“Ancora troppe eccezioni”: Laura Mattarella e gli 80 anni del voto alle donne
L’avvocata e figlia del Presidente della Repubblica, in una intervista in esclusivi al Tg3, ricorda una conquista storica e fotografa le disuguaglianze che resistono: dai gap salariali alla maternità come ostacolo.
Laura Mattarella
Ottant’anni fa le donne italiane ottennero il diritto di voto e di essere elette. Una data che Laura Mattarella, avvocata, in una intervista esclusivi al Tg3 Rai, definisce senza esitazione come “un momento fondamentale di accrescimento dell’intera società italiana”. Non un punto di partenza improvvisato, ma la conclusione di un percorso lungo e faticoso: il riconoscimento del ruolo che le donne avevano già conquistato nei fatti. “Le donne avevano sostenuto interamente il paese nel corso delle due guerre mondiali” ricorda Mattarella, “non soltanto sotto il profilo sociale ma anche sotto quello economico, sostenendo l’agricoltura, le fabbriche, le famiglie, curando i malati che rientravano dal fronte”. Il voto del 1945 — non a caso coinciso con il ritorno alla democrazia — fu quindi il sigillo istituzionale su una presenza che già strutturava il tessuto del paese.
Parità sulla carta, disuguaglianza nei fatti
Ottant’anni dopo, il bilancio è duplice. “Sulla carta abbiamo una parità piena” ammette Mattarella, “però poi nei fatti dobbiamo ancora fare tanta strada”. Il differenziale salariale tra uomini e donne rimane uno degli esempi più lampanti. Ma c’è anche un problema di visibilità e normalizzazione: le donne ai vertici vengono ancora percepite come eccezioni. “Abbiamo grandi titoli sui giornali o telegiornali per la prima donna Presidente della Corte Costituzionale, per la prima donna Presidente della Corte di Cassazione, per la prima donna Presidente del Consiglio” osserva. “Ed è giusto celebrarle, però vengono viste ancora come eccezioni”. Finché la presenza femminile ai vertici sarà notizia in quanto tale, il cammino verso la parità reale non sarà compiuto.
L’intoppo: i ruoli non sono ancora riequilibrati
Dove si annida la resistenza al cambiamento? Mattarella individua il nodo con chiarezza: “I ruoli devono essere assolutamente riequilibrati. Non può esserci un modello maschile sul lavoro e un modello femminile dentro casa”. È una struttura culturale prima ancora che normativa, e finché non verrà smontata, l’esclusione di metà della forza intellettuale e produttiva del paese peserà su tutti. “Fino a che tutte le donne non riusciranno a emergere, l’intera società italiana risulterà impoverita”.
La maternità: ancora un prezzo da pagare
Mattarella parla anche per esperienza personale. Avvocata per tutta la vita, ha scelto di sospendere la propria attività professionale quando suo padre è stato eletto Presidente della Repubblica. Ma conosce bene le difficoltà quotidiane: “Ho lavorato per una vita, quindi conosco molto bene le difficoltà che una donna, con bambini piccoli in particolare, affronta quotidianamente quando deve lavorare”. La maternità rimane uno dei principali ostacoli al pieno inserimento lavorativo femminile. “È stato difficile, difficile contemperare, difficile trovare un equilibrio” dice. E non è una condizione isolata: “Tranne pochissime eccezioni, non conosco nessuna donna, nessuna amica che non mi abbia detto di aver pagato la maternità sul piano lavorativo”.
Un anniversario che guarda avanti
L’anniversario del voto femminile non è dunque solo una commemorazione. È un invito a misurare la distanza tra il riconoscimento formale dei diritti e la loro sostanza quotidiana. Ottant’anni fa le donne italiane ottennero la voce politica. Ancora oggi, in troppi luoghi e in troppi ambiti, quella voce fatica a essere ascoltata con la stessa autorità.
