Migranti, espulsioni accelerate e divieto di transito: la stretta di Meloni scatena opposizioni e ong

Il provvedimento varato ieri autorizza respingimenti verso Paesi terzi in caso di minaccia terroristica o pressione eccezionale, scatenando polemiche su prerogative parlamentari nei Centri di permanenza e tutele dei naufraghi nel Mediterraneo

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Il governo Meloni chiude la partita sui migranti e mette sinistra e organizzazioni non governative davanti a un bivio scomodo. Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri un disegno di legge che introduce la facoltà di impedire l’attraversamento delle acque territoriali italiane e di condurre i migranti verso Paesi terzi in presenza di minacce gravi all’ordine pubblico, rischi terroristici o pressione migratoria eccezionale. Una mossa che Giorgia Meloni rivendica come l’adempimento di un impegno preciso assunto con gli elettori e che sfida apertamente le opposizioni a dimostrare la propria coerenza. “Vediamo quante delle forze politiche che vengono in televisione a dire che il governo non fa abbastanza per la sicurezza saranno disposte anche a darci una mano per garantire quella sicurezza”, ha dichiarato la presidente del Consiglio. La norma si inserisce nel quadro europeo definito dal nuovo Patto su migrazione e asilo, alla cui elaborazione l’Italia ha contribuito. Ma proprio questa compatibilità con Bruxelles non placa le proteste di chi denuncia un arretramento sui diritti fondamentali.

Il Viminale chiarisce, Magi attacca: battaglia sulle prerogative parlamentari

La bagarre si accende anche sul fronte interno. Dopo le critiche del centrosinistra, fonti del Viminale hanno precisato che il disegno di legge non limita le prerogative parlamentari relative all’accesso ai Centri di permanenza per il rimpatrio. La norma, spiegano dal ministero, intende semplicemente regolamentare la presenza degli accompagnatori dei singoli deputati e senatori all’interno di queste strutture, lasciando intatta la facoltà dei membri del Parlamento di esercitare i propri diritti di ispezione senza autorizzazione. Una precisazione che non convince Riccardo Magi, segretario di +Europa, il quale aveva sollevato il caso per primo. “La norma, così com’è scritta, riguarda chiaramente i parlamentari e non solo i loro collaboratori”, ha replicato Magi. “L’unico modo che hanno per uscirne è riscrivere quella parte del disegno di legge che rappresenta una vergogna e un attentato alle prerogative dei parlamentari”. La polemica si trascina dunque verso l’esame parlamentare, dove il testo dovrà fare i conti con emendamenti e mozioni.

Otto Ong sul piede di guerra: “Aumenteranno le morti in mare”

Le organizzazioni non governative impegnate nel soccorso civile non usano mezzi termini. Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch e SOS Humanity-SOS Mediterranee hanno diffuso una nota congiunta in cui denunciano l’ennesima stretta dopo la legge Piantedosi e il decreto Flussi. “Un insieme di misure che non mirano a governare i flussi di persone in movimento, ma a colpire e bloccare le navi umanitarie, con il risultato di aumentare il numero di chi perde la vita in mare”, scrivono le Ong. Secondo le organizzazioni, il disegno di legge rischia di fare dell’Italia il primo Paese a recepire il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, segnando un grave arretramento nelle tutele dei diritti fondamentali. Un grido d’allarme che però si scontra con la linea del governo, deciso a procedere senza tentennamenti.

Tajani respinge le accuse: “Combattiamo i trafficanti, non i diritti”

Il vicepremier Antonio Tajani, ministro degli Esteri, difende il provvedimento con argomenti netti. “È indispensabile combattere le organizzazioni criminali che organizzano il traffico di esseri umani e mandano alla morte centinaia di persone soltanto per fare soldi”, ha dichiarato. Tajani respinge le accuse delle Ong e invita a non diffondere informazioni non veritiere: “Nessuno rischia di morire in mare. Non bisogna raccontare cose non vere, perché lo spirito di questa nuova normativa, che dovrà essere approvata dal Parlamento, è in perfetta sintonia con le nuove norme europee”. La partita si sposta dunque alle Camere, dove il governo punta a ottenere un’approvazione rapida. E dove le opposizioni dovranno scegliere se continuare a criticare o assumersi la responsabilità di un voto contrario su un tema che divide l’opinione pubblica. Lo scacco matto è servito.