Campo largo, la sfida sulla leadership divide ancora Pd, M5S, Avs e centristi
Fratoianni e Bonelli chiedono di mettere al centro il progetto politico. La scelta del premier resta sospesa tra accordo sul voto e consultazione degli elettori.
Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein, Nicola Fratoianni
Angelo Bonelli ha frenato la corsa alla leadership del centrosinistra e ha chiesto di concentrare il confronto sulla costruzione del programma, nel pieno della campagna verso le politiche. La posizione di Avs arriva dopo l’avvertimento di Nicola Fratoianni sulle “ambizioni personali” e mentre cresce la competizione tra Elly Schlein e Giuseppe Conte sulla guida dell’alleanza. Nel campo largo, il problema non è più soltanto chi potrà guidare la coalizione, ma quando e con quali regole affrontare la scelta.
Bonelli, parlando al “Corriere della Sera”, ha spiegato che Avs è “profondamente irritata da questa corsa alla leadership”. Il timore, ha aggiunto, è che la competizione tra i possibili candidati impedisca alle forze dell’alleanza di concentrarsi sulle priorità politiche. “Non può guardarci litigare sui nomi”, ha precisato, indicando nel perimetro programmatico il passaggio necessario prima di qualsiasi scelta sulla candidatura alla premiership.
Il programma diventa il primo terreno
La posizione di Avs arriva dopo quella espressa il giorno precedente da Fratoianni, che aveva invitato a fermare le “ambizioni personali”. I due interventi delineano una linea precisa: prima la definizione delle condizioni politiche della coalizione, poi l’individuazione del candidato. Non è però escluso che Avs possa mettere sul tavolo un proprio nome, come lo stesso Fratoianni ha lasciato intendere.
La questione assume un peso maggiore perché la lunga preparazione delle politiche coincide con il confronto interno tra Pd e Movimento 5 Stelle. Schlein e Conte, nelle ultime settimane, hanno impresso velocità diversa al tema della leadership e delle primarie. La segretaria dem ha continuato a sostenere che la priorità sia costruire l’alternativa al governo, mentre il leader M5S ha accelerato sul percorso delle consultazioni.
Schlein, nei giorni scorsi, aveva indicato due possibili soluzioni: un accordo sulla leadership in base al risultato elettorale, con il criterio del “voto in più”, oppure le primarie. In quest’ultimo caso, aveva chiarito, il vincitore dovrebbe “guidare tutta l’alleanza e non solo il suo partito”. Il nodo è legato anche all’eventuale approvazione della nuova legge elettorale, che potrebbe modificare il quadro nel quale la coalizione dovrà scegliere il proprio candidato.
Onorato vuole anticipare la scelta
Nel confronto entra anche Alessandro Onorato, fondatore di Progetto civico Italia, impegnato nella costruzione di un partito degli amministratori locali. La sua posizione è opposta a quella di chi invita a rinviare il tema della leadership: per Onorato le primarie sono “urgenti” e il suo movimento avrà un proprio candidato.
L’obiettivo indicato è aprire il percorso a ottobre e portare gli elettori ai gazebo nei primi quindici giorni di novembre. Onorato sostiene che non sia possibile arrivare a febbraio con le consultazioni, quando il voto politico potrebbe essere fissato ad aprile, dopo avere consumato mesi in una discussione interna sulla premiership.
Il tavolo sul programma annunciato per settembre dovrebbe coinvolgere un perimetro ampio del centrosinistra, nel quale Onorato include anche Matteo Renzi e +Europa. La sua formula è netta: “Non è obbligatorio che sia soltanto uno”. La discussione, dunque, non riguarda soltanto il rapporto tra Pd e M5S, ma l’intera architettura della possibile coalizione.
Anche le regole delle consultazioni sono già oggetto di confronto. Onorato propone il turno unico, una soluzione che sarebbe in linea con l’orientamento attribuito ai Cinque Stelle, mentre il Partito democratico guarda al doppio turno. La partita potrebbe cambiare ulteriormente se Renzi decidesse di sostenere la candidatura della sindaca di Genova Silvia Salis.
Lo scontro con Azione riapre le divisioni
Il confronto sulla leadership si intreccia intanto con quello sulla collocazione dei partiti centristi. Onorato ha attaccato Carlo Calenda, che ha confermato il percorso autonomo di Azione e ipotizzato, nel caso in cui nessuno raggiungesse il 42 per cento, un governo “europeista con baricentro centrale”. La soglia è collegata al meccanismo del premio di maggioranza richiamato nel dibattito sulla legge elettorale.
La replica di Onorato è stata diretta: “Ogni voto dato ad Azione avvantaggia Giorgia Meloni”. Calenda ha risposto spostando il confronto dalle formule elettorali alle contraddizioni politiche del possibile schieramento progressista. In particolare, ha richiamato le divisioni sulla politica estera e sulla guerra in Ucraina.
“Onorato ha risolto i problemi del campo largo”, ha scritto Calenda sui social, ironizzando sulla pretesa di indicare una soluzione per costringere Vladimir Putin a firmare la pace. Poi ha aggiunto che la formula sarebbe stata rivelata soltanto dopo il raggiungimento del 3 per cento alle elezioni, definendo il campo largo una “parodia de l’ora del dilettante”.
Lo scontro rende visibile una difficoltà che va oltre la scelta del candidato premier. Le forze che dovrebbero convergere nella stessa alleanza non hanno ancora definito una posizione comune su questioni decisive, dalla politica estera alla legge elettorale, e devono contemporaneamente stabilire il perimetro della coalizione e il metodo per scegliere chi la guiderà.
Pd e M5S mantengono il silenzio
Schlein e Conte, per ora, hanno evitato di intervenire direttamente sulla nuova offensiva degli alleati. La segretaria dem continua a indicare come priorità la costruzione di un’alternativa al governo di Giorgia Meloni. Oggi ha nuovamente accusato l’esecutivo di avere tutelato “unicamente se stesso” nei quattro anni di governo e ha ribadito che il Pd deve lavorare “ogni giorno per costruire l’alternativa che merita l’Italia”.
La scelta di non entrare nel merito della disputa sulla leadership lascia però aperto il principale punto di attrito. Da una parte il Pd punta a conservare il ruolo centrale che deriva dalla sua consistenza elettorale e guarda al criterio del voto in più come possibile soluzione. Dall’altra il Movimento 5 Stelle spinge sulle primarie, strumento che consentirebbe di affidare direttamente agli elettori della coalizione la scelta del candidato.
Avs prova a sottrarre il confronto alla sola competizione tra i due principali partiti e chiede che il programma preceda la candidatura. Onorato, invece, insiste sulla necessità di fissare rapidamente le regole e annuncia un proprio candidato. Nel frattempo Renzi, +Europa, Azione e le altre componenti del centro progressista devono decidere se partecipare a un progetto comune e con quale peso.
Il passaggio decisivo sarà quindi il tavolo programmatico previsto per settembre. Da lì dovrà emergere non soltanto un insieme di punti condivisi, ma anche il perimetro effettivo dell’alleanza. Solo dopo, nelle intenzioni di Avs, dovrebbe essere affrontata la scelta della leadership; secondo Onorato, invece, il calendario delle primarie deve essere già messo in moto in autunno.
Il confronto resta dunque aperto su tre piani distinti: la composizione della coalizione, il programma e la scelta del candidato premier. Pd e M5S non hanno ancora chiuso il confronto sulla formula. Gli altri partiti, nel frattempo, hanno iniziato a mettere sul tavolo candidature e condizioni. La campagna per le politiche entra così in una fase nella quale le regole della competizione interna rischiano di diventare esse stesse uno dei principali terreni dello scontro.
