Ponte sullo Stretto, appalti e favori per condizionare i controlli contabili. Ciucci: “Società totalmente estranea”

I militari dell’Arma sequestrano materiale informatico tra il Lazio e la Calabria dopo la scoperta di presunti accordi illeciti mirati a pilotare il parere del Cipess sull’infrastruttura marittima.

corte conti

La Procura della Repubblica di Roma ha avviato una vasta indagine che coinvolge un ex magistrato contabile, un avvocato e un imprenditore, accusati a vario titolo di aver tentato di alterare le decisioni della Corte dei Conti in merito alla realizzazione del collegamento stabile tra Calabria e Sicilia.

L’inchiesta, condotta sul campo dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale, ipotizza reati gravi che spaziano dalla corruzione per l’esercizio della funzione alla rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio.

Al centro degli accertamenti giudiziari vi sono le attività poste in essere per indirizzare l’esito del controllo di legittimità sulla delibera numero 41 del 2025 del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, atto fondamentale per l’approvazione del progetto definitivo dell’opera. Le perquisizioni, estese dalle abitazioni private agli uffici professionali, hanno interessato le province di Roma, Reggio Calabria e Frosinone, portando al sequestro di supporti informatici e documenti cartacei.

I tre indagati d’eccellenza

I decreti di perquisizione notificati dai militari del Ros identificano tre figure di rilievo nel panorama istituzionale e manageriale. Si tratta di Tommaso Miele, settantenne, già presidente aggiunto della Corte dei Conti e in quiescenza dal febbraio del 2026, di Giacomo Francesco Saccomanno, legale settantunenne della provincia di Reggio Calabria e già membro del consiglio di amministrazione della società “Stretto di Messina S.p.A”, e di Vincenzo Virgiglio, imprenditore di sessantacinque anni residente nella capitale e responsabile delle relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”.

Secondo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati romani, l’avvocato e l’imprenditore avrebbero avvicinato l’allora magistrato in carica per ottenere un orientamento favorevole della sezione di controllo, tutelando così gli interessi specifici della società concessionaria dell’opera pubblica.

Le promesse di nomine

L’accordo illecito ipotizzato dagli inquirenti si basava su uno scambio di utilità future e favori immediati. Saccomanno e Virgiglio avrebbero promesso a Miele il proprio appoggio politico e relazionale per garantirgli la nomina a cariche di vertice in enti di diritto pubblico o grandi società partecipate dello Stato, tra cui la presidenza dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, una volta concluso il suo mandato in magistratura.

Tra le utilità contestate dalla Procura rientrano anche l’organizzazione e la partecipazione a eventi di prestigio promossi dall’associazione culturale calabrese, utilizzati come sponda per sostenere le aspirazioni professionali del magistrato. In cambio di tali impegni, il giudice contabile avrebbe messo a disposizione la propria funzione istituzionale per superare i rilievi critici sull’infrastruttura.

Il segreto d’ufficio violato

Le risultanze investigative descrivono una costante attività di monitoraggio e di informazione parallela gestita dall’alto magistrato. Miele avrebbe fornito ai suoi interlocutori aggiornamenti regolari e dettagliati sullo sviluppo della procedura all’interno della Corte dei Conti, svelando gli orientamenti riservati dei colleghi di collegio e l’andamento delle discussioni segrete in seno alla Camera di Consiglio in adunanza plenaria.

L’ex presidente aggiunto si sarebbe inoltre attivato per analizzare una precedente decisione sfavorevole del 29 ottobre 2025, impegnandosi a redigere una memoria tecnica difensiva nell’interesse esclusivo della “Stretto di Messina S.p.A”, da consegnare direttamente ai consulenti commerciali dell’azienda. I due intermediari avrebbero poi tentato di approcciare altri magistrati contabili.

Ciucci: “Società totalmente estranea”

In relazione all’indagine della Procura di Roma per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, l’amministratore delegato della Stretto di Messina, Pietro Ciucci, dice: “Abbiamo accolto con sorpresa le notizie riportate dai media sulle indagini per le quali la Società è totalmente estranea. Confermiamo la massima la disponibilità a collaborare con le Autorità inquirenti e prenderemo tutte le misure necessarie a tutela degli interessi aziendali e del progetto”.

La società, aggiunge Ciucci, “prosegue nel suo impegno di realizzare il ponte sullo Stretto con massima trasparenza per adempiere alla missione affidatale dal Parlamento e dal Governo conformandosi a tutti i rilievi espressi dalla Corte dei conti nelle sue delibere così come dettagliatamente definito dal DL ‘Commissari’ dell’11 marzo 2026”.