Patto contro i frugali, Meloni rompe gli schemi: accordo con Sanchez sui fondi e apertura a Mosca
Pedro Sanchez e Giorgia Meloni
Alla vigilia dell’ultimo Consiglio europeo prima della pausa estiva, Giorgia Meloni arriva a Bruxelles dopo la conclusione del G7 di Evian con un’agenda fitta di incontri e con l’obiettivo di rafforzare il fronte dei paesi contrari a una riduzione delle principali politiche comunitarie. Il vertice segna anche un passaggio simbolico: per la prima volta dopo anni, i leader europei affrontano il dossier Ucraina senza il ruolo di blocco esercitato da Viktor Orban, circostanza che consente ai Ventisette di ritrovare una posizione unanime sulle conclusioni dedicate a Kiev.
L’intesa tra i governi
Il passaggio politicamente più rilevante della vigilia è il bilaterale tra Meloni e il premier spagnolo Pedro Sanchez. Due leader collocati su fronti opposti dello scenario europeo trovano però un terreno comune sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’Unione.
L’obiettivo condiviso è finanziare nuove priorità considerate strategiche, dalla competitività all’innovazione, dalla sicurezza all’energia, senza sacrificare la politica di coesione. Roma e Madrid ritengono infatti che gli investimenti destinati alle regioni restino uno strumento essenziale per il funzionamento del mercato interno e per la riduzione dei divari economici tra territori.
L’intesa si inserisce nel lavoro del gruppo dei cosiddetti “amici della coesione”, che comprende diversi Stati favorevoli al mantenimento delle tradizionali voci di spesa europea. Il confronto si annuncia particolarmente duro con il blocco dei paesi frugali, che punta a una consistente riduzione del bilancio complessivo. Sul tavolo circolano ipotesi di tagli fino a 400 miliardi di euro, una prospettiva che preoccupa soprattutto i beneficiari dei fondi strutturali e della Politica Agricola Comune.
Il confronto sulle risorse
Il negoziato sul bilancio 2028-2035 viene considerato da molte delegazioni il dossier più complesso dei prossimi mesi. Le nuove esigenze dell’Unione, legate alla difesa, alla transizione energetica e alla competitività industriale, richiedono infatti risorse aggiuntive. La questione centrale riguarda però il modo in cui reperirle.
Per Italia e Spagna, le nuove priorità non possono essere finanziate attraverso una riduzione delle politiche storiche dell’Unione. La posizione condivisa difende non soltanto la coesione territoriale ma anche la Politica Agricola Comune e la Politica Comune della Pesca, settori che continuano ad avere un peso significativo nelle economie di numerosi Stati membri.
L’ampiezza delle distanze tra i governi lascia prevedere una trattativa lunga. Fonti diplomatiche europee considerano difficile arrivare a un accordo definitivo entro la fine dell’anno, nonostante la volontà della Commissione di accelerare il confronto.
I canali con Mosca
Accanto al tema finanziario resta centrale la guerra in Ucraina. Durante la riunione dedicata al conflitto, alla presenza del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, l’Italia rilancia la proposta di individuare un inviato speciale dell’Unione incaricato di dialogare con la Russia.
A sostenere pubblicamente questa linea è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui l’Europa dovrebbe dotarsi di un interlocutore unico scelto da tutti gli Stati membri. L’obiettivo dichiarato è superare i formati ristretti che negli ultimi anni hanno coinvolto soltanto alcune capitali e garantire una rappresentanza condivisa dell’intera Unione.
Il dibattito è stato alimentato dalle indiscrezioni sui contatti riservati avviati dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa con il Cremlino. La notizia, emersa nelle scorse ore, ha sorpreso numerosi leader che non erano stati preventivamente informati dell’iniziativa.
Successivamente, collaboratori di Costa hanno precisato che si sarebbe trattato esclusivamente della creazione di un canale di comunicazione in vista di eventuali sviluppi futuri e non di un negoziato sui contenuti. Una spiegazione che non ha impedito al tema di occupare una parte significativa della discussione tra i capi di Stato e di governo.
Migrazioni e nuove alleanze
Nel programma del vertice trova spazio anche il confronto sulle politiche migratorie. La riunione dei paesi interessati a soluzioni innovative nella gestione dei flussi, promossa dalla Danimarca, si svolgerà il giorno successivo rispetto alle previsioni iniziali.
Il formato ha progressivamente ampliato la propria partecipazione, passando da un gruppo ristretto a una piattaforma che coinvolge ormai oltre una dozzina di Stati membri. Tra questi figura anche la Germania guidata dal cancelliere Friedrich Merz.
Secondo fonti diplomatiche, l’Italia continua a concentrare la propria attenzione sul funzionamento dei centri realizzati in Albania e non starebbe valutando, al momento, ulteriori accordi con paesi terzi. Altri governi europei, invece, proseguono l’esplorazione di modelli alternativi per la gestione delle richieste di asilo e dei rimpatri.
Il Consiglio europeo si apre così con una pluralità di dossier intrecciati. Bilancio, Ucraina e migrazioni rappresentano tre fronti distinti ma accomunati dalla stessa esigenza: trovare un equilibrio tra interessi nazionali e obiettivi comuni in un’Unione chiamata a ridefinire le proprie priorità strategiche per il prossimo decennio.
