Alemanno lascia Rebibbia e rilancia con Vannacci: “Il carcere è una vergogna”

Dopo diciotto mesi di detenzione l’ex sindaco torna libero e guarda al futuro politico

Gianni Alemanno

Gianni Alemanno

Il ritorno sulla scena pubblica di Gianni Alemanno passa dal piazzale del carcere di Rebibbia. L’ex sindaco di Roma ha lasciato il penitenziario dopo aver scontato una condanna di un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni per traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”. L’uscita da Rebibbia segna per Alemanno non soltanto la conclusione di una vicenda giudiziaria ma anche l’avvio di una nuova iniziativa politica costruita attorno alla critica del sistema penitenziario, alla richiesta di una riforma dello Stato e alla ricerca di una convergenza con Roberto Vannacci.

Accolto da circa cento sostenitori al grido di “Gianni, Gianni” e “Uno di noi”, l’ex sindaco di Roma ha utilizzato le prime ore di libertà per lanciare messaggi che spaziano dalle condizioni delle carceri italiane ai rapporti con il governo Meloni, fino alle prospettive del fronte sovranista. Camicia blu e pantaloni neri, Alemanno ha lasciato il penitenziario romano davanti a decine di giornalisti, telecamere e rappresentanti della sua area politica. Tra i presenti anche esponenti del movimento Indipendenza, la formazione fondata dallo stesso ex sindaco, che durante la detenzione ha continuato a mantenere una presenza nel dibattito pubblico attraverso interventi e riflessioni sul tema carcerario.

Le sue prime parole sono state dedicate all’esperienza vissuta dietro le sbarre. “Ho visto e conosciuto una realtà terribile. Il carcere è una vergogna nella nostra Repubblica”, ha dichiarato ai cronisti. Un giudizio che ha poi ampliato denunciando un sistema che, a suo avviso, non riesce a garantire percorsi di recupero e reinserimento. “Io esco da questo carcere da innocente. Ho fatto un anno e mezzo da innocente e non dovevo stare qua”, ha aggiunto, tornando a contestare la vicenda giudiziaria che lo ha portato alla condanna per traffico di influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

La denuncia sul sovraffollamento

Gran parte dell’intervento di Alemanno si è concentrata sulle condizioni del sistema penitenziario italiano. L’ex sindaco ha definito il sovraffollamento una questione nazionale che trascende gli schieramenti politici. “È una battaglia trasversale quella delle carceri. La battaglia per il sovraffollamento non ha colore politico”. Secondo Alemanno, il tema riguarda l’intera architettura istituzionale dello Stato e richiede una risposta condivisa.

“La battaglia per il sovraffollamento non è di destra o di sinistra. È una questione che riguarda la Repubblica italiana, tutta la Repubblica italiana. Mi auguro che si possa fare qualcosa per migliorare la situazione”. Da qui la proposta di un intervento parlamentare specifico. “Io vorrei che il Parlamento facesse una legge contro il sovraffollamento, trasversale, che coinvolga tutti, perché tutti devono responsabilizzarsi”.

L’ex sindaco ha annunciato l’intenzione di portare il tema sia all’attenzione di Roberto Vannacci sia del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Ne parlerò con Vannacci, come cercherò di parlarne con il ministro Nordio, perché solo chi ci passa dentro si rende conto della situazione”.

L’esperienza della detenzione

Alemanno ha descritto il carcere come un’esperienza che lo ha profondamente segnato sul piano personale. “Mi sento cambiato, certamente. Dopo un anno e mezzo mi sento cambiato”. Nel racconto dell’ex sindaco emerge una realtà quotidiana fatta di fragilità, marginalità e percorsi spesso fallimentari di recupero.

“Ci sono persone che riescono a cambiare in carcere, ci sono persone invece che crollano completamente. Io vedevo persone completamente perse”. Una delle accuse più pesanti riguarda la diffusione delle sostanze stupefacenti all’interno degli istituti penitenziari.

“Spesso e volentieri potevano avere accesso alle sostanze, a ogni sostanza, dentro il carcere, senza difficoltà”. Parole che si inseriscono in un dibattito da tempo aperto sulle condizioni delle carceri italiane, caratterizzate da livelli di affollamento elevati, carenze strutturali e crescente pressione sul personale penitenziario.

Lo scontro con il governo

La critica al sistema carcerario si è rapidamente trasformata in una critica politica nei confronti dell’esecutivo. “Il governo Meloni sul tema del sovraffollamento fino adesso non ha fatto niente”. Alemanno ha contestato l’assenza di risultati concreti sul fronte dell’edilizia penitenziaria e delle misure per alleggerire la pressione sulle strutture esistenti.

“Si parla di questo disegno di legge approvato alla chetichella sui tossicodipendenti, ma in realtà non è stato fatto nulla. Neanche un solo posto in cella è mai stato costruito”. Una valutazione che, secondo l’ex sindaco, rappresenta anche una delle ragioni della sua distanza dall’attuale centrodestra.

“Uno dei motivi per cui io ho rotto con questo centrodestra è anche questo”. La critica si estende al funzionamento complessivo dello Stato. “Questa burocrazia statale non è all’altezza della situazione e il carcere è la testimonianza peggiore che si possa vedere”.

L’apertura a Meloni

Nonostante le contestazioni rivolte all’esecutivo, Alemanno non ha escluso una possibile interlocuzione politica con la presidente del Consiglio. “Noi non siamo contro le persone, noi siamo per i principi. Qui in Italia la situazione va cambiata e quindi se Giorgia Meloni si impegna a fare questi cambiamenti sa dove trovarci”.

Una disponibilità che però viene subordinata a scelte concrete e a un confronto che coinvolga anche altre figure dell’area sovranista. Quando dalla folla qualcuno ha evocato il nome di Roberto Vannacci, Alemanno ha risposto: “Si parlano e si vede quello che si può fare. Altrimenti, con l’arroganza e con la prepotenza, sarà sempre respinta perché non si va da nessuna parte”.

Poi un’ulteriore stoccata alla leadership di Fratelli d’Italia. “Non mi pare che Giorgia Meloni abbia chiamato Vannacci o abbia parlato con lui per concordare alcunché. Decida lei cosa vuole fare. Se vuole coinvolgere Vannacci, lo chiami e vedano cosa possono fare”.

L’asse con Vannacci

L’incontro previsto in serata con il generale ed europarlamentare rappresenta uno degli aspetti politicamente più significativi della giornata. Alemanno ha confermato che il confronto riguarderà numerosi temi e non soltanto la questione carceraria. “Vedrò Vannacci stasera a cena, parleremo di tante cose, ci confronteremo su molte cose. Non su tutto siamo d’accordo”.

L’ex sindaco considera però Vannacci una figura centrale nel panorama politico attuale. “Secondo me Vannacci è il volto nuovo e la speranza della politica italiana”. Un giudizio che conferma l’esistenza di un dialogo nell’area sovranista alternativa alle componenti più istituzionali del centrodestra di governo.

La distinzione tra sovranismo e conservatorismo

Alemanno ha utilizzato l’occasione anche per ribadire una differenza politica che negli ultimi anni ha spesso sottolineato. “Io sono un sovranista, non accetto una politica conservatrice.

In Italia non c’è niente da conservare, bisogna cambiare tutto”. La frase rappresenta una critica implicita all’evoluzione della destra di governo e alla scelta di privilegiare una linea più istituzionale e conservatrice rispetto alle istanze di rottura sostenute dall’ex sindaco. In questa prospettiva, il tema delle carceri diventa per Alemanno il simbolo di un sistema che necessita di una revisione più ampia e radicale.

Il tema femminicidio

Tra le domande rivolte dai cronisti anche quella relativa all’introduzione del nuovo reato di femminicidio. Alemanno ha espresso una posizione articolata, distinguendo tra la condanna delle violenze e la moltiplicazione delle fattispecie penali. “Penso che la proliferazione dei reati sia sempre un errore”.

Allo stesso tempo ha sottolineato come all’interno delle carceri vi sia una forte stigmatizzazione nei confronti di chi commette violenze contro le donne. “Quando una persona entra qua dentro perché ha toccato una donna, viene cacciata a calci dagli stessi detenuti”. Da qui la conclusione: “Massima condanna per chi tocca una donna o un soggetto fragile. Proliferare i reati è un discorso molto discutibile”.

Sicurezza e dignità

Un altro passaggio centrale riguarda il rapporto tra sicurezza e trattamento dei detenuti. “La tolleranza zero è contro i reati e la sicurezza del cittadino non è una tolleranza zero nei confronti della dignità delle persone”. Secondo Alemanno, il rispetto della legalità non può tradursi in una compressione dei diritti fondamentali di chi è detenuto.

“Guardate che in questo carcere chi si vuole comportare male può fare quello che vuole”. Una frase con cui l’ex sindaco ha cercato di evidenziare quella che considera una contraddizione del sistema: da un lato il deterioramento delle condizioni di vita dei detenuti, dall’altro l’incapacità di garantire un’effettiva funzione rieducativa e di controllo.

La giornata di Rebibbia si chiude così con un duplice messaggio. Da una parte la denuncia delle condizioni del sistema penitenziario, che Alemanno intende trasformare in una battaglia pubblica e parlamentare. Dall’altra il tentativo di rientrare nel dibattito politico nazionale attraverso un asse con Vannacci e una sfida aperta al centrodestra di governo. Un ritorno sulla scena che, nelle intenzioni dell’ex sindaco di Roma, punta a trasformare l’esperienza della detenzione in una nuova piattaforma politica.