Giustizia, dalla “paramafiosità” al mea culpa: come il richiamo del Colle ha cambiato il tono del dibattito
La presenza del Capo dello Stato a Palazzo Bachelet, annunciata solo poche ore prima, coglie di sorpresa maggioranza e opposizioni e segnala la preoccupazione del Quirinale per la deriva dello scontro tra poteri dello Stato.
Esiste un gesto che vale più di un discorso. Sergio Mattarella lo ha compiuto ieri mattina, presentandosi senza preavviso ai lavori ordinari del Consiglio superiore della magistratura. Non era mai accaduto in undici anni di presidenza. Il fatto stesso che il Capo dello Stato abbia sentito il bisogno di varcare quella soglia dice tutto sullo stato dei rapporti tra le istituzioni della Repubblica.
La decisione è stata comunicata solo poche ore prima. Nessuna coreografia, nessun discorso preparato con cura diplomatica. Solo la necessità, ha detto lui stesso, di “rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole”. Nelle aule di Palazzo Bachelet, dove siedono i rappresentanti dell’organo di autogoverno della magistratura, le parole del Presidente hanno risuonato con il peso specifico di chi non usa il proprio ruolo a sproposito.
Il contesto è quello di una campagna referendaria sulla separazione delle carriere che ha progressivamente smarrito i confini tra il confronto politico legittimo e la delegittimazione sistematica delle istituzioni. Da settimane il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva moltiplicato gli attacchi: al Csm, all’Associazione nazionale magistrati, fino all’iniziativa — definita dalle opposizioni “liste di proscrizione” — di richiedere i nomi dei finanziatori della campagna per il No. La premier Giorgia Meloni aveva alimentato il fuoco con un video pubblicato la sera precedente, nel quale accusava i magistrati “politicizzati” di frapporsi all’azione del governo.
Il Quirinale rompe il silenzio
Il Capo dello Stato era rimasto fino a quel momento volutamente appartato. La riforma della giustizia è materia delicata, il referendum uno strumento di democrazia diretta che impone cautela istituzionale. Ma la soglia della tolleranza era stata superata. “Più che nella funzione di presidente di questo Consiglio — ha chiarito Mattarella — avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica.”
La puntualizzazione sull’eccezionalità del gesto non è stata casuale. “Non si è mai verificata in undici anni”, ha precisato il Presidente, quasi a misurare davanti a tutti il peso specifico di ciò che stava compiendo. Le istituzioni, ha aggiunto, “non sono esenti da difetti” e dunque si possono criticare. Ciò che non è ammissibile è la deriva verso la delegittimazione: una distinzione sottile in teoria, dirimente in pratica.
La politica si riallinea, almeno a parole
L’effetto è stato immediato. Nordio — che aveva definito il Csm “paramafioso” — ha assicurato di apprezzare e condividere “totalmente” l’esortazione presidenziale, impegnandosi a mantenere “la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa”. Una virata a centottanta gradi compiuta in poche ore, senza che nessuno fingesse di non accorgersene.
Dall’opposizione sono arrivati apprezzamenti convinti. Giuseppe Conte ha parlato di “intervento di alto valore simbolico”, riconoscendo che le polemiche avevano “superato il livello di guardia”. Elly Schlein ha invitato tutti ad ascoltare quelle parole e a farne tesoro “nell’interesse del Paese”. Anche la maggioranza ha scelto il registro dell’encomio: da Maurizio Lupi a Giorgio Mulè, i toni sono stati unanimemente deferenti.
Persino Fratelli d’Italia, attraverso il capogruppo Galeazzo Bignami, ha ricondotto la propria riforma alla logica del “bene degli italiani” e del “rispetto reciproco” — gli stessi concetti evocati dal Quirinale.
Resta da vedere se il richiamo sopravviverà all’apertura dei seggi. Le campagne referendarie hanno logiche proprie, spesso refrattarie agli appelli istituzionali. Ma il gesto di Mattarella ha fissato una soglia. Chi la varcherà di nuovo, d’ora in poi, lo farà sapendo di scegliere deliberatamente lo scontro con il Capo dello Stato.
