Salvini apre ai governatori del Nord ma blinda la segreteria contro l’ipotesi Zaia-Fontana

Il segretario del Carroccio esclude aperture verso le opposizioni, difende la coalizione attuale e avverte che un esecutivo a guida progressista bloccherebbe i cantieri avviati dal governo. Poi lancia un affondo contro Roberto Vannacci: rivendica i voti contrari del generale sul piano casa, le tasse e la sicurezza, e rilancia la linea dura sull’immigrazione “solo da Paesi cristiani”.

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Matteo Salvini

Matteo Salvini sceglie Pinzolo, dove trascorre le vacanze fin da bambino, per lanciare un affondo contro Roberto Vannacci: davanti a circa 350 persone rivendica i voti contrari del generale sul piano casa, le tasse e la sicurezza, e rilancia la linea dura sull’immigrazione “solo da Paesi cristiani”.

Il ministro dei Trasporti, che nella cittadina trentina torna ogni estate da quando era ragazzo, apre l’incontro pubblico toccando il tema dell’immigrazione e definendo il pericolo islamico più preoccupante dei missili russi di Vladimir Putin. La piazza, tra le più affollate degli ultimi raduni del segretario leghista, accoglie l’intervento con applausi.

Il conto delle bocciature in aula

Salvini sceglie di misurare la distanza da Vannacci sui numeri del voto parlamentare più che sulle parole. Ricorda di aver seguito da ministro il piano per recuperare 60.000 abitazioni pubbliche rimaste vuote e assegnarle alle famiglie in graduatoria, e chiede come abbiano votato in Parlamento gli esponenti vicini al generale. La risposta, dice, è sempre la stessa: contrari sulla casa, sulle tasse, sulla sicurezza, sulla politica estera.

Il segretario del Carroccio traduce così in cifre la sua polemica con l’ex alleato: “Deve decidere lui. Ogni settimana attacca il governo e dice che al governo ci sono dei cretini”. Nel merito della collocazione politica di Vannacci, Salvini è netto: “È libero di votare con la Schlein, ma se per un anno voti come il Pd non puoi dire abbiamo scherzato. Deve decidere se vuole stare all’opposizione con Conte e Schlein, oppure può dare una mano al centrodestra”.

Le magliette che cambiano colore

Al di là del confronto con Vannacci, il raduno di Pinzolo registra un dettaglio simbolico: le magliette con Alberto da Giussano, storicamente verdi, vengono proposte in una nuova versione blu e rossa, e ne vengono vendute circa 200 in pochi minuti. Il cambio cromatico arriva in un momento in cui il partito discute apertamente della propria collocazione identitaria.

Sulle divisioni interne aperte dalle recenti dichiarazioni di Attilio Fontana e Roberto Romeo, Salvini glissa in un primo momento: “Chiedete a chi critica”. Poi allarga il discorso, dicendosi disponibile “a condividere le mie responsabilità e a rafforzare la squadra, a coinvolgere governatori, ministri, sindaci”. Aggiunge che la Lega può contare su ministri, governatori e amministratori, e che se tutti lavorano e parlano meno è un bene per il partito e per il Paese.

L’assenza del governatore trentino

A pesare sul clima interno è anche l’assenza di Maurizio Fugatti, presidente della Provincia di Trento, che non prende parte al raduno organizzato nel suo stesso territorio. Alcuni osservatori interpretano la mancata presenza come un segnale di distanza dal segretario, in un momento in cui circola l’ipotesi che un governatore del Nord, come Luca Zaia o Attilio Fontana, possa in futuro guidare il partito.

Su questo scenario Salvini risponde indirettamente, rivendicando un ruolo di sintesi: “La mia intenzione è di unire, costruire e coinvolgere tutti quelli che danno un valore aggiunto alla Lega e al Paese: quindi governatori, sindaci, amministratori, senza escludere nessuno”. Aggiunge che gli unici a escludersi da soli sono “quelli che invece di fare disfano”, riferimento che nel contesto del discorso torna a puntare su Vannacci.

La difesa della linea del partito

Alle accuse di una Lega spostata troppo a destra, Salvini replica negando qualunque radicalizzazione: “Voi in questi 26 minuti avete sentito qualcosa di fascista, di strampalato, di esagerato? Penso che abbiamo parlato di robe normali”. Rivendica poi la continuità tra le proposte di Vannacci e l’azione di governo del suo partito: “La differenza è che Vannacci propone quello che la Lega sta facendo. La differenza è fra chi propone e chi fa”.

Il no a ogni apertura a sinistra

Sul fronte della maggioranza, Salvini esclude qualunque allargamento verso le opposizioni: “Non sono disposto a tirare dentro tutti pur di prendere un voto in più”. Indica in un ipotetico governo a guida Partito democratico un rischio concreto per i cantieri aperti dall’esecutivo: “Mi dispiacerebbe vedere al governo Schlein, Fratoianni e Salis che bloccano i cantieri che noi stiamo aprendo”. Si dice convinto che l’attuale formazione di centrodestra possa vincere anche alle prossime elezioni.

Sul campo avversario, il segretario leghista liquida ogni timore: “Non abbiamo paura di niente e di nessuno, contiamo sulle nostre idee e sulla nostra forza”, aggiungendo l’auspicio che gli attuali vertici dei partiti di sinistra restino al loro posto, convinto che questo consolidi il vantaggio del centrodestra per gli anni a venire.