “far deflagrare le distanze nel campo largo”. Il testo impegna il governo su più fronti. Sul Medio Oriente, l’obiettivo dichiarato è “lavorare con i principali partner europei, internazionali e regionali alla creazione delle condizioni necessarie per un ritorno della diplomazia”. Una formula che non nomina né Trump né Netanyahu — assenza che le opposizioni contestano come deliberata.

Golfo, Hormuz e assistenza alla difesa

Il passaggio più operativo riguarda i Paesi del Golfo bersagliati da Teheran. La risoluzione impegna il governo a sostenerli, anche con “forme aggiuntive di assistenza in materia di difesa, protezione delle infrastrutture critiche e supporto logistico”, qualora gli attacchi iraniani dovessero proseguire. Il riferimento esplicito è alla videoconferenza del 9 marzo tra i vertici europei e i leader mediorientali. Parallelamente, la questione della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz è stata oggetto di colloqui diretti con il premier britannico Keir Starmer e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Downing Street ha confermato: i tre leader hanno concordato sulla “vitale importanza” della rotta e sulla necessità di “collaborare strettamente nei prossimi giorni” per fronteggiare le minacce di Teheran.

Le missioni Aspides e Atalanta al centro

Sul piano della sicurezza marittima, la risoluzione richiama esplicitamente le operazioni Aspides e Atalanta, definite “essenziali per la protezione delle rotte marittime critiche e per la prevenzione di interruzioni nelle catene di approvvigionamento vitali per l’Italia e per l’Unione europea”. Il governo si impegna inoltre a promuovere, in raccordo con Bruxelles, “un eventuale adattamento e rafforzamento di tali missioni, qualora la situazione sul terreno lo richiedesse”. È la parte del documento più coerente con la linea già tenuta da Roma nelle sedi atlantiche ed europee: difesa delle rotte come interesse nazionale e comunitario insieme.

Energia: impegni senza provvedimenti

Più sfumata la partita sui prezzi. La risoluzione include l’impegno ad “adottare misure volte a mitigare l’impatto economico della crisi, con particolare riguardo ai prezzi dell’energia e al sostegno alle imprese esportatrici”. Ma il Consiglio dei ministri convocato nel pomeriggio non ha approvato alcun provvedimento in materia. Gli impegni restano sulla carta. Sul meccanismo ETS, Meloni aveva già sollevato la questione nella videochiamata con i leader europei, chiedendo “una sospensione temporanea” del sistema di scambio delle quote di emissione. L’interlocuzione con Bruxelles è aperta. I risultati, al momento, no.