Ciclone Harry, primo bilancio a un mese dalla frana di Niscemi: ecco dove sono finiti i 681 milioni stanziati

A distanza di quattro settimane dal duplice evento catastrofico, gli uffici regionali rendicontano gli stanziamenti erogati, le moratorie concesse e i cantieri aperti lungo le coste della Sicilia

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Trentuno giorni dopo il ciclone Harry e la frana di Niscemi (Caltanissetta), la Presidenza della Regione Siciliana presenta un primo, circostanziato bilancio delle misure adottate. La fotografia è quella di una macchina amministrativa messa sotto pressione, capace di reagire con velocità insolita ma ancora alle prese con l’ampiezza del danno. Dietro i numeri — 681 milioni di euro complessivi tra fondi europei e risorse regionali — c’è la geografia di una crisi che ha colpito simultaneamente famiglie, imprese e infrastrutture lungo l’intera dorsale dell’isola.

La dichiarazione dello stato di emergenza regionale è giunta nell’immediato, seguita in tempi rapidi dal riconoscimento nazionale. È stata costituita una cabina di regia per il coordinamento delle attività; la dotazione finanziaria complessiva si articola in 588 milioni provenienti dalla programmazione dei fondi europei — il Fondo europeo di sviluppo regionale e il Fondo sociale europeo, ciclo 2021-2027 — e in 93 milioni a carico del bilancio regionale. La struttura è in piedi. Resta da capire con quale efficacia si tradurrà in interventi concreti sul territorio.

Niscemi: sussidi alle famiglie e controllo del versante

Il caso più acuto è quello di Niscemi, il comune nisseno investito dalla frana. Qui la risposta amministrativa ha assunto caratteri di gestione straordinaria. Il sindaco è stato nominato soggetto attuatore di tutti gli interventi a favore dei residenti; nel palazzo municipale è attiva una sede distaccata dell’ufficio del commissario, destinata a fornire assistenza diretta ai cittadini, anche per l’accesso ai contributi.

I sussidi per l’autonoma sistemazione — le cosiddette Cas — sono in erogazione: si tratta di importi compresi tra 400 e 900 euro, con una media effettiva di 800 euro per pratica. A oggi ne sono stati liquidati 252 su circa 440 richieste pervenute. Il plafond stanziato per la prima fase ammonta a 2,5 milioni di euro; una seconda tranche di pari entità è già prevista. La Protezione civile ha accreditato al Comune un milione di euro per le spese emergenziali immediate. Sedici alloggi dell’Istituto autonomo per le case popolari di Caltanissetta sono stati resi disponibili per chi ha perso la casa.

Sul fronte tecnico, 2 milioni di euro sono stati destinati a una prima campagna di indagine e monitoraggio della frana; altri 3,5 milioni serviranno alla fase successiva, di analisi più approfondita. Alla sorveglianza concreta dei varchi della zona rossa provvedono congiuntamente i volontari della Protezione civile e la Questura. L’assessorato alla Salute ha disposto l’esenzione totale dai ticket sanitari per un anno a beneficio di tutti i residenti dell’area interdetta: una misura di accompagnamento che riconosce, almeno in parte, il peso psicologico e materiale della permanenza in una zona sotto sequestro cautelare.

Le imprese: fondi a fondo perduto e moratorie sui mutui

Il sistema produttivo colpito — dalle piccole imprese commerciali agli stabilimenti balneari, dalla pesca all’acquacoltura — è l’altro fronte aperto. Il governo Schifani ha pubblicato due avvisi pubblici gestiti dall’Irfis, l’istituto finanziario regionale, con contributi a fondo perduto fino a 20.000 euro per impresa, cumulabili con altri aiuti o finanziamenti nazionali. I moduli predisposti sono già compatibili con le richieste di sostegno a livello centrale. La scadenza per la presentazione delle domande è fissata al 28 febbraio; il plafond iniziale è di 23 milioni a valere su fondi regionali.

Irfis ha parallelamente approvato una moratoria sui mutui per i propri clienti danneggiati dagli eventi, con possibilità di presentare domanda fino al 10 marzo. Per i gestori degli stabilimenti balneari, l’assessorato del Territorio e dell’Ambiente ha sospeso il pagamento dei canoni delle concessioni demaniali marittime e ha introdotto procedure semplificate per la ricostruzione delle strutture danneggiate. Una sottocommissione ad hoc della Commissione tecnica specialistica è stata istituita per accelerare il rilascio delle autorizzazioni. Il comparto della pesca e dell’acquacoltura, tra i più esposti alle conseguenze delle mareggiate, beneficia di 3 milioni stanziati dall’assessorato all’Agricoltura per i ristori diretti agli operatori.

Porti e strade: la mappa dei cantieri aperti

È sul versante infrastrutturale che si misura più chiaramente la portata fisica del disastro. Gli uffici del Genio civile, coordinati dal dirigente generale del dipartimento Tecnico — nominato da Schifani referente unico di tutti i soggetti attuatori — gestiscono procedure in somma urgenza per il ripristino o la messa in sicurezza di porti e viabilità. L’importo complessivo degli interventi inseriti nel piano trasmesso al commissario delegato ammonta a 18,3 milioni di euro, interamente finanziati con risorse regionali.

La parte maggiore, 10,8 milioni, riguarda gli scali marittimi. Sono già avviati, affidati o in procinto di partire i lavori nei porti di Lampedusa, Stazzo e Pozzillo nel territorio di Acireale, Catania-Ognina, Riposto e Stromboli. In fase di affidamento si trovano invece gli interventi a Portopalo di Capo Passero, Ustica, Levanzo, Marsala, Santa Tecla, Santa Maria La Scala, Capo Mulini, San Giovanni Li Cuti, porto Rossi a Catania e Santa Marina di Salina. Sono quattordici scali, grandi e piccoli, disseminati lungo le coste di sei province: un dato che restituisce la dimensione geografica delle mareggiate.

I restanti 6,8 milioni riguardano la viabilità ordinaria, i sottoservizi e la messa in sicurezza delle aree danneggiate. Sono in esecuzione lavori a Linosa e sui lungomare di Furci, Letojanni, Nizza di Sicilia, Sant’Alessio e Santa Teresa di Riva. Sono in fase di affidamento gli interventi su una regia trazzera nel territorio di Niscemi e su alcune arterie stradali nei comuni palermitani di Alia e Altofonte. A questi si sommano i lavori gestiti direttamente dai Comuni, già inclusi nel primo piano di intervento, e ulteriori opere in somma urgenza per 19,3 milioni, per i quali è in corso la richiesta di copertura alla Protezione civile nazionale. La macchina è in moto. Ma la distanza tra le somme stanziate e i cantieri conclusi resta, per ora, tutta da colmare.