Uccise i tre figli, la giuria si arrende: processo nullo per Lindsay Clancy
I giurati non hanno raggiunto l’unanimità sulla responsabilità della donna, che aveva ammesso le morti e sostenuto di avere agito durante un episodio psicotico.
Lindsay Clancy
l giudice William Sullivan ha dichiarato nullo in Massachusetts il processo a Lindsay Clancy, che aveva ammesso di aver ucciso i tre figli nella casa di famiglia a Duxbury il 24 gennaio 2023. La decisione è arrivata dopo sette giorni di deliberazioni, quando la giuria ha comunicato di non essere in grado di raggiungere un verdetto unanime.
Il presidente dei giurati ha comunicato lo stallo con una nota indirizzata al giudice: “È con grande rammarico che comunichiamo di non essere in grado di arrivare a una decisione unanime e che non saremo in grado di farlo”. Dopo la comunicazione, Sullivan ha dichiarato nullo il processo.
Due ricostruzioni opposte davanti alla giuria
Il procedimento aveva messo a confronto due tesi incompatibili sulla responsabilità penale della donna. L’accusa ha sostenuto che Clancy fosse consapevole dell’illiceità delle proprie azioni, pur descrivendola come una madre sopraffatta dalle difficoltà.
La difesa ha invece invocato l’assenza di responsabilità penale attraverso la disciplina prevista in Massachusetts per l’infermità mentale. Al centro della strategia difensiva c’era il progressivo deterioramento delle condizioni psichiche della donna nei mesi precedenti agli omicidi.
Clancy ha ammesso di aver ucciso Cora, 5 anni, Dawson, 3, e Callan, di otto mesi. Ha sostenuto di aver agito durante un episodio psicotico e di aver sentito una voce maschile che le ordinava di uccidere se stessa e i bambini.
La ricostruzione dell’accusa sui delitti
Secondo i procuratori, la sequenza degli eventi sarebbe stata diversa. L’accusa ha sostenuto che Clancy avrebbe organizzato l’allontanamento del marito dalla casa per disporre del tempo necessario a uccidere i figli.
La donna avrebbe strangolato i bambini con elastici da esercizio nel seminterrato e avrebbe poi tentato di suicidarsi gettandosi da una finestra del secondo piano. La caduta le ha provocato gravissime lesioni e l’ha lasciata paralizzata dalla vita in giù.
La diversa lettura della sequenza e, soprattutto, delle condizioni mentali della donna al momento dei fatti costituiva uno dei nodi centrali del processo.
Le condizioni psichiche prima delle morti
Una parte rilevante del dibattimento ha riguardato i mesi successivi alla nascita del figlio più piccolo. Secondo le testimonianze, Clancy aveva sviluppato una forte ansia ed era stata sottoposta a diverse terapie farmacologiche per depressione e insonnia.
Nel periodo precedente agli omicidi era stata anche ricoverata e aveva avuto contatti con una linea di prevenzione del suicidio. Questi elementi sono stati utilizzati nel confronto sulla sua condizione psichica e sulla capacità di comprendere la natura delle proprie azioni.
La difesa ha collegato questo deterioramento alla psicosi postpartum invocata dalla donna. L’accusa ha invece sostenuto che le difficoltà psicologiche non escludessero la consapevolezza e la responsabilità per gli omicidi.
Il caso ha mobilitato l’opinione pubblica
Il processo ha attirato grande attenzione negli Stati Uniti anche per il tema dei disturbi psichici che possono insorgere dopo il parto. Durante le udienze, centinaia di donne si sono radunate davanti al tribunale di Plymouth per richiamare l’attenzione sui disturbi dell’umore e d’ansia che possono colpire alcune madri nel periodo successivo alla nascita di un figlio.
La vicenda ha così assunto una dimensione che va oltre la ricostruzione giudiziaria dei fatti. Il confronto processuale ha portato al centro il rapporto tra salute mentale, maternità e responsabilità penale, senza però modificare il punto essenziale del procedimento: la giuria non ha raggiunto un verdetto.
Ora il procedimento può ripartire
La dichiarazione di processo nullo non equivale né a una condanna né a un’assoluzione. Il procedimento si è concluso senza che la giuria stabilisse la responsabilità penale di Clancy.
I procuratori possono quindi valutare la possibilità di chiedere un nuovo processo. L’esito della prima fase non stabilisce quale delle due ricostruzioni sostenute in aula sia stata accolta: il mancato accordo dei giurati impedisce infatti di trasformare il dibattimento in una decisione sulla colpevolezza o sull’assenza di responsabilità penale.
