Vannacci all’assalto del centrodestra: accusa Meloni, sconfessa la Lega e rilancia una destra identitaria

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci

Roberto Vannacci sceglie il salotto televisivo di Otto e mezzo per definire con chiarezza la traiettoria politica del suo nuovo movimento, Futuro Nazionale, che verrà presentato ufficialmente all’assemblea costituente del fine settimana. Le sue parole, pronunciate con il tono di chi vuole marcare una distanza netta dal resto del centrodestra, compongono un manifesto politico che punta a ridefinire gli equilibri della destra italiana. “Al momento un accordo non è all’ordine del giorno”, afferma, spiegando che il partito è ancora in fase di nascita e che le alleanze saranno valutate solo a ridosso delle elezioni. È un messaggio che suona come un avvertimento: Futuro Nazionale non intende essere un satellite di nessuno.

Il rapporto con Giorgia Meloni è uno dei passaggi più significativi dell’intervista. Vannacci riconosce di condividere con la presidente del Consiglio “tante idee”, ma la critica è severa: molte delle promesse iniziali, sostiene, non sono state realizzate. Il riferimento è alle tre riforme simbolo del governo – autonomia differenziata, premierato e giustizia – che secondo lui non sono state “messe a terra”. La sua è una contestazione che va oltre la tecnica legislativa e investe l’identità stessa della coalizione.

La distanza da Meloni e l’attacco alla destra di governo

Vannacci accusa alcuni alleati di Meloni di votare in Europa come il Partito Democratico, soprattutto sul green deal, e definisce l’attuale destra “una destra che ha perso la trebisonda”. È qui che introduce la sua immagine più evocativa: “Vannacci è il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta”. Una metafora che rivela l’ambizione di proporsi come correttore di rotta, più che come semplice alternativa.

Il capitolo dedicato alla Lega è ancora più duro. Vannacci non risparmia Matteo Salvini, accusandolo apertamente di averlo “usato” per raccogliere consenso: “Non ho usato Salvini, lui ha usato me per prendere 500mila voti”. Rivendica di aver portato alla Lega un bacino elettorale che oggi, sostiene, si sarebbe trasferito nel suo nuovo partito, che in tre mesi avrebbe già raggiunto centomila iscritti. Ma la critica più pesante riguarda la coerenza politica: la Lega, afferma, sarebbe sovranista “a giorni alterni”, soprattutto sul tema delle armi all’Ucraina, dove vota in modo opposto tra Italia ed Europa.

Gli emendamenti alla legge elettorale come terreno di battaglia

Accanto alle critiche, il leader di Futuro Nazionale porta in trasmissione anche proposte concrete. Il suo partito ha presentato sette emendamenti alla riforma della legge elettorale, firmati dai deputati Pozzolo, Ziello, Ravetto e Sasso. La reintroduzione delle preferenze è il punto più simbolico: la scheda, secondo la proposta, dovrebbe contenere tre righe per indicare i candidati. Un altro emendamento, rivendicato da Laura Ravetto, punta a ridurre le quote rosa, fissando un tetto del 65% per ciascun genere. Vannacci difende questa scelta con una frase destinata a far discutere: “Le donne valgono per quello che sono, non per il sesso che hanno”.

Tra le altre proposte figurano la possibilità di sottoscrivere digitalmente le liste e l’obbligo di presentare i candidati in ordine alfabetico, senza posizioni bloccate o numeri assegnati dai partiti. È un pacchetto che mira a ridurre il controllo delle segreterie e a restituire centralità agli elettori, in un momento in cui il tema della rappresentanza interna ai partiti è tornato al centro del dibattito.

La dottrina della “remigrazione” e la linea dura sull’immigrazione

Il tema dell’immigrazione è quello su cui Vannacci adotta i toni più radicali. Sostiene che “la maggior parte” degli stranieri presenti in Italia non abbia diritto di restare e propone una strategia che definisce di “remigrazione”. La ricetta prevede la costruzione di molti più CPR, l’utilizzo degli accordi bilaterali per i rimpatri e, quando questi mancano, il trasferimento in Paesi terzi considerati sicuri. È qui che arriva la frase più controversa dell’intervista: alla domanda se si tratti di deportazione, risponde che “se con ‘deportazione’ intendiamo movimentazione coatta al di là della loro volontà, certo”.

Secondo Vannacci, gli immigrati “pagano pochissime tasse e non contribuiscono allo stato sociale”, perché molti sarebbero clandestini e quindi non occupabili. Una visione che colloca Futuro Nazionale su una linea più dura di quella attualmente espressa dal governo e che punta a intercettare un elettorato sensibile ai temi della sicurezza e dell’identità nazionale.

Infrastrutture, tasse e la visione di una società coesa

Sul fronte economico e infrastrutturale, Vannacci sostiene la necessità di realizzare il Ponte sullo Stretto senza ulteriori rinvii: “Giudichiamo chi ha sbagliato, ma intanto facciamo il ponte”. Le tasse, afferma, sono “un esempio pratico di solidarietà sociale”, ma avverte che l’immigrazione “illimitata” rischia di minare la coesione del Paese. Pur evocando questo scenario, esclude la necessità di una patrimoniale, definendo la distanza tra la situazione attuale e tale misura come “un mare di mezzo”.

Non mancano passaggi più personali, che Vannacci affronta con un tono sorprendentemente diretto. Si definisce “un marito devoto e fedele”, racconta di essersi sposato tardi e di aver “scoperto la famiglia”. Alla domanda su come reagirebbe se una figlia gli rivelasse di essere omosessuale, risponde che sarebbe “libera di amare chi vuole”, ma aggiunge che “non avrà una famiglia, che è un’altra cosa”. Una distinzione che riflette una visione tradizionale della famiglia e che si inserisce coerentemente nel quadro valoriale delineato nel resto dell’intervista.

La “sporca dozzina” e l’identità anti-establishment

La definizione più provocatoria riguarda però la composizione del suo partito: “I miei sono i rifiuti degli altri… voglio la sporca dozzina”. È una frase che sintetizza la volontà di costruire un’identità anti-establishment, fatta di outsider e di figure che non trovano spazio nei partiti tradizionali. Vannacci la presenta come una scelta, non come una condizione subita: un modo per rivendicare autenticità contro il professionismo politico.

Le sue parole, in sostanza, sono un vero e proprio manifesto politico che punta a intercettare il malcontento verso il centrodestra di governo, proponendo una destra più identitaria, più muscolare e più conflittuale. Futuro Nazionale si presenta come un soggetto autonomo, deciso a non farsi inglobare e a costruire una propria narrazione, fondata sulla coerenza, sulla durezza in materia di immigrazione e sulla critica alle riforme mancate. Resta da capire se questa rotta riuscirà a trovare spazio nell’attuale panorama politico, ma una cosa è certa: Vannacci ha scelto di entrare nel dibattito pubblico senza alcuna intenzione di passare inosservato.