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Politica

Affossato patto su Fianum. Schiaffo di Mattarella a Renzi: niente decreto

Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2017 0:01
Redazione
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Preoccupazione per le difficolta’ mostrate dalle forze politiche e, al contempo, fiducia che una nuova legge elettorale possa ancora essere varata. Sergio Mattarella osserva quanto avviene in Parlamento attorno alla riforma del voto e registra che nessuna forza politica di maggioranza ha, fino a questo momento, mostrato la volonta’ di far venir meno il suo sostegno all’Esecutivo guidato da Paolo Gentiloni. Per il Quirinale, inoltre, un decreto sara’ possibile solo a ridosso della fine naturale della legislatura, che da calendario sarebbe tra otto mesi, e solo su aspetti tecnici che portino a una omogeneizzazione delle leggi elettorali di Camera e Senato. Un decreto su aspetti politici della legge elettorale, cioe’ sul suo impianto, e’ al momento decisamente escluso. Cio’ che filtra dalle stanze del Quirinale e’ una doccia fredda per il partito del ‘voto subito’ e di chi (Matteo Renzi in testa), pochi minuti dopo la morte certificata del Fianum, ha cominciato ad invocare un decreto che intervenga sull’Italicum corretto dalla Consulta, cosi’ da renderlo uniforme per Camera e Senato e quindi in grado di portare i cittadini alle urne. Niente da fare, sembra avvertire il Quirinale: la strada da percorrere e’ ancora quella parlamentare, del dialogo. Questo, tra l’altro, dopo le parole pronunciate da Lorenzo Guerini, coordinatore del Partito Democratico, al termine della riunione con Matteo Renzi e il resto della segreteria Pd: “Le condizioni per favorire un accordo non ci sono piu’. Ci sono le sentenze della Corte Costituzionale”. Il che rappresenta una precisa indicazione verso la strada del decreto. Se i dem vorrano intraprendere quel sentiero lo si capira’ solo all’inizio della prossima settimana, dopo le 48 ore di tempo per riflettere che il segretario si e’ concesso e dopo le elezioni amministrative di domenica.

Ieri giornata convulsa alla Camera. L’Aula e’ ormai ingestibile, viene sospesa e nel frattempo il segretario del Pd Matteo Renzi convoca nel primo pomeriggio la segreteria. Idem Silvio Berlusconi, che riunisce i vertici di FI a palazzo Grazioli. La Lega riunisce il gruppo, ma la linea e’ gia’ chiara e la ufficializza Matteo Salvini: subito decreto per omogeneizzare le due leggi elettorali di Camera e Senato e poi al voto. Un’ipotesi che torna immediatamente a farsi largo in Transatlantico. Dalle forze minori, contrarie al Fianum, come Ap, Mdp e Sinistra italiana, arriva la richiesta al Pd di andare avanti comunque con la riforma, magari cercando un’intesa con loro, e non piu’ con i 5 Stelle. Ma il Pd e’ categorico, almeno in queste ore: “Abbiamo gia’ fatto una fatica enorme ad accettare il proporzionale, ulteriori sforzi al ribasso dal Pd non arriveranno”. Quindi, ora “faremo le nostre valutazioni politiche e istituzionali”. Gli orlandiani, pero’, frenano sul possibile precipitare degli eventi, e invitano il partito alla calma. Un invito alla prudenza viene rivolto anche da Forza Italia: “siamo pronti a ricercare tutte le soluzioni possibili per non vanificare quanto realizzato”, spiega Francesco Paolo Sisto, che aggiunge: “tuttavia, e’ necessario rinsaldare il patto elettorale contratto sul testo votato in Commissione, cosi’ da evitare ulteriori agguati da parte di chi cerca di affossare la legge solo per proprie utilita’ di basso profilo”. Anche i 5 Stelle non danno tutto per perso: “Da irresponsabili far cadere la legge elettorale per colpa del Trentino”, dichiara Roberto Fico. In serata l’intervento di Beppe Grillo: “Oggi la legge elettorale e’ stata affossata per una cosa meravigliosa. Chiedevamo una legge uguale per tutta l’Italia, c’e’ stata una mozione e non vi dico chi ha detto ‘non la vogliamo uguale per tutta l’Italia, la vogliamo diversa per il Trentino’. E allora io ho detto ‘andiamo tutti in Trentino'”.

TAGGATO:fianunlegge elettoralemattarellarenzitedesco
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