Terremoto in Spagna: Sánchez sfiduciato dal Senato mentre è in visita dal Papa. Polizia perquisisce il Psoe
Pedro Sanchez
Una giornata nera, scandita da tre immagini consecutive: il Senato che approva una mozione di sfiducia politica contro il governo, la Guardia Civil che perquisisce la sede centrale del Psoe a Madrid e Pedro Sánchez ricevuto in Vaticano da Leone XIV mentre il suo partito finisce al centro di una nuova pressione giudiziaria. Nel giro di poche ore, il premier spagnolo si è ritrovato stretto tra l’offensiva parlamentare delle opposizioni, le indagini sui presunti finanziamenti illeciti e il peso simbolico di una crisi che supera ormai i confini della Spagna.
La mozione è passata con il sostegno del Partito Popolare, di Vox e dell’Unione del Popolo Navarro. Centoquarantasei i voti favorevoli, novantotto i contrari provenienti da Psoe, Erc, Eh Bildu e Compromís, tredici le astensioni dei gruppi nazionalisti e territoriali. Pur senza effetti immediatamente vincolanti sull’esecutivo, il voto rappresenta un segnale politico rilevante per la tenuta della maggioranza.
Le verifiche sugli uffici
Secondo le informazioni emerse nelle ore successive, gli agenti dell’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil hanno acquisito documentazione negli uffici del partito e in altre proprietà riconducibili all’organizzazione socialista. L’inchiesta riguarderebbe presunti flussi finanziari irregolari e possibili anomalie contabili ancora coperte dal segreto istruttorio.
Il Partito Popolare ha collegato direttamente la crisi politica all’incriminazione dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero. Durante il dibattito parlamentare, la senatrice Pepa Pardo ha attaccato duramente il socialismo spagnolo, definendo Zapatero “il faro morale della sinistra” e accusandolo di aver tratto vantaggio dalla crisi venezuelana. Nello stesso intervento ha ironizzato sulla presenza di Sánchez in Vaticano, sostenendo che il premier si fosse recato dal Papa per “chiedere l’indulgenza plenaria o l’asilo politico”.
Anche il senatore popolare Inigo Fernández ha alzato il livello dello scontro, rivolgendosi ai rappresentanti di Junts e accusando i socialisti di prendere in giro gli indipendentisti catalani. Secondo Fernández, Sánchez sarebbe riuscito a mantenere il potere senza concedere a Carles Puigdemont l’amnistia promessa nei negoziati politici.
La risposta del premier
Dal canto suo Sánchez ha scelto una linea di continuità istituzionale. Ha confermato piena collaborazione con la magistratura, insistendo sulla necessità di rispettare il lavoro degli inquirenti e la presunzione di innocenza. Il premier ha inoltre ribadito pubblicamente il proprio sostegno a Zapatero.
“Ho avuto modo di leggere l’atto d’accusa”, ha dichiarato dall’ambasciata spagnola in Italia, spiegando di non ravvisare elementi sufficienti per modificare la propria posizione politica nei confronti dell’ex capo del governo socialista.
Nel corso della visita in Vaticano, Sánchez ha poi sottolineato i punti di convergenza con Leone XIV sui temi della pace, della povertà e della salute globale. Ha anche richiamato le parole del Pontefice sull’intelligenza artificiale, sostenendo che “nessuna tecnologia è neutrale”.
La scelta di mantenere il sostegno politico a Zapatero mentre il partito affronta una nuova pressione giudiziaria mira a evitare fratture interne nel socialismo spagnolo. Ma l’effetto pubblico appare più complesso, soprattutto in una fase in cui l’opposizione tenta di trasformare le indagini in un caso politico permanente.
L’effetto sulla sinistra europea
La vicenda supera ormai i confini spagnoli. In Italia, Sánchez è stato a lungo indicato come riferimento per la sinistra riformista europea, capace di combinare crescita economica, agenda sociale e stabilità di governo. Le immagini della sede socialista perquisita dalla Guardia Civil introducono però un elemento di discontinuità rispetto a quella narrazione.
Il rappresentante di Junts, Eduard Pujol, pur criticando i casi che coinvolgono il Psoe, ha preso le distanze dall’impostazione del Partito Popolare, accusato di utilizzare gli scandali per delegittimare l’intera azione del governo. Una posizione che conferma quanto gli equilibri parlamentari restino ancora fluidi nonostante la pressione crescente sull’esecutivo.
Resta ora da capire se le indagini produrranno conseguenze giudiziarie dirette per i vertici del partito o se il caso resterà confinato sul terreno dello scontro politico. Per il momento, il danno più evidente riguarda il piano simbolico: la distanza tra l’immagine internazionale costruita da Sánchez e la vulnerabilità interna mostrata dalle ultime ore.
