Basi americane in Italia, Crosetto chiude la questione: nessuna richiesta da Washington

Il ministro della Difesa spiega al Parlamento che gli accordi bilaterali del 1954 non consentono impieghi bellici. Tajani avverte: lo stretto di Hormuz è sotto attacco e i prezzi dell’energia saliranno entro un mese.

Guido Crosetto

Guido Crosetto

Nessuna richiesta da Washington sulle basi, difesa aerea nazionale portata al livello massimo di allerta, invio di assetti navali a Cipro con Francia, Spagna e Polonia, e risposta affermativa alle domande di assistenza dei partner del Golfo. È il quadro che il governo ha consegnato al Parlamento attraverso le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto e del ministro degli Esteri Antonio Tajani: un’Italia che non entra nel conflitto ma si attrezza per gestirne le ricadute strategiche, energetiche e di sicurezza interna.

Le basi americane restano fuori dalla guerra

Il tema politicamente più sensibile era quello delle installazioni militari statunitensi presenti sul territorio nazionale. Crosetto lo ha affrontato con nettezza: al momento non è pervenuta da Washington alcuna richiesta di utilizzo diverso rispetto al quadro attuale. “Ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta relativa a scenari diversi. Non vi è stata alcuna anticipazione in tal senso, quindi non c’è un tema di basi da concedere”.

Il ministro ha ricordato che la presenza delle installazioni americane è disciplinata da un corpus giuridico stratificato: la Nato Status of Forces Agreement del 1951, gli accordi bilaterali Italia-Usa del 1954, aggiornati nel 1973 e integrati dall’intesa del 1995. Quel quadro autorizza attività legate a operazioni Nato, addestramento, supporto logistico, cooperazione tecnico-operativa e voli non destinati al combattimento. Nulla di cinetico, nulla che esorbiti dai vincoli alleati.

Crosetto ha aggiunto di non ritenere probabile una richiesta americana in tal senso, ma ha lasciato aperta la porta a un confronto parlamentare: qualora dovesse arrivare, la decisione verrebbe assunta insieme al Parlamento. Ha anche precisato che il regime giuridico italiano è identico a quello spagnolo, perché il trattato è lo stesso.

Difesa aerea al massimo, navi a Cipro

Sul piano operativo, la crisi ha già prodotto decisioni concrete. Crosetto ha ordinato al Capo di Stato Maggiore della Difesa di portare al livello massimo la protezione della rete difesa aerea e antibalistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la Nato. La motivazione è esplicita: di fronte a una crisi che definisce “preoccupante e dirompente”, ogni sviluppo imprevedibile deve essere contemplato.

Prima dello scoppio del conflitto l’Italia aveva nella regione circa 2.576 militari. Spostamenti erano già stati avviati per mettere in sicurezza il personale; nelle ultime ore sono state adottate ulteriori misure per adeguare la presenza nelle missioni attive. Nei prossimi giorni, insieme a Spagna, Francia e Polonia, saranno inviati assetti navali a protezione di Cipro. Crosetto ha ricordato che in caso di aggressione armata scattano sia l’articolo 5 della Nato sia l’articolo 7 dell’Unione europea.

L’Iran colpisce oltre Israele: la logica energetica

Tajani ha tracciato un quadro della crisi che va oltre il perimetro israelo-iraniano. L’Iran, ha spiegato, continua a sferrare attacchi indiscriminati con missili e droni contro infrastrutture strategiche, siti militari, aeroporti, alberghi, centri residenziali e missioni diplomatiche in tutti i paesi del Golfo. La mattina dell’informativa i colpi avevano raggiunto anche l’Azerbaigian.

Crosetto ha individuato una logica in questa espansione: gli attacchi principali non sono stati diretti contro Israele bensì contro un’area molto più vasta, con l’obiettivo di creare una crisi energetica e un impatto sull’economia mondiale coinvolgendo i paesi dell’area che sono snodi dell’economia globale. La preoccupazione più immediata riguarda lo stretto di Hormuz. Tajani ha avvertito che il suo blocco rappresenterebbe un colpo agli approvvigionamenti energetici globali.

I prezzi del petrolio e del gas hanno già registrato rialzi significativi, anche se le vere conseguenze si materializzeranno entro un mese: gli aumenti attuali sono, per ora, fenomeni speculativi. Una petroliera americana è stata colpita nel Golfo nella stessa mattinata. Alcuni partner strategici della regione hanno chiesto formalmente all’Italia di rafforzare le loro capacità di difesa aerea. Il governo ha aderito, motivando la decisione anche con la presenza di decine di migliaia di cittadini italiani, civili e militari, nei paesi interessati.

Khamenei e il blitz senza preavviso agli alleati

Nella replica al Senato Crosetto ha chiarito le circostanze dell’attacco che ha innescato la crisi e dell’uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei. Washington e Israele non comunicarono in anticipo l’operazione ad alcun alleato: il timore che la notizia trapelasse era troppo alto, e il risultato del primo attacco troppo importante per rischiare una fuga di notizie. “Questo attacco è stato deciso all’ultimo minuto, quando si è manifestata la possibilità di eliminare la guida suprema iraniana. Successivamente, mentre gli aerei erano in volo, sono state avvisate le nazioni amiche, tra cui l’Italia”.

Il ministro ha sgombrato il campo da possibili polemiche: tutti i paesi alleati sono stati trattati in modo identico. L’Italia non è stata esclusa o penalizzata; semplicemente, nessuno sapeva prima. Crosetto ha anche riconosciuto che l’attacco iniziale è avvenuto al di fuori delle regole del diritto internazionale, senza tuttavia che questa valutazione giuridica modifichi la risposta politica italiana. Sul fronte diplomatico il ministro ha segnalato un’opportunità: l’Italia mantiene canali di dialogo aperti con Teheran e potrebbe contribuire a favorire contatti tra le parti. La gestione delle crisi internazionali, ha sottolineato, passa anche attraverso canali discreti.

Tajani ha condiviso con il segretario di Stato Marco Rubio la valutazione sulle responsabilità del regime iraniano, sia sul dossier nucleare sia sul programma balistico, e ha ribadito al collega statunitense il rispetto degli accordi bilaterali esistenti tra Italia e Stati Uniti. Il ministro degli Esteri ha anche allargato lo sguardo alla crisi più generale del sistema internazionale: tutto si svolge ormai al di fuori delle regole del diritto internazionale, ha detto, anche perché chi dovrebbe garantirne il rispetto siede al vertice del Consiglio di sicurezza dell’Onu dopo aver invaso un altro Stato — riferimento inequivocabile alla Russia, non citata per nome.

Sicurezza interna: la circolare ai prefetti

Sul territorio nazionale le conseguenze della crisi si traducono in misure di ordine pubblico. Il Dipartimento della pubblica sicurezza ha inviato una circolare a prefetti e questori che dispone il rafforzamento dei dispositivi di vigilanza sulle basi militari americane, sui siti della filiera di produzione di interesse militare e sugli obiettivi diplomatico-consolari, religiosi, culturali ed economici riconducibili a Israele, alla comunità ebraica e agli Stati Uniti.

La circolare prevede una protezione rafforzata anche per obiettivi istituzionali, infrastrutture critiche, luoghi ad alto afflusso di persone e grandi hub di trasporto: aeroporti, porti, stazioni ferroviarie. In ambito portuale dovrà essere monitorata la presenza di assetti navali militari e commerciali riconducibili a paesi sensibili, nonché quella delle grandi navi da crociera sulle principali rotte turistiche.

Un richiamo specifico riguarda le Paralimpiadi invernali imminenti, con delegazioni estere che figurano tra i soggetti da tutelare con particolare attenzione. Le autorità provinciali interessate sono state direttamente allertate. La circolare segnala infine il rischio che l’acuirsi della crisi possa alimentare una ripresa della campagna antagonista a sostegno della causa palestinese o in direzione antimilitarista.