Orrore nel Perugino, 51enne morto in casa da giorni aggredito da tre pitbull affamati

pitbull cani

Un appartamento in località Rigali, frazione di Gualdo Tadino. Domenica pomeriggio, 15 febbraio. I carabinieri forzano la porta. Dentro c’è un uomo di cinquantun anni, morto da giorni. Tre pitbull affamati gli si aggirano intorno. Il corpo presenta segni evidenti di morsi. Nessuno si era accorto di nulla fino a quando i parenti, dopo giorni di tentativi andati a vuoto, hanno lanciato l’allarme.

È una di quelle storie che la cronaca giudiziaria registra con fredda precisione ma che sollevano interrogativi che vanno oltre il perimetro del fatto. Come è possibile che un uomo scompaia dalla circolazione per giorni senza che nessuno se ne accorga? I vicini confermano: non si vedeva da tempo, l’abitazione sembrava deserta. Eppure nessuno ha bussato, nessuno ha chiesto. Solo quando i parenti, geograficamente lontani, hanno insistito abbastanza da coinvolgere le forze dell’ordine, la verità è emersa.

Il ritrovamento e la ricostruzione dei fatti

Quando i militari sono entrati nell’appartamento, la scena si è rivelata in tutta la sua crudezza. L’uomo giaceva senza vita. I tre cani che condividevano con lui lo spazio domestico, rimasti senza cibo per un periodo prolungato, avevano fatto ciò che l’istinto di sopravvivenza impone. Sul cadavere, i segni inequivocabili dei morsi. Una violazione postuma che aggiunge orrore al dramma, che trasforma una morte probabilmente naturale in uno scenario da incubo.

La prima ispezione del medico legale non ha evidenziato ferite riconducibili ad aggressioni di terzi. L’ipotesi più probabile è quella di un malore improvviso, un cedimento che non ha lasciato il tempo di chiedere aiuto. La morte è arrivata in silenzio, in una casa dove nessuno poteva udire. Poi il tempo ha fatto il resto. I cani hanno atteso, hanno avuto fame, hanno alla fine seguito l’istinto primordiale.

L’autopsia dovrà stabilire data e dinamica

La magistratura ha disposto l’esame autoptico, che sarà condotto all’ospedale di Perugia dove è stata trasferita la salma. Due i quesiti principali: confermare la data precisa del decesso e stabilire con certezza che i morsi siano successivi alla morte. Quest’ultimo elemento, apparentemente superfluo sul piano giuridico – non esistono al momento ipotesi di reato – riveste importanza sotto il profilo della ricostruzione fattuale. Serve a chiudere definitivamente ogni dubbio, a fissare la sequenza degli eventi in modo incontrovertibile.

I tre pitbull sono stati affidati al canile veterinario della Azienda sanitaria locale. Animali che non hanno colpa, vittime anch’essi di una situazione che sfugge alle categorie del comportamento addestrabile. La fame non conosce la pietà filiale, neppure quella che lega un cane al padrone. È dato biologico, non giudizio morale.

Resta il nodo irrisolto della solitudine urbana, problema sociale che attraversa le generazioni e le geografie. Un cinquantunenne che vive solo con tre cani in una frazione di paese. Parenti definiti “lontani”, contatti sporadici, nessuna rete di prossimità che si accorga dell’assenza prima che sia troppo tardi. I vicini notano il silenzio solo quando questo si prolunga oltre misura. Nessuno bussa prima, nessuno chiede. La privacy diventa recinto invalicabile, anche quando dall’altra parte c’è la vita o la morte.