Delmastro, la guerra delle chat: la Procura insiste, la Camera rinvia il voto

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La partita sulle chat di Andrea Delmastro si trasforma in uno scontro istituzionale. La Procura di Roma insiste per acquisire la corrispondenza tra l’ex sottosegretario alla Giustizia di Fratelli d’Italia e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti vicino al clan Senese. La maggioranza prova invece a chiudere la pratica in Aula, dopo che la Giunta per le autorizzazioni ha già respinto la richiesta dei magistrati. Risultato: il voto previsto oggi alla Camera salta e il caso torna in Giunta.

A riaprire la partita è il procuratore Francesco Lo Voi, che con una lettera al presidente della Camera Lorenzo Fontana ribadisce “l’assoluta necessità” di acquisire le conversazioni. Non per una nuova valutazione politica, ma per verificare il contenuto delle chat già prodotte dalla difesa confrontandolo con quello del telefono sequestrato e accertare che la documentazione sia completa. Un passaggio che, per la Procura, è necessario prima di chiudere il procedimento.

La maggioranza insorge

La lettera di Lo Voi viene trasmessa alla Giunta per le autorizzazioni. Il presidente Davis Dori, di Avs, decide che da domani i componenti potranno consultare il materiale depositato dalla Procura. “Ho il dovere di tutelare il diritto di tutti i membri della Giunta di poter prendere visione della documentazione”, spiega Dori. Ma per la maggioranza è un cambio di gioco a partita già iniziata.

Andrea Delmastro delle Vedove

Fratelli d’Italia protesta con Fontana e chiede la convocazione della Giunta per il Regolamento. Dario Iaia parla di una decisione che “crea un precedente” e sostiene che la lettera della Procura non cambi la sostanza della questione: “La nostra posizione attiene all’ufficio e alle prerogative parlamentari e non tanto a quello che Delmastro ha scritto o meno”.

Il Pd ribalta l’accusa e parla di “maldestro tentativo della destra di rimettere in discussione una decisione già assunta”. In mezzo, il presidente della Camera sceglie una soluzione prudente: convoca la Giunta per il Regolamento lunedì sera e, di fatto, congela la consultazione delle chat.

Dalle chat a Scarpinato

Il caso Delmastro, intanto, si allarga e cambia bersaglio. La maggioranza prova a spostare il confronto sulle comunicazioni del senatore M5S Roberto Scarpinato con il consigliere del Csm Rosanna Natoli, collegate alla vicenda della pista Mafia-Appalti e alle stragi di Falcone e Borsellino.

In Aula Sara Kelany, deputata di FdI, accusa l’opposizione di avere “una grandissima coda di paglia”: “Mentre FdI è disponibile a trattare della vicenda Delmastro la prossima settimana, aspettiamo che il senatore Scarpinato venga in Antimafia a riferire tutto quello che sa”.

La replica del M5S è ancora più dura. Il capogruppo al Senato Luca Pirondini accusa Fratelli d’Italia di essere “disperata”, di cercare un modo per “salvare Delmastro” e di utilizzare Scarpinato per “distogliere l’attenzione dai rapporti del suo partito con gente in orbita mafiosa”.

Il voto, dunque, è soltanto rinviato. La prossima settimana la Giunta dovrà decidere se la lettera di Lo Voi impone una nuova istruttoria o se si può finalmente arrivare al voto dell’Aula. Nel frattempo, le chat sono diventate quello che spesso accade nelle guerre parlamentari: non più soltanto materiale d’indagine, ma una miccia politica.