La Russia fuori dalle Olimpiadi di scacchi per la terza volta di fila. La dura reazione di Mosca
Lo ha confermato il direttore esecutivo della federazione, Alexander Tkachev, imputando la scelta al Consiglio dell’organismo internazionale alla vigilia del torneo in programma dal 15 al 27 settembre in Uzbekistan.
La Russia non prenderà parte alla 46esima Olimpiade degli scacchi, in programma a Samarcanda dal 15 al 27 settembre. Il direttore esecutivo della Federazione scacchistica russa, Alexander Tkachev, ha confermato l’esclusione delle squadre Open e femminile, attribuendo la decisione al Consiglio della FIDE. “Le nostre squadre nazionali non ci saranno”, ha dichiarato all’agenzia Tass. La federazione internazionale non ha ancora diffuso un comunicato dettagliato sulla riunione del Consiglio del 23 agosto, da cui è scaturita la decisione.
Per Mosca si tratta della terza Olimpiade consecutiva senza rappresentativa, dopo Chennai 2022 e Budapest 2024. I russi non comparivano già nelle liste delle formazioni pubblicate dalla FIDE il 5 agosto, ma la loro assenza definitiva non era scontata: a fine 2025 l’organismo internazionale aveva riaperto formalmente la strada a un ritorno delle squadre russe nelle competizioni ufficiali.
Il lodo di Losanna e la sospensione
Il punto di svolta risale all’11 marzo 2026, quando il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna si è pronunciato sul contenzioso relativo alle attività della Federazione scacchistica russa nei territori ucraini occupati. Il lodo imponeva a Mosca di cessare entro 90 giorni la regolamentazione di eventi ed attività scacchistiche in Crimea, Sebastopoli e nelle regioni di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia, oltre a comunicare formalmente alla FIDE l’avvenuto adempimento. In caso contrario era prevista la sospensione della federazione fino al rispetto delle condizioni fissate dal tribunale.
Scaduto il termine, il Consiglio della FIDE ha verificato l’attuazione della decisione e il 10 giugno ha constatato l’inadempienza, disponendo con effetto immediato la sospensione della Federazione scacchistica russa. La sanzione riguarda la federazione e le sue rappresentative, non i singoli giocatori, che possono continuare a partecipare alle competizioni internazionali secondo i regolamenti FIDE già in vigore.
Il Consiglio aveva comunque lasciato un margine, prevedendo la possibilità di valutare in futuro la partecipazione alle competizioni a squadre di formazioni composte da cittadini russi sotto bandiera neutrale, subordinandola a un successivo via libera dell’organismo. È su questo spiraglio che si è concentrato il confronto delle settimane successive. Con la decisione presa in vista di Samarcanda, anche questa ipotesi è stata esclusa, almeno per l’edizione 2026.
La breve riapertura di dicembre
Il 14 dicembre 2025 la FIDE aveva approvato due risoluzioni sul possibile ritorno di Russia e Bielorussia nelle competizioni internazionali: una presentata dalla Federazione scacchistica russa, l’altra dal Consiglio dell’organismo. La prima aveva raccolto 61 voti favorevoli, 51 contrari e 14 astensioni; la seconda 69 sì, 40 no e 15 astensioni. Entrambe aprivano alla riammissione delle rappresentative russe e bielorusse nei tornei ufficiali, con una differenza sull’uso dei simboli nazionali.
La FIDE aveva scelto come riferimento la risoluzione del Consiglio: nei tornei giovanili tornavano consentiti bandiera e inno, mentre per le formazioni adulte restava il regime di neutralità, in attesa di consultazioni con il Comitato olimpico internazionale. Quel dossier riguardava però la disciplina generale sulla partecipazione internazionale, un tema distinto dalla controversia sui territori occupati che ha portato alla sospensione di giugno.
La protesta ucraina
Nelle settimane precedenti la riunione del 23 agosto, la Federazione scacchistica ucraina si è rivolta ai membri della FIDE chiedendo di non consentire alcuna partecipazione russa a Samarcanda, richiamando la sospensione conseguente al lodo del CAS. Kiev ha contestato anche l’ipotesi di una squadra neutrale, sostenendo che una formazione collettiva di cittadini russi avrebbe di fatto aggirato gli effetti della sanzione.
La federazione ucraina ha inoltre avvertito che, in caso di una decisione favorevole al ritorno russo, avrebbe valutato nuovi passi davanti agli organi giudiziari sportivi e ai tribunali competenti per ottenere il rispetto del lodo. La disputa è così passata da una questione politica sulla presenza dello sport russo nelle competizioni internazionali a un confronto giuridico sull’interpretazione dello statuto FIDE.
Bielorussia con bandiera propria
Il quadro è diverso per Minsk, che tornerà alle Olimpiadi con i propri simboli nazionali. Il 21 luglio la FIDE ha revocato tutte le restrizioni ancora in vigore nei confronti della Federazione scacchistica bielorussa, richiamandosi alle indicazioni del Comitato olimpico internazionale, il cui Executive Board a maggio aveva deciso di non raccomandare più limitazioni alla partecipazione di atleti e squadre bielorusse nelle competizioni internazionali. Samarcanda sarà così uno dei primi grandi eventi FIDE in cui Minsk gareggerà di nuovo con i colori nazionali, mentre la federazione russa resta bloccata dalla vicenda del tribunale di Losanna.
Le reazioni di Mosca
L’esclusione ha provocato una reazione dura da parte della Federazione scacchistica russa. Tkachev ha attribuito l’iniziativa al presidente ad interim della FIDE, Viswanathan Anand, sostenendo che nel Consiglio abbiano prevalso interessi diversi da quelli sportivi. “Le nostre squadre non saranno alle Olimpiadi mondiali. Su iniziativa del presidente ad interim della FIDE, il signor Anand, questa decisione è stata presa dal Consiglio”, ha affermato.
Anatoly Karpov, dodicesimo campione del mondo e da sempre vicino a Vladimir Putin, ha accusato la dirigenza internazionale di essere “fuori controllo” e ha definito “russofobe” le decisioni prese nei confronti di Mosca. “La FIDE è guidata da un russo, Arkady Dvorkovich, ma vengono prese decisioni russofobe”, ha dichiarato ai media russi. Critiche sono arrivate anche dall’ex presidente della federazione internazionale Kirsan Ilyumzhinov, secondo cui la decisione risulta incomprensibile. Il vicepresidente della federazione russa, Sergey Smagin, ha invece sostenuto che l’assenza di Mosca penalizzerà il livello stesso della competizione, definendo “inevitabile” un futuro ritorno russo alle gare a squadre: “La sola domanda è quando accadrà”.
Elezioni FIDE a un mese
La vicenda si intreccia con una fase delicata per gli equilibri interni dell’organismo. Il 26 settembre, mentre a Samarcanda saranno ancora in corso le Olimpiadi, l’assemblea generale eleggerà il nuovo presidente e il deputy president della FIDE, nell’ambito di un congresso in programma dal 20 al 27 settembre. Sono tre i ticket presentati: Jan Henric Buettner con Malcolm Pein, Wadim Rosenstein con Gordon Tang, Timur Turlov con Viswanathan Anand.
Anand esercita attualmente le funzioni di presidente dopo che Arkady Dvorkovich, alla guida della federazione dal 2018 ed ex vicepremier russo, ha deciso il 23 luglio di sospendere volontariamente i propri poteri, essendo stato inserito nella lista delle sanzioni dell’Unione europea. Dvorkovich ha definito le misure “illegali e ingiuste” annunciando l’intenzione di contestarle, ma ha scelto di fare un passo indietro temporaneo per non compromettere il funzionamento dell’organismo. In base allo statuto FIDE, i poteri sono così passati al deputy president Anand, che manterrà la presidenza ad interim finché resteranno in vigore le restrizioni contro Dvorkovich.
Record di squadre a Samarcanda
La 46esima Olimpiade si annuncia come la più partecipata nella storia della manifestazione: sono attese 400 squadre, 208 nel torneo Open e 192 in quello femminile, venti in più rispetto al precedente record di Budapest. La cerimonia inaugurale è fissata per il 15 settembre, con gli undici turni in programma dal giorno successivo fino al 27.
Nell’Open partono davanti a tutti gli Stati Uniti, seguiti da India campione in carica, Uzbekistan padrone di casa, Cina e Germania. Nel femminile guida il seeding l’India, davanti a Georgia, Cina, Kazakhstan e Stati Uniti. L’Italia si presenta senza i favori del pronostico, con l’obiettivo dichiarato di migliorare il proprio piazzamento e restare stabilmente nella top 30 mondiale.
