Le “no-go zone” di FdI: un rapporto europeo per costruire l’allarme islamizzazione in Italia

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Fratelli d’Italia porta in Parlamento la narrativa delle “no-go zone” — quartieri islamizzati, società parallele, sharia di prossimità — con il supporto di un report commissionato dalla fondazione New Direction, emanazione del gruppo europeo Ecr cui appartiene il partito della premier Giorgia Meloni. Il messaggio politico è chiaro, la coerenza con le posizioni governative europee assai meno.

La conferenza stampa si è svolta nella sala stampa di Montecitorio con tre protagonisti: Nicola Procaccini, eurodeputato Ecr e presidente della stessa fondazione New Direction che ha commissionato il dossier; Sara Kelany, responsabile Immigrazione di FdI e prima firmataria di un disegno di legge già incardinato alla Camera contro il “separatismo islamico”; Daniele Capezzone, direttore del quotidiano Il Tempo. Il report era già stato illustrato il 24 marzo in una conferenza stampa al Parlamento europeo — doppia vetrina, doppio lancio mediatico, un’unica regia.

Il frame narrativo: identità sotto assedio

La struttura argomentativa del dossier è politicamente coerente, anche quando si sforza di sembrarlo meno. Procaccini tiene a precisare che le dinamiche delle no-go zone “non sono legate alla deprivazione economica”, spostando deliberatamente il baricentro causale dalla diseguaglianza sociale alla presenza religiosa e culturale. Non è un quartiere povero il problema: è un quartiere musulmano. L’appello è alla “riconquista delle nostre città”, formula che evoca un conflitto di civiltà più che un piano di coesione urbana.

Capezzone distilla la visione con la sintesi propria di chi lavora da anni sul fronte della comunicazione conservatrice: “l’integrazione può funzionare solo se l’immigrazione è limitata numericamente e individuale”. Il migrante accettabile è quello solo, isolato, privo di comunità di riferimento. La comunità come tale è già, per definizione, una minaccia.

Kelany aggiunge il piano legislativo: servono “ferma politica contro l’immigrazione irregolare, protezione delle frontiere e un occhio attento al fenomeno di separatismo e islamismo”. Un trittico che connette sicurezza, frontiere e religione in un unico pacchetto normativo.

L’Italia sotto la media, ma le città sono “di sinistra”

I dati del report offrono qualche elemento di valutazione indipendente. Il dossier esamina sette paesi Ue (Francia, Germania, Italia, Spagna, Belgio, Svezia e Paesi Bassi) e colloca l’Italia in posizione non allarmante: sesto posto per l’Aurora di Torino, dodicesimo per Quarto Oggiaro a Milano, diciassettesimo per la stazione Termini a Roma. Tutti sotto la media europea. Kelany lo riconosce con una certa soddisfazione, attribuendo il merito alla conformazione del paese: “l’Italia è il paese dei mille campanili”, non solo di periferie degradate.

Ma le tre aree individuate condividono un denominatore esplicitato nel report con precisione quasi elettorale: sono tutte “in grandi città amministrate dalla sinistra”. Roma, Milano, Torino. La selezione degli indicatori, evidentemente, non è casuale. Si costruisce così una mappa che sovrappone degrado urbano, presenza islamica e governo progressista — tre variabili che nel report diventano un’unica equazione.

Il modello Orbán e le sue contraddizioni

Il passaggio più politicamente rivelatore riguarda i modelli proposti. Ungheria e Polonia vengono indicate come esempi virtuosi per tre ragioni: “tasso di immigrazione costantemente basso, bassi livelli di criminalità violenta e assenza di terrorismo islamista”. Un modello “sorprendente”, si legge nel testo.

La contraddizione è evidente e non richiede commento lungo. L’Ungheria di Viktor Orbán è attualmente sotto procedura europea per violazioni dello Stato di diritto. Entrambi i paesi — Ungheria e Polonia — si sono opposti con fermezza al meccanismo di solidarietà contenuto nel nuovo Patto Ue su migrazione e asilo, lo stesso approvato con il voto favorevole del gruppo Ecr, ovvero del partito di Meloni. Quel meccanismo prevede che i paesi non di primo ingresso scelgano tra accogliere richiedenti asilo o versare un contributo economico — misura pensata proprio per sollevare paesi come l’Italia dalla pressione alle frontiere meridionali.

È lo stesso Orbán che nel settembre 2024 aveva minacciato di trasportare in autobus a Bruxelles i migranti irregolari che, secondo le norme comunitarie, avrebbero dovuto restare in Ungheria. Il modello proposto da FdI come faro di buona governance è, nei fatti, il principale sabotatore del sistema di solidarietà europeo che tutela l’Italia. Una circolarità che il report non scioglie — e che probabilmente non ha intenzione di sciogliere.