Gran Bretagna, il laboratorio Manchester arriva a Downing Street: la sfida finanziaria di Burnham
Il neo primo ministro inaugura il mandato con un programma di redistribuzione dei poteri e un intervento immediato sul disagio abitativo.
Andy Burnham
Andy Burnham è stato nominato primo ministro del Regno Unito da re Carlo III a Buckingham Palace e ha assunto la guida del governo con l’obiettivo dichiarato di affrontare il fenomeno dei senzatetto, il costo della vita e gli squilibri territoriali. L’esponente laburista ha ricevuto l’incarico di formare una nuova amministrazione e ha assunto anche il ruolo di First Lord of the Treasury, tradizionalmente associato alla carica di premier.
Nel primo discorso davanti a Downing Street, Burnham ha definito il nuovo esecutivo un “interruttore di emergenza” per la Gran Bretagna, annunciando “i più grandi cambiamenti degli ultimi quarant’anni”. Il nuovo premier ha indicato nella trasformazione del modello politico ed economico del Paese la priorità della legislatura.
La prima agenda del nuovo governo
Burnham ha annunciato che la prima direttiva impartita al governo sarà un intervento per eliminare il fenomeno delle persone costrette a vivere per strada. “Il lavoro comincia ora”, ha dichiarato, spiegando che la lotta ai senzatetto sarà il primo banco di prova della nuova amministrazione.
Tra le misure immediate il premier ha indicato anche un pacchetto contro l’aumento del costo della vita, che sarà presentato nei prossimi giorni con l’indicazione delle relative coperture finanziarie. L’obiettivo è offrire sostegno alle famiglie colpite dall’incremento dei prezzi senza modificare gli impegni di bilancio del Regno Unito.
Il programma del governo comprende inoltre il sostegno all’occupazione giovanile, la riforma dell’istruzione, un maggiore accesso ai servizi di salute mentale e la costruzione di nuove abitazioni popolari. Burnham ha collegato queste politiche alla necessità di ridurre nel lungo periodo la pressione sulla spesa sociale.
Dal modello Manchester alla guida nazionale
Il nuovo premier arriva a Downing Street con un progetto politico costruito durante sette anni alla guida della Greater Manchester. Il cosiddetto “Manchesterism” punta a ridurre la centralizzazione dello Stato britannico attraverso il trasferimento di competenze ai territori.
Burnham sostiene che il Regno Unito abbia accumulato negli ultimi decenni squilibri legati alla deindustrializzazione, alle privatizzazioni, alle politiche di austerità e agli effetti della Brexit. La sua proposta prevede un maggiore controllo locale su abitazioni, trasporti, istruzione e servizi pubblici.
“Abbiamo bisogno di un nuovo modello politico e di un nuovo modello economico”, ha dichiarato il premier, accusando i precedenti assetti di avere concentrato il potere politico nel centro e lasciato molte comunità senza strumenti per invertire il declino.
Uno degli esempi citati è il “Bee Network”, il sistema integrato di trasporto pubblico della Greater Manchester, sviluppato sul modello londinese e gestito a livello metropolitano con l’obiettivo di contenere i costi per gli utenti.
La sfida delle risorse e della crescita
Il passaggio dalla dimensione locale a quella nazionale rappresenta il principale interrogativo sulla strategia di Burnham. Il modello sperimentato a Manchester dovrà ora confrontarsi con un intero sistema statale, con vincoli di bilancio più complessi e con la necessità di finanziare nuovi servizi.
Durante il suo mandato locale Burnham ha sostenuto la necessità di attrarre investimenti privati e capitali stranieri per lo sviluppo economico dell’area. Una scelta che alcuni critici hanno considerato poco coerente con la sua critica al neoliberismo, mentre altri hanno sottolineato che la crescita di Manchester era iniziata prima del suo arrivo alla guida dell’amministrazione.
Il nuovo premier ha promesso un piano decennale per il Regno Unito entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di definire una strategia nazionale condivisa oltre le divisioni tra partiti. Al centro, ha spiegato, ci sarà “la cura delle persone” come criterio delle decisioni di governo.
Il profilo politico del nuovo premier
Burnham, esponente della cosiddetta “soft left” laburista, torna alla politica nazionale dopo quasi un decennio nelle istituzioni locali. È stato eletto il 19 giugno nella circoscrizione di Makerfield, nell’area di Manchester, dopo avere guidato la Greater Manchester dal 2017 ed essere stato rieletto due volte.
La sua carriera era iniziata a Westminster nei governi guidati da Gordon Brown, dove tra il 2007 e il 2010 aveva ricoperto diversi incarichi ministeriali. Dopo la sconfitta laburista del 2010 aveva tentato la scalata alla leadership del partito, senza successo, prima di concentrarsi sul governo locale.
Negli anni Burnham ha modificato il proprio posizionamento politico, passando dal riformismo del New Labour alla sinistra moderata del partito. La sua immagine pubblica si è rafforzata grazie al rapporto diretto costruito con gli elettori della Greater Manchester.
La sua popolarità rappresenta uno dei principali punti di forza del nuovo premier. Secondo i sondaggi è tra i politici britannici più apprezzati, anche se una parte dell’elettorato laburista ritiene ancora da verificare quanto il suo governo sarà diverso da quello di Starmer.
Le sfide internazionali e il rapporto con l’Italia
Il nuovo governo dovrà affrontare dossier di politica estera come il rapporto con l’Unione europea dopo la Brexit, la crescita economica, gli equilibri territoriali interni e la gestione delle relazioni con gli Stati Uniti. Burnham dovrà inoltre preparare il Regno Unito al vertice del G20 previsto il prossimo anno, che secondo quanto riportato dal Times dovrebbe svolgersi a Manchester.
Sul piano personale, il premier ha raccontato il lato privato della nomina: suo padre Roy, malato di Alzheimer, non sa che il figlio è diventato primo ministro. “È triste, perché ne sarebbe orgoglioso”, ha dichiarato Burnham, ricordando il ruolo del padre, storico sostenitore laburista, nella propria formazione politica.
Dall’Italia è arrivato il messaggio di congratulazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. “Italia e Regno Unito sono legati da una profonda amicizia e da una collaborazione che negli anni si è fatta sempre più solida”, ha scritto Meloni, ringraziando anche il predecessore Keir Starmer per il lavoro svolto nei rapporti bilaterali.
