Trump insulta Meloni: “Mi implorava”, “Sono allibita”. Mattarella le telefona: l’Italia non incassa
Donald Trump e Giorgia Meloni
In meno di quarantotto ore il racconto della ritrovata intesa al G7 di Evian si è dissolto. Donald Trump, in una telefonata notturna con il corrispondente di La7 dalla Casa Bianca Daniele Compatangelo, ha detto che Giorgia Meloni “lo ha implorato per una foto” al summit sul Lago Lemano.
La risposta della premier è arrivata con un video registrato a margine del Consiglio europeo di Bruxelles: “Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita”. Antonio Tajani ha annullato la visita a Miami prevista per il 21 e 22 giugno. La crisi ha fatto il giro delle testate internazionali.
Il vertice di Evian e la narrativa infranta
Il G7 di Evian, concluso meno di due giorni prima dello scoppio dell’incidente, era stato presentato come un successo diplomatico raro. Per la prima volta dall’inizio del secondo mandato Trump, i sette leader avevano adottato una dichiarazione congiunta — fatto che il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva definito “un vero successo”.
Meloni, tornata a Roma, aveva descritto il rapporto col presidente americano come “immutato”: nessun bilaterale formale, soltanto una conversazione sui divani dell’hotel ripresa dallo staff della premier, ma abbastanza, secondo lei, per escludere recriminazioni. “Certo, c’è anche la battuta”, aveva precisato in conferenza stampa, “ma i temi che abbiamo trattato con Trump sono temi del vertice, e quindi seri”. La narrativa reggeva. Per meno di quarantotto ore.
Io e l’Italia non imploriamo mai. pic.twitter.com/sTpKlqWB67
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) June 19, 2026
“Mi faceva pena”: le parole del tycoon
La telefonata di Trump con Compatangelo è avvenuta alle 19 di giovedì, notte fonda in Italia. Secondo il corrispondente, è stato il presidente americano ad aprire spontaneamente l’argomento Meloni. Le parole sono state dirette: “She begged me for a picture! She wanted a picture with me so badly. I would haven’t done it, but I felt sorry for her!”.
In un’intervista separata rilasciata a Nbc News, uscita poco dopo, Trump ha aggiunto che Meloni “era una sua grande fan”, ma che non la vuole più “perché non era presente insieme al gruppo della Nato quando si è discusso dello Stretto” di Hormuz. Il passaggio sull’Hormuz è politicamente rilevante: segnala che la frattura non è soltanto personale, ma si inserisce nel contenzioso più ampio sulla risposta occidentale al conflitto iraniano, dove la posizione italiana si è rivelata meno allineata a Washington di quanto il tycoon si aspettasse.
La risposta di Palazzo Chigi e le cancellazioni
Meloni era a Bruxelles per la seconda giornata del Consiglio europeo, impegnata sul dossier del quadro finanziario pluriennale, quando le parole di Trump hanno raggiunto i suoi collaboratori. La reazione è stata immediata. Un video registrato a margine dei lavori e pubblicato sui canali social della premier: “Dichiarazioni totalmente inventate. Sono allibita, non so perché il presidente Usa si comporti così con gli alleati. Dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’occidente, con i nemici degli Usa, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Io e l’Italia non imploriamo mai”.
Quasi in contemporanea, Tajani ha annullato la partecipazione all’Italy-U.S. Business, Investment, Science and Innovation Forum 2026 di Miami, dove avrebbe incontrato il segretario di Stato Marco Rubio. Il governo si è schierato compatto: lo stesso Tajani ha definito “gravi e offensive” le affermazioni di Trump “nei confronti di Meloni e di tutta l’Italia”.
Solidarietà a geometria variabile tra i partner europei
Nel palazzo Justus Lipsius, la crisi ha avuto effetti immediati sulla geometria delle relazioni tra i leader. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni per esprimere solidarietà. Pedro Sanchez, premier spagnolo, si è espresso sia privatamente che in conferenza stampa: “È un attacco che non è né politico né personale, non saprei come qualificarlo”.
Emmanuel Macron si è limitato a dirsi “sorpreso” e ha annunciato che ne parlerà con la collega italiana nel vertice intergovernativo bilaterale previsto per il 25 giugno ad Antibes. Da Merz nessuna dichiarazione pubblica — lo stesso Merz che quarantotto ore prima aveva celebrato il G7 come una svolta nell’era Trump. La discrepanza non è passata inosservata.
La risonanza internazionale e il caso Washington Post
L’incidente ha trovato spazio immediato sulle principali testate americane e internazionali, a segnalare che la vicenda ha superato i confini della cronaca politica italiana. La Cnn ha pubblicato una breaking news sull’annullamento della missione Tajani.
L’Associated Press ha dedicato alla notizia un articolo in apertura di homepage, citando la reazione del governo italiano e le dichiarazioni del ministro degli Esteri. Il Washington Post ha titolato: “Trump ha affermato che la premier italiana lo ha ‘implorato’ per una foto. Lei nega”, con un occhiello che inquadrava la vicenda nel deterioramento del rapporto tra i due: Meloni era stata descritta come la “consigliera di Trump in Europa”, ma la guerra in Iran avrebbe trasformato quella vicinanza “in un problema per lei”.
Il Guardian e Le Monde hanno seguito con titoli analoghi. La lettura prevalente nei media anglosassoni è quella di un’ulteriore frattura tra Washington e gli alleati europei, maturata pochi giorni dopo segnali di riavvicinamento considerati già fragili.
Le partite rimaste in secondo piano
La crisi diplomatica ha oscurato le altre due partite che Meloni portava al Consiglio europeo. La prima: la battaglia sul bilancio pluriennale Ue, dove l’Italia si schiera con i paesi della coesione contro i tagli proposti dai cosiddetti frugali. Il nodo è rinviato a ottobre, quando è attesa una nuova proposta della presidenza irlandese. La seconda: l’iniziativa sull’immigrazione promossa insieme alla premier danese Mette Frederiksen, concretizzatasi in una lettera firmata da diciannove paesi europei che chiede all’Ue di incoraggiare accordi con i paesi terzi sui rimpatri, compresa l’ipotesi di “centri di rimpatrio congiunti”.
La Germania si è sfilata dalla lettera per tensioni interne alla coalizione Merz, pur partecipando alla riunione preparatoria. L’ipotesi è stata respinta in serata da Macron: “Non sono sicuro che questa sia la nostra Europa, che ciò corrisponda ai principi fondamentali su cui è stata costruita. Inoltre, non credo sia efficace”. Meloni ha lasciato Justus Lipsius a tarda sera senza rilasciare dichiarazioni.
