Amministrative, al voto 37 Comuni e un capoluogo di provincia

22 maggio 2014

Domenica 25 maggio anche la Sicilia vedra’ alcuni cittadini impegnati nella scelta, oltre che dei loro rappresentanti a Bruxelles, di sindaci e consiglieri comunali. Sull’isola si vota in 37 comuni e in un solo capoluogo di provincia, Caltanissetta. I piu’ popolosi sono, in provincia di Palermo, Bagheria, Monreale e Termini Imerese, Mazara del Vallo nel trapanese e Acireale in provincia di Catania. In provincia di Palermo si votera’ anche a Roccamena, Bompietro e Cinisi, mentre a Messina saranno 11 i comuni impegnati nel rinnovo delle amministrazioni: Brolo, Condro’, Forza d’Agro’, Leni, Mandanici, Mistretta, Oliveri, Rometta, San Salvatore di Fitalia, Spadafora e Tortorici. Nel catanese, oltre che ad Acireale, si vota ad Aci Castello, Motta Sant’Anastasia, Ragalna e Zafferana Etnea e in provincia di Trapani andranno alle urne anche Calatafimi Segesta, Salaparuta e Salemi. Nella Sicilia orientale sono cinque i comuni al rinnovo in provincia di Agrigento (Caltabellotta, Naro, Racalmuto, San Biagio Platani e Santa Elisabetta), due nel nisseno (Mazzarino e San Cataldo), due in provincia di Siracusa (Portopalo di Capo Passero e Pachino) uno in provincia di Enna (Aidone).

A Caltanissetta, poco piu’ di 61mila abitanti, si sceglie il successore di Michele Campisi, ora esponente del Nuovo Centro Destra ma nel 2009 eletto nelle file del Pdl, che non correra’ per il secondo mandato. E proprio nell’unico capoluogo di provincia interessato dal voto, poco prima della chiusura delle liste c’e’ stata una sorpresa: Forza Italia e Ncd, qui coalizzate, hanno avuto un ripensamento sul loro candidato a sindaco preferendo al medico Gioacchino Lo Verme, l’avvocato Sergio Iacona. Lo Verme non ha comunque rinunciato alla sua corsa per la poltrona di primo cittadino e adesso conta sul sostegno di Green Italia e delle sue liste civiche. Gli altri quattro sfidanti sono Giovanni Ruvolo, sostenuto da una coalizione di centro sinistra (Pd, Udc, Sel, Psi), Giovanni Magri’ per il Movimento 5 Stelle, Michele Giarratana per Caltanissetta protagonista, Conny Fasciana per Alternativa Comunista.

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Si rinnova il consiglio comunale anche a Salemi, piccolo comune del trapanese sciolto nel 2012 per infiltrazioni mafiose. Qui si ricandida a sindaco il critico d’arte Vittorio Sgarbi (dimessosi poco prima dello scioglimento) e non senza polemiche. L’ex primo cittadino di Salemi ha infatti denunciato il tentativo di alcuni candidati consiglieri di promuovere alleanze inesistenti. ”Ribadisco di non avere alcun accordo con altri schieramenti e che la sola lista che mi sostiene e’ quella del Partito della Rivoluzione, peraltro da me guidata – ha detto Sgarbi – Ho detto che corro da solo e cosi’ faro’. E’ importante il voto disgiunto, ma quanti mi rivogliono alla guida della citta’ debbono votare anche la mia lista”. Singolare infine il caso di Motta Sant’Anastasia, comune in provincia di Catania, dove le ‘lotte’ per la scelta del candidato a sindaco del Pd si sono concluse con la decisione dell’unione provinciale del partito di non autorizzare nessuno all’utilizzo del simbolo. A contendersi il ruolo di capolista sono stati Danilo Festa, civatiano e consigliere comunale uscente, e Daniele Capuana, ex Mpa, passato al Pd e considerato vicino al sindaco di Catania Enzo Bianco. Festa era stato indicato come candidato a sindaco dal circolo locale del Pd, ma i vertici provinciali avevano bloccato l’iter nominando un ‘presentatore della lista’ che avrebbe dovuto scegliere tra i due. Risultato: ”la situazione politica all’interno del Pd di Motta Sant’Anastasia e’ andata oltre la normale dialettica interna”, scrive in una nota il segretario provinciale Enzo Napoli, e ”l’unione provinciale di Catania non autorizzera’ alcuno all’utilizzazione del simbolo”. Insomma fra le 17 liste collegate ai sette candidati a sindaco non ci sara’ quella del Pd.

Ecco come si vota. Nei comuni con meno di 10mila abitanti si vota con il sistema maggioritario a un solo turno. E’ eletto sindaco il candidato che ottiene il maggior numero di voti, anche se non rappresentano la maggioranza assoluta, e si va al ballottaggio solo in caso di esatta parita’ tra i due candidati. Ad ogni candidato sindaco e’ collegata una lista di candidati al consiglio comunale. La lista del candidato sindaco vincente ottiene i 2/3 dei seggi in consiglio. Non e’ possibile il voto disgiunto: votare per un candidato a sindaco significa votare la lista che lo appoggia. Nei comuni con piu’ di 10mila abitanti si vota con il sistema maggioritario a doppio turno per il sindaco: viene eletto il candidato che ottiene piu’ del 50% dei voti, se nessun candidato supera questa soglia vanno al ballottaggio i due piu’ votati. Ogni candidato a sindaco e’ collegato a uno o piu’ gruppi di candidati al consiglio comunale. E’ previsto il voto disgiunto: l’elettore potra’ esprimere preferenza per una lista o un candidato a consigliere comunale e contemporaneamente votare un candidato sindaco non collegato alla lista votata. Il 60% dei seggi va alle liste collegate al sindaco vincitore, a meno che una lista non collegata abbia ottenuto il 50% dei voti. Il resto dei seggi e’ diviso tra le liste in modo proporzionale ai voti ricevuti. I candidati sindaci non eletti entrano a far parte del consiglio comunale se la loro lista ha ottenuto almeno un seggio. In tutti i comuni, ogni elettore puo’ esprimere due preferenze per i candidati a consigliere comunale ma, in questo caso, deve essere rispettata l’alternanza di genere (un uomo e una donna) pena la nullita’ della seconda preferenza.

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