Mostra di Venezia, Toni Servillo debutta nel genere ghost story con il nuovo film di Mario Martone

Toni Servillo

Toni Servillo

Mario Martone ha presentato fuori concorso all’83esima Mostra del Cinema di Venezia il suo nuovo film “Scherzetto”, tratto dall’omonimo libro di Domenico Starnone e interpretato da Toni Servillo al fianco del piccolo Lorenzo Perrotta, di soli cinque anni. L’opera riporta al centro della narrazione la città di Napoli attraverso un perimetro domestico circoscritto, dove il ritorno del protagonista anziano, richiamato dalla figlia per accudire il nipote Mario, diventa l’innesco di una dinamica psicologica e generazionale.

Un duello tra le mura domestiche

La vicenda si sviluppa interamente all’interno di uno spazio privato, confinato tra quattro mura e un balcone, trasformando l’abitazione nel teatro di uno scontro verbale serrato. La presenza del bambino costringe l’uomo a misurarsi con la propria memoria e con presenze del passato, ponendolo direttamente di fronte ai propri fantasmi personali. La struttura drammaturgica sfrutta la claustrofobia dell’ambiente per amplificare l’intensità del confronto tra due età della vita distanti, dove la dimensione ludica dell’infanzia mette in crisi le rigide strutture mentali dell’età adulta.

Il lavoro sul set ha richiesto una modalità recitativa del tutto singolare, condizionata dalla presenza dell’attore esordiente e dalla necessità di mantenere costante il registro dell’interazione. “Ci ha obbligati a giocare ininterrottamente, sia quando si girava che quando si dava lo stop alle riprese, perché il bambino ha interpretato tutta questa avventura come un gioco”, ha dichiarato Toni Servillo, precisando come l’esperienza abbia rappresentato una sollecitazione professionale inedita rispetto ai ruoli tradizionali di figura paterna o nonno.

L’evoluzione stilistica del regista napoletano

L’adattamento del testo di Domenico Starnone segna un passaggio di sperimentazione formale nella filmografia di Mario Martone, che si allontana dalle tradizionali strutture narrative d’epoca o biografiche per esplorare un registro adiacente alla commedia e al genere fantastico. L’impianto scenico ridotto al minimo essenziale focalizza l’attenzione sulla tenuta della scrittura e sul ritmo dei dialoghi, combinando la presenza fisica dei due interpreti con elementi irrazionali che affiorano nel quotidiano.

La scelta dei toni punta a bilanciare la drammaticità dei temi della vecchiaia e dei ricordi con una conduzione visiva e recitativa fluida. “Questo è un film diverso dagli altri che ho fatto, proprio per la sua forma così particolare, per il suo aspetto anche comico o per la presenza di fantasmi”, ha precisato Mario Martone, aggiungendo che la complessità dell’impianto si scioglie e si risolve in una misura di costante levità.

Gli scenari e la distribuzione

L’accoglienza al Lido di Venezia inserisce il lavoro nel solco della proficua collaborazione tra il regista partenopeo e l’opera letteraria di Starnone, già oggetto di precedenti trasposizioni cinematografiche di successo. La collocazione fuori concorso nella rassegna veneziana offre al titolo una vetrina internazionale prima del debutto nelle sale cinematografiche. Non sono ancora stati resi noti i dettagli relativi alla data ufficiale di uscita nei teatri italiani e al calendario della distribuzione all’estero.