Crisi Ceuta, governo Sánchez spaccato: “I servizi avevano avvertito”
L’arrivo di decine di migliaia di migranti nell’exclave nordafricana riapre il confronto sulla preparazione delle autorità. Nell’esecutivo spagnolo emergono due ricostruzioni incompatibili sulle informazioni disponibili.
Pedro Sánchez
La crisi di Ceuta ha assunto una nuova dimensione politica dopo lo scontro pubblico tra Margarita Robles e Fernando Grande-Marlaska. Al centro non c’è soltanto la risposta delle autorità spagnole all’afflusso migratorio, ma una domanda precisa: che cosa sapeva il governo prima che migliaia di migranti raggiungessero l’exclave e quando lo aveva saputo?
Alla fine di luglio circa 72 mila migranti sono arrivati a Ceuta, cogliendo Madrid di sorpresa e alimentando interrogativi sulla capacità dei servizi di intelligence di individuare per tempo un movimento di queste dimensioni. Il caso è stato ricostruito in un approfondimento di Politico, che ha concentrato l’attenzione proprio sul contrasto tra le versioni fornite dai due ministri.
L’allarme attribuito all’intelligence
Durante un’audizione d’emergenza al Parlamento spagnolo, Robles ha difeso il lavoro del Centro nazionale di intelligence, il Cni, responsabile dell’intelligence e del controspionaggio interno ed estero. La ministra ha sostenuto che il centro avesse trasmesso alle autorità nazionali un avvertimento il 30 luglio, prima dell’afflusso dei migranti.
“Le nostre forze armate, i servizi segreti e, naturalmente, il Centro nazionale di intelligence hanno svolto il lavoro che era e deve svolgere, condividendo e analizzando queste informazioni con le forze di sicurezza statali e con lo staff della delegazione governativa”, ha dichiarato Robles ai parlamentari.
La ministra ha quindi difeso l’operato degli apparati sottoposti alla sua responsabilità, sostenendo che le informazioni disponibili fossero state raccolte e condivise con le strutture incaricate della sicurezza della frontiera.
La sua ricostruzione, tuttavia, non coincide con quella fornita dall’Interno. Grande-Marlaska aveva sostenuto nelle settimane precedenti che il governo nazionale non avesse rafforzato il confine perché non disponeva di elementi sufficienti per prevedere l’improvviso afflusso di migranti.
Marlaska nega segnalazioni preventive
La contraddizione è emersa pubblicamente quando Grande-Marlaska ha replicato alla ministra della Difesa durante una conferenza stampa. Il titolare dell’Interno ha sostenuto che né i servizi segreti spagnoli né quelli stranieri avessero rilevato o comunicato qualcosa di anomalo nell’area di Ceuta.
“Non c’era alcun rapporto che preannunciasse ciò che è poi accaduto il 30 luglio”, ha affermato Marlaska, aggiungendo che un eventuale avvertimento sarebbe stato considerato con la massima attenzione e avrebbe prodotto una risposta delle autorità.
La divergenza riguarda dunque un elemento decisivo della gestione dell’emergenza: non la valutazione successiva degli eventi, ma l’esistenza stessa di un’informazione preventiva. Se l’intelligence aveva segnalato il rischio, la questione diventa perché quelle informazioni non abbiano determinato un rafforzamento della frontiera. Se invece non vi furono segnalazioni, resta da chiarire su quali elementi si fondasse la ricostruzione della Difesa.
Robles corregge la data dell’avvertimento
Informata dai parlamentari della smentita di Marlaska, Robles non ha ritirato la propria ricostruzione. Al contrario, ha precisato che l’avvertimento dei servizi sarebbe arrivato il 29 luglio, un giorno prima rispetto alla data inizialmente indicata.
La ministra ha aggiunto che era “di dominio pubblico che delle persone stessero nuotando verso Ceuta”. Ha inoltre ammesso che le comunicazioni dell’intelligence alle autorità nazionali potrebbero essere avvenute anche verbalmente.
“I servizi segreti operano in molti modi”, ha spiegato Robles. “Spesso, non sono necessari rapporti scritti”.
È un passaggio che rende ancora più difficile ricostruire, sulla base delle sole dichiarazioni pubbliche, la catena delle informazioni e delle responsabilità. Da una parte c’è l’affermazione dell’esistenza di un avvertimento; dall’altra la negazione di qualsiasi rapporto che anticipasse l’afflusso. La divergenza investe anche la forma con cui l’eventuale informazione sarebbe stata trasmessa.
L’opposizione chiede responsabilità
Lo scontro tra due ministri di lungo corso del governo Sánchez ha offerto all’opposizione un argomento per contestare la gestione della crisi. Il Partito Popolare ha accusato l’esecutivo di non fornire una ricostruzione coerente di quanto avvenuto.
Miguel Tellado, segretario generale del Partito Popolare, ha sostenuto che Robles e Marlaska si stessero accusando reciprocamente di mentire sulla crisi di Ceuta. Secondo l’esponente dell’opposizione, il governo avrebbe lasciato aperta una questione centrale: chi fosse responsabile della risposta a un afflusso migratorio di quelle dimensioni.
La polemica politica si è così spostata dal controllo della frontiera alla ricostruzione delle informazioni disponibili nelle ore precedenti all’emergenza. Il punto contestato non è soltanto la capacità materiale di impedire l’arrivo dei migranti, ma la capacità dello Stato di prevedere il movimento e di coordinare gli apparati che avrebbero dovuto reagire.
Vox evoca la responsabilità penale
Ancora più dura è stata la posizione di Alberto Asarta, esponente di Vox, che ha annunciato l’intenzione di chiedere al Parlamento spagnolo di valutare il ricorso all’articolo 102 della Costituzione, la norma che disciplina la possibilità di perseguire i membri del governo.
“Non è possibile che 80 mila persone si radunino vicino al confine senza che i servizi segreti di Spagna e Marocco ne siano a conoscenza”, ha affermato Asarta, collegando l’incapacità di proteggere Ceuta a una possibile responsabilità per la sicurezza dello Stato.
La contestazione dell’opposizione, tuttavia, si fonda su una questione che resta da chiarire: quale informazione fosse effettivamente disponibile prima dell’afflusso e quale fosse stata la risposta delle autorità. Le dichiarazioni pubbliche dei due ministri offrono al momento ricostruzioni divergenti e non consentono di stabilire autonomamente, sulla sola base del materiale disponibile, quale delle due versioni corrisponda alla sequenza completa degli eventi.
Il caso politico resta quindi legato a una domanda istituzionale precisa: se un’allerta preventiva esisteva, come sostiene la Difesa, perché non ha prodotto una risposta adeguata sulla frontiera di Ceuta? E, se quell’allerta non esisteva, perché una ministra del governo ha sostenuto il contrario davanti al Parlamento?
