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Lettura: Torino, madre strangola la figlia tredicenne e si toglie la vita. Una lite tra le ipotesi
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Cronaca

Torino, madre strangola la figlia tredicenne e si toglie la vita. Una lite tra le ipotesi

Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2026 22:46
Redazione
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Via Domodossola, quartiere Parella, Torino. Sono le undici di mattina quando una ragazza di diciannove anni entra nell’appartamento dove vive con la madre e la sorella e trova i due corpi: la bambina di tredici anni sul pavimento della camera da letto, la madre accanto al letto. Il 118 non riesce a fare nulla per la ragazzina. Gli investigatori della squadra mobile ricostruiscono subito la dinamica: la donna, trentanove anni, separata da pochi mesi, avrebbe strangolato la figlia minore con un laccio o una corda, poi si sarebbe uccisa.

I tentativi di soccorso e le prime ore

Il 118 di Azienda Zero è arrivato nell’appartamento con la ragazzina ancora incosciente sul pavimento. I sanitari hanno tentato le manovre di rianimazione a lungo e in ogni modo possibile. La bambina è morta poco dopo. La sorella maggiore, in stato di shock, è stata accompagnata all’ospedale Maria Vittoria, dove è stata ricoverata. Sarà la sua testimonianza, non appena le condizioni lo consentiranno, a fornire agli inquirenti il primo tassello utile alla ricostruzione.

Con i sanitari sono arrivati gli agenti delle volanti, poi la squadra mobile e la polizia scientifica. Il medico legale è intervenuto sul posto nelle prime ore. Gli investigatori hanno avviato i rilievi e raccolto le prime dichiarazioni tra i vicini di casa e alcuni parenti. La dinamica è apparsa subito chiara nella sua essenzialità: la donna avrebbe prima ucciso la figlia, poi si sarebbe tolta la vita con le stesse modalità – un laccio o una corda. Il pm Roberto Furlan, della procura di Torino, coordina il fascicolo aperto per omicidio-suicidio.

La separazione e l’isolamento emotivo

La trentanovenne si era separata dal marito da pochi mesi. L’uomo si trova attualmente in Romania. Viveva sola con le due figlie nell’appartamento di via Domodossola. I vicini di condominio, ascoltati dalla polizia, la descrivono come una donna gentile ma progressivamente chiusa in sé stessa dopo la fine del matrimonio. “Non sentivamo liti, mai sentite urla”, hanno riferito alcuni residenti, “vedevamo che non si era ancora ripresa dalla separazione, era sempre triste”. In più di un’occasione le avevano rivolto parole di incoraggiamento. Nessuno aveva percepito segnali di pericolo imminente.

Il movente resta da accertare. La prima ipotesi degli inquirenti è che l’omicidio possa essere maturato nel corso di una lite, ma la sequenza degli eventi andrà verificata con precisione attraverso i rilievi medico-legali e le testimonianze. La perizia sarà determinante per stabilire l’orario del decesso di entrambe le vittime e confermare la successione dei due gesti. Gli investigatori verificheranno anche se la donna avesse avuto contatti in passato con servizi di supporto psicologico o strutture socio-sanitarie, e se fossero stati segnalati alle autorità episodi di difficoltà familiare.

Il palazzo e il quartiere

Il condominio di quattro piani si trova in via Domodossola, nel quartiere Parella, zona residenziale della periferia ovest di Torino. Mattoni rossi sulla facciata, balconi in muratura, serrande verdi. Sotto, le saracinesche dei negozi erano abbassate nella mattinata di festa, con molti residenti fuori città. Il quartiere non è lontano dal parco della Pellerina, uno dei principali spazi verdi del capoluogo piemontese, attraversato dalla Dora Riparia. Una zona tranquilla, dove ci si conosce.

Nella tarda mattinata la strada, solitamente silenziosa, si è riempita di investigatori e giornalisti. I vicini si sono affacciati increduli. Nessuno, stando alle dichiarazioni raccolte, aveva colto nella donna segnali che andassero oltre una sofferenza sentimentale visibile ma contenuta. Il dolore era evidente. La sua traduzione in violenza, no.

Le indagini e i prossimi passi

La squadra mobile proseguirà gli accertamenti per ricostruire la sequenza degli eventi e stabilire con precisione le circostanze che hanno preceduto la tragedia. Oltre alla testimonianza della figlia maggiore – al momento ancora ricoverata – gli investigatori analizzeranno i dispositivi elettronici della donna e le comunicazioni nelle ore e nei giorni precedenti. La procura di Torino valuterà se disporre l’autopsia su entrambi i corpi.

Il caso di via Domodossola si inserisce in un quadro di fenomeno che le statistiche nazionali fotografano con regolarità: quello degli omicidi in ambito familiare commessi da un genitore in condizione di fragilità psicologica, spesso in concomitanza con una crisi di coppia o una separazione. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, una quota significativa degli omicidi familiari censiti ogni anno in Italia vede coinvolte figure genitoriali in stato di isolamento emotivo o depressione non trattata. La rete di supporto territoriale esiste, ma i casi in cui il deterioramento non intercetta i servizi disponibili rimangono numerosi.

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