Allarme salute: Pm10 sfora più 35 volte per anno da Milano a Torino, da Roma a Napoli. “Occorrono misure strutturali”

Allarme salute: Pm10 sfora più 35 volte per anno da Milano a Torino, da Roma a Napoli. “Occorrono misure strutturali”
16 febbraio 2018

La qualita’ dell’aria urbana migliora ma non abbastanza, e la riprova sta nei livelli di Pm10: se e’ vero che rispetto alla media annuale c’e’ una netta riduzione, in particolare a Torino, Milano, Venezia, Napoli, Genova e Roma e che nel 2016 in nessuna citta’ vi sono concentrazioni superiori alla media annuale, ben diverso e’ per il limite giornaliero, dove la situazione appare piu’ critica per Milano, Torino e Venezia che, nonostante la riduzione su base annuale, superano il limite giornaliero per piu’ di 35 volte per anno. Altre citta’ che riportano tali superamenti sono Roma, Napoli e Cagliari. Nel 2016 le citta’ che hanno fatto registrare superamenti giornalieri oltre il limite di legge sono Messina (126 giorni), Torino (93), Milano (73), Venezia (63), Napoli (61), Cagliari (52), Palermo (47), Roma (41). Lo dice il rapporto ‘MobilitAria’ dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico (Iia) del Consiglio nazionale delle ricerche e del Gruppo mobilita’ sostenibile del Kyoto Club evidenzia, nel decennio 2006-2016, una lieve riduzione della media delle concentrazioni annuali di inquinanti, sebbene le citta’ risultino ancora caratterizzate da superamenti giornalieri oltre i limiti. La ricerca, condotta a Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia, confronta i livelli raggiunti dall’inquinamento con le politiche di mobilita’. Il rapporto e’ stato presentato oggi a Roma ed analizza valori e superamenti di alcuni inquinanti secondo le disposizioni della normativa in vigore sulla qualita’ dell’aria, il D.Lgs 155/2010, quali il Particolato atmosferico (PM10 e PM2,5) ed il biossido di azoto (NO2), piu’ correlabili con le emissioni da traffico e i cui sforamenti sono costati all’Italia l’avvio di una procedura infrazione da parte della Commissione europea.

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Dallo studio emerge che, sebbene negli anni 2006-2016 si riscontri un miglioramento diffuso della qualita’ dell’aria, con una lieve riduzione della media delle concentrazioni annuali, le citta’ sono ancora caratterizzate da livelli di concentrazione e numero di superamenti giornalieri oltre i limiti (PM10: 50 g/m3 giornalieri, da non superare piu’ di 35 volte per anno, 40 g/m3 di media annua; PM2,5: valore annuale 25 g/m3; NO2: limite orario 200 g/m3 per massimo 18 volte l’anno; limite annuale 40 g/m3). Riguardo al biossido di azoto si osserva un decremento dal 36% al 46% in citta’ come Bari, Bologna, Catania e Reggio Calabria, una riduzione attorno al 20% a Firenze, Napoli, Venezia e Palermo. Da segnalare come, negli ultimi tre anni consecutivi Bari, Cagliari, Reggio Calabria, Venezia, Messina e Catania presentino concentrazioni medie inferiori al limite normativo in vigore. Le citta’ con maggiori concentrazioni sono Milano, Torino e Roma (49 g/m3), Firenze e Napoli (43 g/m3), Genova (41 g/m3), Venezia e Messina (39 g/m3). Per quanto concerne il valore limite orario si osservano superamenti a Roma, Torino, Firenze, Milano, Genova, Napoli e Catania; nel 2016 la citta’ con il piu’ alto numero di sforamenti e’ Torino (28 volte) seguita da Roma (13), Milano (7) e Cagliari (4). Dati discontinui si riscontrano nell’analisi del PM2,5, evidenziando una riduzione della concentrazione media annuale, anche se Milano, Venezia e Torino presentano trend con valori maggiori al limite. Tra le municipalita’ che hanno ridotto maggiormente le concentrazioni nel decennio vi sono Roma, Bologna, Cagliari, e Napoli, rispettivamente del -38%, -43%, -36%, -43%. Nel 2016 le citta’ che ancora presentano valori maggiori al limite normativo risultano Torino, Milano e Venezia. A incidere sulla qualita’ dell’aria sono certamente i provvedimenti in materia di mobilita’. Le analisi hanno riguardato diversi indicatori di mobilita’ quali Zone a traffico limitato, car e bike sharing, numero e tipologie di veicoli, trasporto pubblico locale nonche’ i provvedimenti amministrativi in materia.

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Dal rapporto emerge un andamento positivo, con realta’ come il bike sharing, ma si segnalano conferme di problemi strutturali da risolvere, ad esempio il tasso di motorizzazione: diminuito in molte citta’ nel primo periodo a causa della sfavorevole congiuntura economica del 2008, si attesta ancora su numeri troppo alti. Prima in classifica e’ Catania con 684 veicoli per ogni 1000 abitanti, segue Cagliari con 646 e Torino con 639; un andamento positivo si riscontra a Roma e Milano, rispettivamente con -13% e -10% nel decennio. Al tasso di motorizzazione va correlata una situazione di tagli e misure restrittive per il trasporto pubblico locale: i tagli legati alla Legge Finanziaria del 2010 hanno prodotto effetti negativi soprattutto nelle realta’ piu’ fragili come Napoli, dove gli utenti sono diminuiti del 32%, Catania (-17%), Genova (-12%) e Roma (-6%). Un impegno positivo si riscontra nelle zone a traffico limitato (ZTL), cresciute in modo deciso, istituite in nuove citta’ come Mestre, Bari, Genova, Napoli, Palermo e ampliate a Milano e Firenze. Al tempo stesso, sono aumentate le piste ciclabili, ad esempio a Mestre, Milano, Bologna, Firenze, Torino, con alte percentuali di uso della bicicletta. “Occorrono misure strutturali che portino a un trasporto pubblico piu’ verde -, sostiene Nicola Pirrone, direttore dell’Iia-Cnr – una mobilita’ a basso impatto ambientale con una forte spinta verso i mezzi elettrici o a gas. E’ necessario dotarsi di un Piano nazionale strategico che coinvolga tutti gli enti preposti al controllo e alla gestione del territorio al fine di ridurre drasticamente l’inquinamento atmosferico nei nostri centri urbani. Bisogna ripensare la governance delle citta’ in modo globale, con un progetto di interventi strutturali che miri a decarbonizzare la nostra economia, ivi compresi i sistemi di trasporto e riscaldamento, le due maggiori fonti di inquinamento atmosferico in molte citta’ italiane. Bisognerebbe inoltre disincentivare l’utilizzo di fertilizzanti azotati nel settore agro-zootecnico, perche’ in molte aree le polveri sottili sono anche un prodotto secondario della componente agricola. L’Italia sta facendo molto bene nella produzione di energia da fonti rinnovabili ma andrebbero migliorate le reti di distribuzione”.

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