E’ morta Emma Bonino, la leader radicale che sfidò due volte il Quirinale senza mai arrivarci

Ricoverata nei giorni scorsi in terapia intensiva per una crisi respiratoria, era stata trasferita in una struttura privata dove è deceduta questa mattina.

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Emma Bonino

È morta oggi a Roma, all’età di 78 anni, Emma Bonino, storica esponente del Partito Radicale e presidente di +Europa. La leader era stata ricoverata nei giorni scorsi in terapia intensiva per una crisi respiratoria e ieri trasferita in una struttura privata, dove si è spenta nella mattinata.

La crisi respiratoria che ha preceduto il decesso si inserisce nel quadro di una malattia che Bonino affrontava da tempo, senza mai interrompere l’attività politica. Lo scorso 5 novembre 2024 aveva ricevuto nella propria abitazione di Trastevere una visita a sorpresa di Papa Francesco, poco dopo le dimissioni dall’ospedale. Pochi mesi prima era stata eletta presidente di +Europa, il partito che aveva contribuito a fondare nel 2017.

Cinquant’anni di impegno parlamentare

Emma Bonino è stata una delle figure più significative del panorama politico italiano ed europeo del secondo Novecento e dei primi decenni del Duemila. Nata a Brà, in provincia di Cuneo, nel 1948, la sua esistenza è stata interamente consacrata alla politica, intesa come missione totalizzante che coinvolge anima e corpo in un attivismo instancabile.

Le battaglie radicali degli anni Settanta e Ottanta

Il suo ingresso nel Partito Radicale nel 1975 segna l’inizio di un percorso straordinario che la vede immediatamente in prima linea nelle battaglie più controverse e innovative dell’epoca. Negli anni Settanta e Ottanta, Bonino diventa il volto di lotte memorabili: dalla liberalizzazione dell’aborto alla lotta contro il nucleare, dalla battaglia per la liberalizzazione delle droghe leggere alle campagne per la distribuzione controllata di eroina come strumento di riduzione del danno. Il suo approccio è sempre caratterizzato dall’uso del referendum e della disobbedienza civile come strumenti di lotta politica.

Il ruolo in Europa e gli incarichi istituzionali

Parallelamente al suo impegno nazionale, Bonino sviluppa una forte vocazione internazionale, battendosi per l’abolizione della pena di morte, la difesa dei diritti civili e politici e la lotta alla fame nel mondo. La sua carriera istituzionale è impressionante per varietà e durata: deputata dal 1976 al 1994, europarlamentare in tre diverse legislature, presidente e segretario del Partito radicale transnazionale nei primi anni Novanta.
 
Ma è soprattutto a livello europeo che Bonino esprime appieno le sue capacità. Dal 1995 al 1999 siede nella Commissione europea come responsabile della politica della pesca, dei consumatori e dell’ufficio europeo per l’aiuto umanitario, affrontando con competenza le grandi crisi umanitarie degli anni Novanta, dai Grandi Laghi africani ai Balcani. La sua popolarità è tale che nel 1999, presentandosi con una lista personale, la “Lista Bonino”, ottiene un sorprendente 8,5% dei consensi.

I governi italiani e l’impegno internazionale

Negli anni Duemila, Bonino continua a ricoprire incarichi di governo di primo piano: ministro per il Commercio Internazionale e le Politiche Europee nel governo Prodi (2006), vicepresidente del Senato dopo le elezioni del 2008 nelle liste del Partito democratico, e infine ministra degli Esteri nel governo Letta tra il 2013 e il 2014. Nel 2018 fonda +Europa, formazione di cui resta presidente fino alla scomparsa.
 
Particolarmente significativo è il suo rapporto con Marco Pannella, il leader storico dei radicali. Eletti insieme alla Camera nel 1976, i due danno vita a un sodalizio che dura decenni, fatto di mille battaglie, digiuni, proteste e momenti di intensa collaborazione. Tra loro si è spesso parlato di amore, sempre smentito, ma certamente è esistito un legame profondo, pur con le inevitabili incomprensioni e rivalità che nascono tra due personalità così forti. Le differenze emergono chiaramente nel loro approccio alla politica: mentre Pannella concepisce il ruolo radicale come un “lievito” esterno destinato a influenzare le forze politiche esistenti, Bonino crede nella capacità di agire dall’interno delle istituzioni, con pragmatismo e flessibilità.
 
Questa sua evoluzione la porta, nel 1998, a compiere un gesto significativo: incontrare l’ex presidente della Repubblica Giovanni Leone per consegnargli una lettera di scuse, a vent’anni dalla campagna che lei stessa aveva animato contro di lui nello scandalo Lockheed. Un segno di maturità e capacità di ripensamento che la distingue.
 
Particolarmente interessante è anche la sua capacità di prendere le distanze temporanee dalla politica italiana per dedicarsi a progetti internazionali. Nei primi anni Duemila, in piena emergenza terrorismo, sceglie di trascorrere un periodo in Egitto come Visiting Professor all’Università Americana del Cairo, e nel 2004 dirige il processo che porta alla Conferenza di Sana’a sulla democrazia e i diritti umani, confermando il suo impegno per la giustizia internazionale e i tribunali penali.

L’eredità politica e i valori lasciati al paese

L’eredità che Emma Bonino lascia al paese è duplice e profonda. Da un lato, dimostra che è possibile condurre battaglie anticonformiste e spesso antisistema senza mai cadere in posizioni antioccidentali o violente, ma restando saldamente ancorate alla tradizione radicale e libertaria e al rispetto dello Stato di diritto, che lei considera uno strumento a tutela dei più deboli. Dall’altro, Bonino comprende con straordinaria lungimiranza l’importanza cruciale della dimensione europea per esercitare una politica realmente efficace, diventando una delle figure più apprezzate dell’establishment continentale.
 
La sua straordinaria vicenda umana e politica è raccontata nel libro-intervista “I doveri della libertà”, pubblicato nel 2011 a cura di Giovanna Casadio, che raccoglie le principali battaglie radicali combattute da Emma Bonino a partire dagli anni Settanta.

Le reazioni della politica

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha scritto su X che Bonino “ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione”. Meloni ha annunciato che sono in corso i preparativi per le esequie di Stato, esprimendo il suo rispetto per la defunta, sottolineando come, nonostante le profonde differenze politiche, abbia sempre riconosciuto la sua autorevolezza. La premier ha inoltre evidenziato una comune visione riguardo al ruolo delle donne nella società e in politica: non come una concessione da attendere, ma come una conquista da ottenere attraverso l’impegno personale.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che era stato collega di Bonino a Bruxelles, l’ha definita “un’autorevole rappresentante della politica italiana” e “uno dei volti più noti del radicalismo liberale”. Tajani ha aggiunto di aver sempre avuto con lei “un confronto rispettoso e leale, pur avendo spesso valori e visioni politiche differenti”, accomunati da “un grande sentimento europeista”.

Le battaglie civili e il cordoglio di +Europa

Nel suo messaggio, Tajani ha richiamato in particolare due campagne storiche di Bonino: la moratoria sulla pena di morte e la lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Il partito +Europa, in una nota, ha definito Bonino “una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero”, ricordando che la sua militanza era nata da un divieto che aveva “cambiato la sua giovane vita” in gioventù, riferimento alla battaglia per la depenalizzazione dell’aborto che l’aveva portata all’attivismo radicale.

Non sono ancora stati resi noti i dettagli sulla data e le modalità dei funerali, né sulle modalità con cui +Europa affronterà la propria successione ai vertici del partito dopo la scomparsa della sua presidente.