Violazione Digital Markets Act, la Commissione europea sanziona Google per 890 milioni di euro
A Bruxelles l’Esecutivo comunitario contesta la preferenza accordata ai servizi interni su Search e le limitazioni agli sviluppatori su Play Store. L’ammontare complessivo segna un record nell’applicazione della nuova normativa antitrust dell’Unione.
La Commissione europea ha inflitto oggi a Bruxelles due sanzioni per complessivi 890 milioni di euro a Google, contestando al colosso di Mountain View la violazione del Digital Markets Act sui servizi di ricerca e sulla gestione delle applicazioni mobili.
Nello specifico, l’Esecutivo comunitario ha disposto una prima penale da 460 milioni di euro per l’auto-preferenziamento accordato ai propri servizi sul motore Google Search, e una seconda da 430 milioni di euro per le restrizioni imposte tramite la piattaforma Google Play agli sviluppatori che tentano di indirizzare gli utenti verso canali d’acquisto esterni.
Trasparenza e parità di trattamento
Il totale di 890 milioni di euro rappresenta la sanzione finanziaria più elevata mai comminata dalle autorità dell’Unione europea in applicazione del Digital Markets Act nei confronti di un singolo operatore. L’intervento supera l’ammontare dei precedenti provvedimenti adottati nell’aprile 2025, che avevano visto l’imposizione di 500 milioni di euro di multa ad Apple e di 200 milioni a Meta.
Le norme dell’Unione definiscono i grandi gruppi tecnologici come “gatekeeper”, imponendo loro precisi obblighi di neutralità nella gestione delle piattaforme chiave per l’accesso ai mercati digitali. In base al quadro regolatorio, la presentazione dei dati di ricerca deve rispettare parametri d’equità e non discriminazione, vietando l’attribuzione di visibilità prioritaria alle offerte proprietarie rispetto alle soluzioni concorrenti.
Privilegi grafici nei risultati Search
L’istruttoria condotta dagli uffici della concorrenza ha accertato che Google riserva posizioni di favore ai propri moduli commerciali, con particolare riguardo ai settori dello shopping, della prenotazione alberghiera, dei trasporti e degli eventi sportivi.
“Google mostra i propri servizi in posizione più prominente nei risultati di ricerca, anche nella parte superiore della pagina dei risultati, o tramite elementi grafici e filtri avanzati, mentre servizi simili di terzi non godono della stessa visibilità”, ha precisato la Commissione europea in una nota ufficiale. Tale architettura dell’interfaccia penalizza i fornitori terzi, riducendone il traffico organico a vantaggio degli strumenti interni dell’azienda.
Limiti al fenomeno dello steering
Il secondo addebito riguarda il divieto di “steering” applicato all’interno dell’ecosistema Android. Il Digital Markets Act prescrive che le imprese erogatrici di software tramite marketplace dominanti debbano poter informare liberamente la clientela circa la presenza di opzioni d’acquisto esterne e più convenienti.
Alphabet ha invece disatteso tali prescrizioni impedendo agli sviluppatori la comunicazione diretta con i consumatori. L’impossibilità di promuovere liberamente sconti su canali alternativi o su app store concorrenti ha precluso la stipula di contratti privi delle commissioni d’intermediazione richieste dal gestore della piattaforma.
Implicazioni di mercato e ricorsi
Il provvedimento impone a Mountain View l’adeguamento tempestivo dei propri sistemi operativi e algoritmi sul territorio dell’Unione, pena la comminatoria di sanzioni moratorie supplementari. Non sono stati ancora resi noti i dettagli tecnici relativi alle tempistiche d’attuazione delle rettifiche e all’eventuale proposizione di un ricorso della società dinanzi alla Corte di Giustizia dell’Unione europea.
