“Riconquistare menti e cuori”: il saggio di Dettori sulla sconfitta narrativa dell’Occidente nell’era digitale
C’è una guerra in corso che non compare nei bollettini militari. Si combatte con le storie, le emozioni, le percezioni. Pietro Francesco Dettori, già collaboratore di Gianroberto Casaleggio e oggi amministratore di DORS Media che, tra l’altro, edita la piattaforma digitale Esperia, ha scritto un libro per spiegare come funziona questa guerra — e perché l’Occidente la sta perdendo.

Il volume si intitola “Riconquistare menti e cuori. L’Occidente sul campo di battaglia digitale” ed è insieme memoir politico, analisi strategica e manifesto operativo. Il libro, verrà presentato dopo domani, 30 aprile, alle 18, presso la Mondadori Bookstore di Galleria Alberto Sordi a Roma. Tra gli altri, interverranno Alessandro Sallusti, già direttore de Il Giornale, e Gino Zavalloni, direttore di Esperia Italia. Modera Flavia Giacobbe, direttrice di Formiche.
Casaleggio e la scuola del consenso digitale
Il punto di partenza è biografico. Dettori ha vissuto dall’interno la stagione in cui i social media hanno trasformato il rapporto tra potere e consenso in Italia. Come braccio destro di Gianroberto Casaleggio ha contribuito a costruire la macchina comunicativa del MoVimento 5 Stelle, un esperimento che per diversi anni ha rappresentato, nel bene e nel male, il laboratorio più avanzato di politica digitale nel panorama europeo.
Quella stagione — proseguita nelle fasi guidate da Beppe Grillo e Luigi Di Maio — ha lasciato a Dettori un metodo e una domanda. Il metodo: come si costruisce consenso su larga scala attraverso la narrazione. La domanda: perché le democrazie liberal-occidentali, pur disponendo di risorse e libertà che le autocrazie non hanno, sembrano sistematicamente perdere la battaglia delle percezioni nel contesto digitale globale?
La tesi: le autocrazie hanno capito prima
La risposta che Dettori offre nel libro è netta. Le autocrazie – dalla Russia di Putin alla Cina di Xi, passando per una costellazione di regimi e movimenti illiberali – hanno compreso prima e meglio delle democrazie che il digitale non è un canale neutro di distribuzione dell’informazione, ma un campo di battaglia dove si decide la forma stessa della realtà percepita.
Hanno investito in strutture dedicate, in strategia narrativa di lungo periodo, in comprensione delle dinamiche emotive che governano la diffusione dei contenuti online. Le democrazie, al contrario, hanno a lungo trattato i social media come un’appendice della comunicazione tradizionale: utile, ma non decisiva. Il risultato è uno squilibrio strutturale che si misura ogni giorno nella qualità e nella penetrazione delle narrazioni che circolano nelle opinioni pubbliche occidentali.
Esperia e il tentativo di costruire un metodo
Da questa diagnosi nasce il progetto Esperia, cofondato da Dettori nel maggio 2025. L’obiettivo dichiarato è costruire una risposta consapevole e organizzata alla guerra narrativa in atto, partendo dal presupposto che l’Occidente non debba rinunciare ai propri valori per competere sul piano della comunicazione, ma debba imparare a raccontarli senza complessi di inferiorità.
Il libro è anche la mappa di questo percorso: non solo un’analisi del problema, ma la proposta di un metodo operativo ricavato dall’esperienza diretta. Lo stesso che, sostiene Dettori, ha contribuito al successo del M5S e che oggi orienta il lavoro di Esperia. La posta in gioco, nell’impostazione dell’autore, non riguarda la comunicazione in senso tecnico. Riguarda la sopravvivenza del modello democratico in un’epoca in cui chi controlla le narrazioni controlla, di fatto, il senso condiviso della realtà.
