Europa chiede sanzioni Fiat a Italia

Europa chiede sanzioni Fiat a Italia
17 maggio 2018

La Commissione europea ha inviato una lettera di messa in mora complementare all’Italia riguardo alla vicenda della presenza di un dispositivo che Bruxelles considera come un “defeat device” (un software truccato, simile a quelli impiegati dalla Volkswagen nell’ambito della vicenda Dieselgate) in alcuni modelli di auto omologati nel Paese (Fiat 500X-Euro 6 diesel). Nel maggio 2017 la Commissione aveva avviato una procedura di infrazione, con la prima messa in mora nei confronti dell’Italia, per il mancato adempimento degli obblighi derivanti dalla normativa Ue in materia di omologazione dei veicoli da parte di Fiat Chrysler Automobiles. Nel frattempo, l’Italia ha adottato misure correttive ordinando al gruppo Fiat Chrysler Automobiles di effettuare un richiamo obbligatorio dei veicoli circolanti nell’Unione europea che montano il dispositivo incriminato, per rimuoverlo e sostituirlo. Oggi la Commissione richiede informazioni supplementari sulle concrete misure correttive adottate e sulle sanzioni applicate.

Le autorità italiane hanno sempre sostenuto che i dispositivi montati dalla Fiat non erano “defeat device” disegnati per manipolare il rilevamento delle emissioni, come nel caso della Volkswagen, ma servivano a preservare il buon funzionamento del motore durante la marcia, attivandosi (con la sospensione del meccanismo che filtra le emissioni) 22 minuti dopo la messa in moto. La Commissione, tuttavia, non appare convinta di questa giustificazione e accusa l’Italia di non aver preso alcuna sanzione nei confronti del costruttore. “La legislazione dell’Ue in materia di omologazione dei veicoli – ricorda oggi una nota dell’Esecutivo comunitario – impone agli Stati membri di predisporre sanzioni effettive, proporzionate e dissuasive per scoraggiare i fabbricanti di automobili dal violare la legge. Laddove si verifichi una tale violazione, ad esempio tramite il ricorso ad impianti di manipolazione per ridurre l’efficacia dei sistemi di controllo delle emissioni, occorre mettere in atto misure correttive, quali i richiami, e applicare sanzioni (articoli 30 e 46 della direttiva 2007/46 e l’articolo 13 del regolamento n. 715/2007)”. L’Italia ha ora due mesi di tempo per replicare alle argomentazioni addotte dalla Commissione; in caso contrario, la Commissione potrà decidere di inviare un “parere motivato”, ultima tappa della procedura d’infrazione prima del deferimentto in Corte Ue di Giustizia.

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