Olimpiadi blindate dal ministero dei Trasporti, Salvini precetta il trasporto aereo

I sindacati confederali e autonomi spostano la protesta dal 16 febbraio al 26, dopo l’ordinanza del ministro che invoca garanzie durante i Giochi seguiti da due miliardi di telespettatori in tutto il mondo.

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Il governo ha tentato fino all’ultimo di scongiurare la paralisi del trasporto aereo nelle date più delicate dell’inverno italiano: il 16 febbraio e il 7 marzo, giornate che avrebbero coinciso con il pieno svolgimento delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. L’ipotesi di uno sciopero nazionale durante un evento seguito da oltre due miliardi di telespettatori ha spinto l’esecutivo a giocare la carta della precettazione. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ha firmato un’ordinanza che ha imposto il rinvio della protesta, annunciata da mesi dalle principali sigle sindacali del settore. Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp hanno quindi spostato la mobilitazione al 26 febbraio, sempre per ventiquattro ore, dichiarando di ottemperare all’atto ministeriale ma senza rinunciare alle ragioni della vertenza.

La giornata si era aperta con un tavolo al ministero di Porta Pia che non ha prodotto alcun risultato. I rappresentanti sindacali hanno ribadito la necessità di rinnovare contratti scaduti da oltre un anno, sia a livello nazionale sia aziendale. Le compagnie interessate – tra cui Ita Airways, EasyJet, Vueling e l’ente Enav – non hanno formulato alcuna proposta sufficiente a indurre le organizzazioni dei lavoratori a ritirare la protesta. Al termine dell’incontro, il coordinatore nazionale della Filt Cgil, Fabrizio Cuscito, ha espresso rammarico per l’atteggiamento delle controparti aziendali e ha invitato il ministro a rivolgere “la stessa forza e gli stessi muscoli” contro chi non rispetta le scadenze contrattuali, piuttosto che contro chi proclama lo sciopero per difendere diritti legittimi.

La strategia della precettazione

Salvini non era presente al tavolo, ma ha seguito gli sviluppi dalla sede del dicastero. Non appena è emersa la conferma degli scioperi, il vicepremier ha disposto la precettazione, strumento previsto dalla legge in caso di eventi che possano ledere interessi nazionali rilevanti. La giustificazione è stata chiara: evitare che l’Italia offra al mondo l’immagine di un Paese paralizzato proprio mentre ospita una manifestazione sportiva di portata globale. Salvini ha ricordato che la Commissione di garanzia sugli scioperi aveva già sollecitato un rinvio e che la legge consente al ministro di intervenire per tutelare il diritto alla mobilità e la reputazione internazionale del Paese. Ha inoltre assicurato ai sindacati che, subito dopo la conclusione delle Paralimpiadi, convocherà un tavolo sul rinnovo dei contratti e sul Piano nazionale degli aeroporti.

La replica del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, non si è fatta attendere. In serata ha accusato il ministro di ricorrere sistematicamente alla precettazione ogni volta che si profila una mobilitazione. “Non c’è sciopero che non tenti di precettare”, ha dichiarato, sottolineando che lo sciopero era stato proclamato a dicembre e che il governo aveva avuto tutto il tempo per affrontare le questioni sollevate dai lavoratori. Secondo Landini, la precettazione è una scelta politica che sottrae ai lavoratori uno strumento di tutela fondamentale, senza costringere le aziende ad assumersi responsabilità negoziali.

Le ragioni della protesta

I sindacati hanno spiegato che la mobilitazione nasce da una situazione contrattuale insostenibile. I contratti nazionali di categoria e numerosi accordi aziendali sono scaduti da oltre venti mesi. Le compagnie aeree e l’ente di controllo del traffico aereo non hanno ancora presentato proposte accettabili per il rinnovo. Marco Verzari, segretario generale della Uiltrasporti, ha dichiarato che i lavoratori non possono essere considerati irresponsabili per aver deciso di scioperare dopo un’attesa così prolungata. “Vogliamo dimostrare responsabilità verso le lavoratrici e i lavoratori che aspettano un legittimo rinnovo del contratto da troppo tempo”, ha affermato, ribaltando l’accusa di scarsa sensibilità nei confronti degli utenti.

La rivendicazione riguarda sia gli aspetti retributivi sia le condizioni di lavoro, un tema particolarmente sentito in un comparto sottoposto a carichi di lavoro elevati e a turni spesso disagevoli. Le sigle hanno sottolineato che il governo, anziché esercitare pressioni sulle controparti datoriali, ha preferito agire contro i lavoratori, utilizzando uno strumento che limita il diritto costituzionale allo sciopero. La precettazione, secondo i sindacati, rappresenta un uso improprio del potere esecutivo e un segnale preoccupante per le future vertenze di categoria.

Il rinvio e le prospettive future

Dopo l’emanazione dell’ordinanza ministeriale, i sindacati hanno annunciato ufficialmente lo spostamento della protesta al 26 febbraio. La decisione è stata comunicata con un tono che non nasconde amarezza: “In ottemperanza all’ordinanza di oggi del Ministero dei trasporti”, recita la nota congiunta di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo, Anpac e Anp. Il termine “ottemperanza” tradisce la volontà di non cedere sul piano delle rivendicazioni,pur accettando formalmente la disposizione governativa. Il sindacato di base Cub trasporti aveva annunciato la possibilità di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale, ma ha poi aderito al rinvio, allineandosi alla data indicata dalla Commissione di garanzia.

Il 26 febbraio si profila come una giornata di tensione. Le Olimpiadi saranno ancora in corso, anche se non nella fase più calda. Il governo ha promesso un tavolo negoziale subito dopo le Paralimpiadi, ma i sindacati non hanno nascosto lo scetticismo. Cuscito ha ribadito che le aziende non hanno dimostrato alcuna volontà di giungere a un accordo e che la sola disponibilità al dialogo da parte del ministero non basta se non si traduce in pressioni concrete sulle controparti. Il rischio è che la tregua imposta dalla precettazione si trasformi in una pausa forzata, destinata a sfociare in nuove mobilitazioni se le richieste dei lavoratori non troveranno risposta.