Macedonia spaccata dopo il voto, testa a testa destra-sinistra. Da due anni Paese nel caos

Macedonia spaccata dopo il voto, testa a testa destra-sinistra. Da due anni Paese nel caos
12 dicembre 2016

Dopo due anni di crisi politica la Macedonia confidava nelle elezioni di domenica per ridare slancio alla crescita, alle riforme e al cammino europeo. Ma con lo spoglio praticamente completato è chiaro che il Paese è diviso. I due principali partiti, la destra dell’ex premier Nikola Gruevski (foto, dx) e i Socialdemocratici di Zoran Zaev (foto sx), hanno rivendicato la vittoria e restano testa a testa nel conteggio dei voti, con appena 20mila preferenze di differenza, scrive l’agenzia Mina. Il VMRO-DPMNE ha al momento il 37,9% contro il 36% del Sdsm e i sostenitori dei due schieramenti sono scesi ieri in strada per festeggiare. “Il regime è caduto. Il mondo intero dovrebbe capire che abbiamo scritto la storia oggi”, ha dichiarato Zaev davanti al palazzo del governo a Skopje. Gruevski, dal canto suo, ha dichiarato la vittoria del suo partito: “VMRO-DPMNE è il vincitore delle elezioni. Oggi ha vinto il VMRO-DPMNE, ma anche la Macedonia ha vinto”. Indipendemente dal partito a cui verrà dato l’incarico per formare il governo, servirà un partner per la coalizione, da ricercare nei gruppi che rappresentano l’etnia albanese, un terzo della popolazione macedone.

Cruciale sarà anche il futuro di Gruevski. L’ex premier, che secondo alcuni potrebbe farsi da parte dopo le elezioni, ha promesso di ridurre la disoccupazione (attualmente al 24%) aumentare le pensioni, gli investimenti stranieri e di creare 160mila nuovi posti di lavoro. Gruevski, inoltre, ha accusato il suo rivale Zaev di voler fare esplodere la Macedonia con le promesse di concessioni ai cittadini di etnia albanese, che rappresentano un quarto della popolazione. Lo scontro, quindi, dopo due anni di crisi politica, resta tra Gruevski, che incarna il vecchio potere, e Zaev, che pubblicando le intercettazioni di massa, ha scatenato il caos politico. Dato da non sottovalutare l’altissima affluenza, intorno al 73%, sette punti percentuali in più rispetto alle precedenti elezioni politiche del 2014.

Il caos in Macedonia è scoppiato dopo le accuse di brogli delle precedenti elezioni e dopo le rivelazioni delle intercettazioni a tappeto di migliaia di oppositori, giornalisti, anche esponenti religiosi. I Socialdemocratici avevano puntato il dito contro la destra nazionalista al potere (VMRO-DPMNE). Le intercettazioni hanno anche confermato una problema di corruzione endemica e l’amnistia dei sospettati ha fatto scattare proteste e manifestazioni la scorsa primavera. La Rivoluzione dei colori però si è presto sgonfiata. La Macedonia è uno dei Paesi più poveri d’Europa, con la disoccupazione al 25% e un tasso di crescita del 3,%5 nel 2015, che la Banca mondiale ha giudicato comunque insufficiente per sperare che il livello di vita possa convergere entro 20 anni con quello dei nuovi Paesi membri dell’Ue. Nel 2016, la crescita del Pil è rallentata, a +2,2% e il Fondo Monetario Internazionale è preoccupato dal debito pubblico macedone.

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