Finlandia, parte la prima filiera integrata del litio: l’Europa sfida il dominio cinese
L’azienda Keliber avvia l’estrazione mineraria a Kaustinen per produrre quindicimila tonnellate annue di idrossido destinato alle batterie europee entro la fine del corrente anno.
L’Europa muove il primo passo concreto verso l’autonomia strategica nella transizione energetica. Con l’avvio dei lavori nella miniera di Syväjärvi, in Finlandia occidentale, prende vita un polo industriale integrato capace di gestire l’intero ciclo del litio, dall’estrazione alla raffinazione chimica. Il progetto, sostenuto da capitali sudafricani e statali, punta a ridurre la dipendenza strutturale dalle importazioni cinesi e australiane.
Autonomia mineraria nel cuore del Baltico
Il giacimento, identificato oltre mezzo secolo fa da un agricoltore locale, ha trovato la sua ragion d’essere economica solo con l’esplosione della mobilità elettrica. La ripresa del sito, formalizzata nel 2022, è stata resa possibile dall’ingresso nel capitale del colosso sudafricano Sibanye-Stillwater, che oggi detiene l’80% delle quote.
Il restante 20% resta nelle mani del Finnish Minerals Group, l’ente statale incaricato di vigilare sulle risorse critiche della nazione. L’investimento complessivo di circa 800 milioni di euro finanzia un’infrastruttura complessa che si estende tra le municipalità di Kaustinen, Kokkola e Kronoby. L’obiettivo dichiarato dal management è chiaro: garantire la prima catena di approvvigionamento interamente europea, eliminando i passaggi logistici attraverso i continenti asiatici. “Questa è la prima miniera di litio in Europa”. ha dichiarato Hannu Hautala, amministratore delegato di Keliber.
Processi industriali e raffinazione chimica
Il ciclo produttivo inizia con l’estrazione dello spodumene, minerale che contiene una concentrazione iniziale di ossido di litio oscillante tra l’1 e l’1,3%. La roccia estratta viene convogliata all’impianto di Päiväneva per la fase di arricchimento, dove la percentuale di ossido sale al 5%. Il passaggio finale avviene a Kokkola, dove sorge la raffineria chimica destinata a trasformare il concentrato in idrossido di litio monoidrato (LHM).
Si tratta di un composto dalla consistenza simile a cristalli di zucchero, essenziale per la produzione di accumulatori ad alta densità. Secondo Sami Heikkinen, direttore tecnico del sito, i primi sacchi da mille chilogrammi saranno pronti per la spedizione entro la fine dell’anno. A regime, il complesso fornirà 15.000 tonnellate annue di prodotto finito, destinate ai produttori di celle per batterie situati nel vecchio continente.
Orizzonte temporale e impatto occupazionale
La stabilità del progetto è garantita da riserve accertate per almeno diciotto anni di attività, concentrate prevalentemente nei siti di Syväjärvi e Rapasaari. La logistica si appoggerà sul porto locale del Golfo di Botnia, facilitando l’esportazione verso i centri manifatturieri europei attraverso le rotte del Mar Baltico.
Sotto il profilo sociale, l’operazione genererà 350 posti di lavoro diretti, rinvigorendo l’economia di una regione storicamente legata all’agricoltura e alla piccola industria. Mentre il Portogallo fatica a implementare la propria capacità di raffinazione e la Serbia segna il passo con la sospensione dei progetti di Rio Tinto, la Finlandia si posiziona come capofila di un’industria estrattiva moderna. Il successo di Keliber potrebbe fungere da catalizzatore per altre iniziative, incluse quelle tedesche legate al litio geotermico, delineando una nuova geografia delle materie prime.
