Il Leone d’Oro va a Woman Unknown, Italia fuori dal palmarès principale

May el-Toukhy

May el-Toukhy

May el-Toukhy ha vinto il Leone d’Oro dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia con “Woman Unknown”, dramma ambientato in Danimarca all’indomani dell’occupazione nazista. La regista danese, unica donna a dirigere da sola uno dei 21 film del concorso principale, ha ottenuto anche il premio per la migliore attrice con Mathilde Arcel. La pellicola racconta la storia di una giovane tata e domestica che, nell’immediato dopoguerra, sta per sposare il suo ricco datore di lavoro, ma nasconde una relazione avuta con un soldato tedesco, un segreto che rischia di comprometterne la reputazione.

La giuria, presieduta da Maggie Gyllenhaal, ha completato il palmarès assegnando il premio per il miglior attore a John Malkovich per “Wild Horse Nine”, commedia cupa ambientata nel mondo della Cia. L’attore non era presente alla cerimonia e ha inviato un videomessaggio da Montreal, dove è impegnato nelle riprese di un film. “Sono onorato di ricevere questo premio, conferito in passato a tanti attori straordinari”, ha dichiarato.

Il Gran Premio della Giuria, secondo riconoscimento per importanza, è andato a “Possible Love” del sudcoreano Lee Chang-dong, ritratto delle dinamiche di classe e di lavoro che segna il ritorno del regista alla regia otto anni dopo “Burning”.

Gli altri premi del concorso

Il Leone d’Argento per la regia è stato assegnato a Ilya Krzhanovsky per “Dau”, progetto dedicato alla realizzazione della bomba atomica da parte dei fisici sovietici e sviluppato nell’arco di oltre vent’anni. Krzhanovsky ha rinunciato alla cittadinanza russa per protestare contro la guerra in Ucraina e ha dedicato il riconoscimento agli ucraini, compresa la madre, nata nel Paese.

Il premio per la sceneggiatura è andato al regista francese Stéphane Brizé per “A Good Little Soldier”, dramma ambientato nel mondo aziendale. Il premio Marcello Mastroianni per un giovane interprete è stato assegnato a Malou Khebizi per “A Place to Heal” di Cédric Kahn, ambientato nel reparto di psichiatria adolescenziale di un ospedale pubblico.

Il Premio Speciale della Giuria ha invece premiato “Naza”, documentario dei cineasti israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sulle strategie militari adottate durante la guerra a Gaza. I due autori avevano già conquistato l’Oscar per “No Other Land”.

Il riconoscimento alla protagonista di “Woman Unknown” completa così un doppio risultato per il film vincitore: Leone d’Oro alla regia e premio per la migliore interpretazione femminile. La scelta della giuria attribuisce quindi il massimo riconoscimento alla pellicola e uno dei principali premi individuali alla sua interprete.

L’Italia fuori dal palmarès

La principale delusione della serata riguarda il cinema italiano, rimasto senza premi nel concorso principale nonostante cinque film in gara. Erano presenti “Succederà questa notte” di Nanni Moretti, “The Echo Chamber” di Andrea Pallaoro, “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis, “L’estranea” di Paolo Strippoli e “Ritorno a Buenos Aires” di Marco Bechis.

Tra le candidature italiane c’era anche Vanessa Scalera, indicata tra le interpreti in corsa per la Coppa Volpi grazie al ruolo ne “Il fuoco che ti porti dentro”. Nel palmarès principale non sono entrati neppure Alba Rohrwacher e Adriano Giannini, le cui interpretazioni erano state considerate tra quelle in evidenza durante la Mostra.

Il riconoscimento italiano arriva invece dalla sezione Orizzonti. Riccardo Scamarcio ha vinto il premio per la migliore interpretazione maschile per “I figli della scimmia” di Tommaso Landucci, che ha conquistato anche il premio per la migliore sceneggiatura, firmata dallo stesso Landucci con Damiano Femfert.

Il palmarès di Orizzonti

La sezione Orizzonti, dedicata alle nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema internazionale, ha assegnato il premio per il miglior film a “Un Détour par Diane” di Ann Sirot e Raphaël Balboni. Il riconoscimento per la migliore regia è andato a Jacqueline Lentzou per “A Day in the Life of Jo: Chapter Phaedra”.

Il Premio Speciale della Giuria è stato attribuito a “La Maison du Vent” di Auguste Bernard Kouemo Yanghu. Il regista ha scelto di non pronunciare un discorso, spiegando la decisione con la volontà di ricordare i femminicidi che avvengono in Camerun.

Il premio per la migliore interpretazione femminile è andato a Laleh Marzban per “Moragheb (Falling House)”. L’attrice, commossa durante la cerimonia, ha dedicato il riconoscimento alle donne iraniane: “Stiamo passando i peggiori giorni della nostra vita ma non dobbiamo smettere di sperare”.

Il premio per il miglior cortometraggio è stato assegnato a “Quelques Instants de Bonheur” di Shaden Safieddine Tazim, che ha richiamato la situazione del Libano e le distruzioni subite dal Paese.

La serata conclusiva è stata presentata da Nicolas Maupas e Greta Scarano, con la partecipazione musicale di Francesca Michielin, che ha reinterpretato “It’s Oh So Quiet” di Björk.

La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni ha salutato il palmarès sottolineando il risultato ottenuto da May el-Toukhy. “La regista danese era infatti l’unica donna a dirigere da sola un film tra i 21 titoli in gara e questo premio ne certifica il valore”, ha dichiarato. Borgonzoni ha inoltre citato le interpretazioni di Vanessa Scalera, Alba Rohrwacher e Adriano Giannini e ha sottolineato i riconoscimenti ottenuti da Scamarcio e da “I figli della scimmia” nella sezione Orizzonti.