Amministrative, Sicilia al voto: 71 comuni e tre capoluoghi, il grande test politico del 2026

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La Sicilia si prepara a una tornata elettorale di rilievo. Con il decreto pubblicato ieri che fissa l’elenco definitivo degli enti locali al voto, il dato aggiornato è di 71 comuni — uno in più rispetto alle prime stime della giunta Schifani — per un corpo elettorale che si avvicina alla soglia dei 700 mila siciliani chiamati alle urne. La tornata rappresenta un banco di prova politico importante, perché arriva a poco più di un anno dalle elezioni regionali e nazionali previste nel 2027, diventando di fatto un primo test sugli equilibri politici e sulle future alleanze.

Il voto si terrà domenica 24 maggio (7-23) e lunedì 25 maggio (7-15), con eventuale ballottaggio il 7 e 8 giugno. Su 71 comuni, 54 eleggeranno il sindaco col sistema maggioritario a turno unico, mentre i restanti 17 — quelli sopra i 15 mila abitanti — adotteranno il sistema proporzionale con possibile secondo turno.

I tre capoluoghi: dove si gioca la partita vera

Agrigento, Enna e Messina sono i veri termometri politici di questa consultazione. Fra i capoluoghi al voto figura anche Venezia, ma in Sicilia l’attenzione si concentra su questi tre centri, che entreranno nel novero dei 20 comuni capoluogo italiani chiamati alle urne.

Messina è il campo di battaglia più caldo. Si parte da due certezze: la ricandidatura di Federico Basile per Palazzo Zanca — dopo la mossa delle dimissioni anticipate dell’esponente di Sud chiama Nord, pupillo di Cateno De Luca — e la sfida lanciata dall’avvocato Marcello Scurria, attorno al quale si è riunito l’intero centrodestra. Il centrosinistra, invece, arriva all’appuntamento in ordine sparso: la proposta di Italia Viva che ha lanciato l’ex assessora Dafne Musolino resta al momento l’unica sul tavolo dell’area progressista, dopo che il sindacalista Paolo Todaro, sponsorizzato dal tandem Avs-Controcorrente, ha ritirato la sua disponibilità. Lo stallo nel campo largo messinese rischia di consegnare la città — 230 mila abitanti, il comune più popoloso al voto in tutta Italia in questa tornata — a un bipolarismo tra Basile e il centrodestra tradizionale.

Enna, considerata storicamente una roccaforte della sinistra siciliana, vede il campo progressista compatto sul grande ritorno di Mirello Crisafulli, ex senatore e nome storico dem. Sul fronte opposto, i giochi nel centrodestra restano aperti: la coalizione deve decidere se puntare su un nome dell’assessore regionale Francesco Colianni (Mpa) o seguire la strada di Forza Italia che fa riferimento alla deputata regionale Luisa Lantieri.

Agrigento presenta uno scenario frammentato. Nel centrodestra tutto ruota attorno al dualismo tra la candidatura di Calogero Sodano — già sindaco della città dei templi — sostenuto dall’asse Di Mauro-Gallo (Mpa-Forza Italia) con FdI, e il nome dell’ex deputato Luigi Gentile, approdato di recente nella Lega con il sostegno della Dc. Agrigento Capitale della Cultura 2025 ha certamente elevato il profilo della città: chiunque vinca erediterà una stagione di visibilità nazionale che potrebbe trasformarsi in vantaggio o in aspettativa disattesa.

Il peso specifico della tornata

Non è solo una questione di poltrone locali. Questa consultazione è strutturalmente la prima grande verifica degli equilibri post-regionali del 2022, quando Renato Schifani (Fi) conquisto con il centrodestra presidenza della Regione. E così circa 700 mila elettori saranno chiamati alle urne per rinnovare amministrazioni comunali in centri grandi e piccoli dell’Isola. Il risultato nelle tre città capoluogo — specie a Messina e ad Agrigento, dove il centrodestra appare diviso — dirà molto sulla tenuta della coalizione di governo regionale e sulla capacità del campo progressista di costruire candidature credibili in tempo utile, senza disperdere il proprio potenziale in veti interni.