Sergio Mattarella difende Papa Leone XIV, pur senza citarne apertamente i detrattori, e trasforma il caso politico-diplomatico in una riflessione più ampia sul potere. Dal Quirinale arriva un doppio messaggio: sostegno al Pontefice e monito ai leader internazionali sui rischi dell’autoreferenzialità.
Il riferimento al messaggio papale
Il capo dello Stato sceglie un registro indiretto ma inequivocabile. Rivolgendosi agli studenti di giornalismo, invita a leggere il testo inviato dal Papa all’Accademia di Scienze Sociali della Santa Sede. “È un bel messaggio sul potere, mette in guardia dal pericolo dell’autoesaltazione”.
Parole misurate, che diventano però più nette nella valutazione complessiva: “uno splendido messaggio”, capace di evidenziare “il debito di riconoscenza” che il mondo dovrebbe nutrire nei confronti del Pontefice, soprattutto in una fase internazionale segnata da tensioni diffuse.
Le tensioni con Washington
Il contesto è quello dello scontro verbale maturato nelle ore precedenti. Già il giorno prima Mattarella aveva lodato l’azione del Papa, in partenza per un viaggio in Africa, sottolineando la portata del suo messaggio di pace.
A stretto giro erano arrivate le critiche del presidente statunitense Donald Trump, che aveva definito Prevost “debole e pessimo nella politica estera”. Una linea ribadita anche il giorno successivo, con riferimento alla posizione del Pontefice sulla guerra in Iran.
Dichiarazioni che hanno provocato una reazione compatta della politica italiana. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha preso le distanze, definendo “inaccettabili” gli attacchi rivolti al capo della Chiesa cattolica.
Il potere e i suoi antidoti
Nel suo intervento, Mattarella amplia il perimetro della riflessione. Il tema diventa strutturale: la gestione del potere e le sue derive. Ricorda una domanda ricevuta anni prima da uno studente: come resistere alle tentazioni del potere. La risposta resta attuale. “Il potere può inebriare e far perdere l’equilibrio”.
Due gli antidoti indicati. Il primo è istituzionale: l’equilibrio tra i poteri, la distribuzione delle funzioni tra gli organi costituzionali. Il secondo è individuale: “una alta capacità di autoironia”.
Un monito ai potenti della terra
Il passaggio più politico arriva nella conclusione del ragionamento. Senza mai personalizzare lo scontro, il presidente formula un auspicio che suona come un richiamo diretto ai leader globali.
“Se i cosiddetti potenti della terra ne facessero un po’ di uso, anche in piccole dosi, il mondo ne avrebbe grande giovamento”. Un invito alla misura che si inserisce nel quadro di una fase internazionale segnata da conflitti e polarizzazione.
L’incontro con gli studenti si chiude poi con un richiamo al ruolo dell’informazione. In un contesto dominato dalla tecnologia, i giornalisti restano “testimoni di verità”, chiamati a distinguere “il vero dal verosimile o dal falso”.
Un compito che assume una dimensione pubblica. “La qualità dell’informazione interroga gli editori”, osserva Mattarella, ricordando che non si tratta di un prodotto qualsiasi ma di un “bene pubblico”. La conclusione è netta: ogni violazione delle regole che garantiscono pluralismo e correttezza “è un danno alla società”.