Strage di Capodanno a Crans-Montana: anche il sindaco Féraud finisce nel registro degli indagati

Quarantuno vittime e centoquindici feriti nell’incendio del bar Le Constellation: le autorità elvetiche contestano al primo cittadino negligenza e messa in pericolo della vita altrui, mentre la cooperazione giudiziaria tra Svizzera e Italia resta in bilico.

Nicolas Féraud

Nicolas Féraud

Il sindaco di Crans-Montana, Nicolas Féraud, è stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sull’incendio del bar Le Constellation, il rogo che nella notte di Capodanno ha provocato la morte di quarantuno persone e il ferimento di altre centoquindici. Con lui, altre quattro figure legate all’amministrazione comunale della nota stazione sciistica vallese.

Le accuse contestate a Féraud sono gravi: lesioni personali per negligenza, messa in pericolo della vita altrui con dolo diretto, incendio per negligenza e una serie di violazioni degli obblighi imposti dalla legge sui Comuni, in particolare dalla normativa cantonale sulla protezione contro gli incendi e gli eventi naturali.

Il sindaco risponde come i proprietari del locale

Féraud condivide l’imputazione con i coniugi Jacques e Jessica Moretti, proprietari del discobar teatro della tragedia, con Christophe Balet, responsabile della sicurezza pubblica del Comune, e con il suo predecessore Ken Jacquemoud. È la prima volta che un primo cittadino elvetico viene coinvolto direttamente in un’inchiesta penale di questa portata per un disastro avvenuto in un locale privato sul proprio territorio.

Gli altri quattro nuovi indagati ricoprono o hanno ricoperto ruoli nell’apparato amministrativo locale. Kévin Barras, consigliere di giunta con delega alla sicurezza e oggi deputato supplente nel Parlamento vallese, è tra i nomi più politicamente rilevanti. Gli altri tre — Pierre Albéric Clivaz, Rudy Tissières e Baptiste Cotter — avevano o mantengono competenze sui controlli tra i Comuni di Crans e Chermignon, il secondo poi annesso al primo. Il quadro che emerge è quello di una catena di responsabilità diffuse, estesa lungo diversi mandati amministrativi.

La Francia blocca il sequestro dei beni dei Moretti

Sul fronte internazionale, un primo ostacolo significativo è arrivato dalla Francia. Il tribunale giudiziario di Grasse ha respinto la rogatoria internazionale presentata il 14 gennaio dalla procura generale del Canton Vallese, con cui si chiedeva il sequestro di beni riconducibili ai coniugi Moretti: un appartamento a Cannes, l’abitazione di famiglia a Sari-Solenzara in Corsica, alcuni conti bancari e una polizza assicurativa sulla vita.

Il tribunale ha motivato il rifiuto richiamando un principio di diritto procedurale: “Le domande di rogatoria internazionale riguardanti beni che non hanno un legame diretto o indiretto con il reato non sono, in ogni caso, possibili in Francia su richiesta di autorità straniere esterne all’Unione Europea, in assenza di una convenzione internazionale che lo preveda specificamente, e devono essere respinte”. La Svizzera, non essendo membro dell’Unione Europea, si trova in una posizione di svantaggio strutturale nel richiedere assistenza giudiziaria a Parigi per reati di questo tipo.

Roma e Sion verso il primo incontro operativo

La cooperazione tra la procura di Roma e quella del Canton Vallese, invece, muove i primi passi concreti. Tra il 23 e il 27 marzo è programmata la prima missione dei magistrati romani a Sion, dove potranno consultare il fascicolo dell’indagine elvetica. L’incontro è frutto dell’accordo di “cooperazione rafforzata” siglato il 19 febbraio a Berna tra il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi e la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud.

L’autorità giudiziaria vallese ha già acconsentito a mettere a disposizione dei colleghi italiani il materiale probatorio raccolto finora. I pm di Roma potranno esaminare gli atti e selezionare quelli ritenuti utili per la successiva trasmissione formale. All’incontro parteciperanno anche le polizie giudiziarie dei due Paesi.

A Roma, il fascicolo procede ancora contro ignoti, con ipotesi di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. La partita sulle responsabilità penali dei cittadini italiani vittime dell’incendio si giocherà in larga parte sulla qualità del materiale probatorio che Berna renderà disponibile.

La squadra investigativa comune resta un nodo irrisolto

Resta invece sospesa — e politicamente spinosa — la questione della costituzione di una squadra investigativa comune, richiesta dal governo italiano e rimasta senza risposta. A fine febbraio Roma aveva formalmente protestato. Il dossier diplomatico è ancora aperto: l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, richiamato a Roma il 24 gennaio, non ha ancora fatto ritorno a Berna.

Una possibile rivalutazione della posizione italiana potrebbe dipendere, secondo fonti vicine al dossier, proprio dall’esito dell’incontro di Sion. Se la cooperazione giudiziaria darà segnali concreti di avanzamento, il governo potrebbe scegliere di riconsiderare il gesto di protesta diplomatica. In caso contrario, la tensione tra i due Paesi rischia di prolungarsi.