La mossa a sorpresa di Von der Leyen: applichiamo accordo Mercosur in via provvisoria. L’asse Roma-Berlino plaude, gelo di Parigi

La presidenza dell’esecutivo comunitario ha deciso di procedere d’ufficio dopo che il Parlamento di Strasburgo aveva congelato l’iter legislativo in attesa di un complesso parere giuridico.

Mercosur

La Commissione Europea ha forzato la mano sul dossier Mercosur, annunciando l’applicazione provvisoria di un accordo che coinvolge 720 milioni di consumatori. La mossa di Ursula von der Leyen punta a capitalizzare un “vantaggio strategico” ritenuto deperibile, nonostante il parere sospensivo del Parlamento Europeo e la netta contrarietà della Francia. Mentre l’asse Roma-Berlino plaude alla riduzione dei dazi, Parigi denuncia lo strappo istituzionale, aprendo una faglia diplomatica nel cuore dell’Unione.

Il primato del mercato globale

La logica della Commissione è cristallina: in un sistema internazionale dominato da orizzonti temporali ridotti e concorrenza aggressiva, l’Europa non può permettersi il lusso dell’attesa. Von der Leyen ha chiarito che l’intesa con il blocco sudamericano — già ratificata da Uruguay e Argentina, con Brasile e Paraguay in dirittura d’arrivo — rappresenta un’opportunità irripetibile per le piccole e medie imprese del Vecchio Continente. L’abbattimento di miliardi di euro in oneri doganali è il perno su cui ruota questa accelerazione, definita “provvisoria per natura” ma operativa nei fatti. La difesa degli interessi commerciali prevale, dunque, sulle lungaggini procedurali, con l’obiettivo di consolidare una posizione di vantaggio prima che altri attori globali occupino gli spazi lasciati vacanti nel mercato latinoamericano.

La frattura delle diplomazie europee

L’accoglienza del provvedimento riflette le diverse vocazioni economiche dei partner europei. L’Italia, per bocca del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha promosso con vigore la scelta di Bruxelles, leggendovi un volano fondamentale per la crescita dell’export nazionale. Sulla stessa linea la Germania, che attraverso Johann Wadephul saluta il momento come “l’ora dell’Europa”. Di segno opposto la reazione di Emmanuel Macron. Il presidente francese ha parlato apertamente di una “brutta sorpresa”, contestando il metodo seguito da Berlaymont. Per Parigi, la decisione di procedere senza il preventivo avallo parlamentare è un vulnus politico che ignora le preoccupazioni sui termini dell’intesa, trasformando una questione tecnica in uno scontro di potere tra le istituzioni comunitarie.

Il nodo giuridico di Strasburgo

Al centro della contesa resta il ruolo del Parlamento Europeo e della Corte di Giustizia dell’UE. Il 21 gennaio scorso, la plenaria di Strasburgo aveva approvato una risoluzione per inviare il testo dell’accordo ai giudici di Lussemburgo, chiedendo una verifica di compatibilità con i Trattati. Un passaggio che avrebbe potuto congelare il dossier per un periodo stimato tra i 18 e i 24 mesi. La Commissione, tuttavia, ha scelto di bypassare questo stallo temporale attivando l’applicazione interinale. Sebbene von der Leyen assicuri che il processo resterà trasparente e che il coinvolgimento finale del Parlamento sarà garantito, il fatto compiuto sposta l’equilibrio della trattativa, mettendo le istituzioni di fronte a una realtà economica già avviata che sarà difficile smantellare in sede di ratifica definitiva.