Legge elettorale, la maggioranza accelera: premio di maggioranza al 42% e stop ai ballottaggi. Opposizioni sulle barricate
La maggioranza procede senza rallentamenti. Il 3 giugno la commissione Affari Costituzionali della Camera dedicherà la seduta a nuove audizioni; il 4, il testo Bignami bis sarà adottato come base di lavoro; il 26 giugno il provvedimento approderà in assemblea. Il calendario è blindato dalla conferenza dei capigruppo.
Le opposizioni protestano, chiedono al presidente della Camera Lorenzo Fontana di fermare l’iter, parlano di “forzatura grave”. La risposta di Fratelli d’Italia è affidata a Giovanni Donzelli: il nuovo testo, spiega, tiene conto delle osservazioni emerse in audizione, ma l’opposizione “non si è voluta sedere al tavolo”, e dunque le critiche sul mancato rispetto delle minoranze parlamentari appaiono, a suo dire, infondate.
Le novità del testo bis
Il contenuto del Bignami bis era in larga parte prevedibile. La soglia per ottenere il premio di maggioranza sale dal 40 al 42 per cento. I ballottaggi vengono soppressi. Viene introdotto un meccanismo di coordinamento tra Camera e Senato: il premio scatta solo in assenza di risultati difformi tra i due rami del Parlamento; in caso contrario si applica il proporzionale puro.
Scende anche il tetto massimo di seggi assegnabili a chi si aggiudica il premio: da 230 a 220 alla Camera, da 114 a 113 al Senato. Donzelli precisa che, con queste modifiche, “sarà matematicamente impossibile raggiungere il 60 per cento per la maggioranza a camere riunite”. Il testo non è presentato come inemendabile, ma i relatori avvertono che emendamenti in grado di stravolgere l’impianto – a cominciare dalla soppressione del premio stesso – non potranno essere accettati.
Voto all’estero e obbligo di indicare il premier
Due novità minori, ma destinate a suscitare dibattito. La prima riguarda le modalità di voto per gli italiani residenti all’estero: il testo introduce misure sul processo di stampa e l’uso di codici QR, con l’obiettivo dichiarato, nelle parole del relatore Angelo Rossi di Fratelli d’Italia, di “scongiurare frodi elettorali”.
La seconda è più politicamente rilevante: sarà sancita l’inammissibilità delle liste che non abbiano indicato esplicitamente il nome del candidato alla presidenza del Consiglio. L’obbligo rafforza la logica della competizione diretta tra leader, avvicinando il modello italiano a quello dei sistemi con elezione semi-diretta dell’esecutivo.
Liste bloccate: il nodo irrisolto
Il punto più controverso resta quello delle preferenze. Il doppio listino bloccato – di partito per la quota proporzionale, di coalizione per il premio – sopravvive nel testo base senza modifiche. Nessun accordo è stato trovato tra le forze di maggioranza. Sia Fratelli d’Italia sia Noi Moderati hanno annunciato l’intenzione di presentare in aula emendamenti per l’introduzione del voto di preferenza.
La loro sorte appare segnata: il voto segreto rende imprevedibile l’esito, ma le probabilità di approvazione sono basse. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ricorda di aver già proposto in passato un emendamento analogo sul Rosatellum, bocciato allora da Pd, M5S e dagli stessi alleati di centrodestra: “Se chiede a me, non posso che riproporre quello che ho fatto a suo tempo”.
L’opposizione respinge l’intera operazione. Simona Bonafè del Pd definisce “del tutto ridicola” la ricostruzione secondo cui il nuovo testo raccoglierebbe le istanze delle minoranze, e attacca: “Non è pensabile che la maggioranza costruisca una legge elettorale cucita sulle proprie esigenze, per paura di perdere le elezioni”. Filiberto Zaratti di Alleanza Verdi Sinistra va oltre e avanza un’ipotesi politica: la fretta nasconde la preparazione di elezioni anticipate.
Donzelli smentisce: parla di “scadenza naturale della legislatura” nell’autunno del 2027 e giustifica l’accelerazione con la necessità di dotare il paese di uno strumento che consenta la formazione di un governo “in tempi rapidi”, evitando l’impasse del 2018, quando al primo governo Conte occorsero più di tre mesi.
