Kuwait, drone iraniano centra base italiana: distrutto un Predator. Tajani: non ci facciamo intimorire
L’attacco ad Ali Al Salem colpisce lo shelter della Task Force Air. Nessun ferito tra i nostri militari, ridispiegati poco prima dell’offensiva.
Due Predator
Un drone ha colpito e distrutto un velivolo a pilotaggio remoto — un Predator di undici metri — custodito in uno shelter della base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, dove è schierata la Task Force Air italiana. Nessun militare è rimasto ferito. Lo ha confermato il generale Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa, specificando che il personale era già stato ridotto nei giorni precedenti in relazione all’evoluzione del quadro di sicurezza nell’area. L’attacco si inserisce nell’escalation del conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, che ha già paralizzato lo Stretto di Hormuz e proietta le sue conseguenze fin nel Libano, dove i Caschi Blu dell’Unifil sono stati presi di mira da milizie non statali.
Il Predator colpito e le misure preventive
Portolano ha dichiarato di aver contattato immediatamente il colonnello Mangini per verificare le condizioni del personale e di aver prontamente informato il ministro della Difesa, Guido Crosetto. Il Predator colpito “costituiva un assetto indispensabile per lo svolgimento delle attività operative” ed era rimasto nella base per garantire la continuità delle operazioni. Il dispositivo italiano era tuttavia già stato alleggerito, con il personale ridotto al minimo essenziale, nell’ambito delle misure adottate in risposta all’inasprirsi della crisi regionale.
Il valore stimato di un Predator è tra i 30-35 milioni di dollari. Il drone è progettato per missioni di sorveglianza, ricognizione e raccolta di informazioni a sostegno della coalizione internazionale impegnata nel conrtrasto al gruppo jihadista.
La situazione è monitorata in tempo reale dal vertice militare e dal Comando Operativo di Vertice Interforze. Crosetto ha informato immediatamente il Presidente del Consiglio, i vice presidenti e tutti i leader delle forze politiche, di maggioranza e opposizione, “al fine di garantire la massima trasparenza”. Il ministro ha anche assicurato che “la perdita del velivolo non ha alcun riflesso sulla sicurezza dei nostri militari schierati nell’area”.
Roma non arretra: missioni ridimensionate ma confermate
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha inquadrato l’episodio nel contesto più ampio: Ali Al Salem è una base che “è stata già attaccata più volte”. Il Kuwait è un obiettivo iraniano non perché ospiti truppe italiane, ma per la presenza della componente americana. “Non ci facciamo intimorire perché arriva un drone”, ha dichiarato Tajani. L’Italia prosegue le proprie missioni, riducendo progressivamente il personale nel Kurdistan iracheno — dove i militari che hanno lasciato la base di Erbil si trovano già in Turchia — ma mantenendo la presenza fisica a dimostrazione della solidità degli impegni assunti in sede internazionale.
Tajani ha precisato che i soldati italiani non rappresentano “l’obiettivo specifico” degli attacchi: le basi sono internazionali, l’obiettivo principale rimane la componente americana. “Non c’è un atteggiamento ostile nei confronti degli italiani in quanto tali”, ha aggiunto.
Lo Stretto di Hormuz: mille navi in attesa
Lo Stretto di Hormuz resta il punto di tensione nevralgico dell’intera crisi. Circa mille navi attenderebbero di attraversarlo, tra cui duecento petroliere cariche di greggio destinato ai mercati globali. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che diversi Paesi hanno concordato di formare una coalizione per scortare le imbarcazioni bloccate attraverso lo Stretto, anche se restano aperte le discussioni su quando le operazioni prenderanno effettivamente avvio — se prima o dopo la fine delle ostilità. La Gran Bretagna ha dato la propria disponibilità; molti altri Paesi si sono mostrati evasivi, consapevoli dei rischi connessi a un’operazione di scorta in un teatro di guerra attivo.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato che Teheran è stata contattata da “diversi paesi” in cerca di un passaggio sicuro, scaricando però ogni responsabilità sull’aggressione americana. Trump, da parte sua, ha escluso di essere pronto a un accordo: “le condizioni non sono ancora abbastanza buone”. Sul futuro della nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha aggiunto, con tono sprezzante, di non sapere se sia ancora in vita e che, se lo fosse, “dovrebbe fare una cosa molto intelligente per il proprio Paese, cioè arrendersi”. Araghchi ha replicato che l’Iran “non vede alcun motivo per parlare con gli americani”.
Israele prosegue, i Pasdaran minacciano Netanyahu
La guerra, già costata circa dodici miliardi di dollari alle casse di Washington, non accenna a concludersi. Le forze israeliane prevedono di proseguire l’offensiva “almeno altre tre settimane”, con migliaia di obiettivi ancora da colpire. “Non lavoriamo con il cronometro”, hanno spiegato le Idf. I Pasdaran hanno risposto con minacce dirette al primo ministro Benjamin Netanyahu: “Continueremo a dargli la caccia e lo uccideremo”.
Secondo Israele, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione sarebbe anche responsabile degli attentati dinamitardi contro siti ebraici in Belgio e Olanda. Nell’ultimo attacco contro Israele l’Iran avrebbe impiegato il missile balistico a medio raggio Sejil, capace di coprire la distanza tra il sito nucleare di Natanz e Tel Aviv in sette minuti.
Il Libano e i Caschi Blu sotto pressione
Sul fronte libanese la situazione rimane critica. Si contano oltre 880 vittime e almeno 809 mila sfollati a causa dei bombardamenti israeliani, che hanno distrutto migliaia di abitazioni. Israele prosegue le operazioni contro Hezbollah, mentre il ministro degli Esteri Gideon Saar ha escluso l’avvio di colloqui con Beirut fino a quando il governo libanese non adotterà “misure serie per impedire a Hezbollah di sparare”.
In questo scenario instabile operano anche i soldati italiani dell’Unifil. I Caschi Blu della missione Onu hanno reso noto nelle ultime ore di essere stati presi di mira da “gruppi armati non statali” libanesi. Per ora non si registrano feriti, ma la pressione sul contingente internazionale è in costante aumento.
