La scommessa di Pechino: trasformare l’Intelligenza Artificiale da minaccia di disoccupazione a motore del lavoro
Il nuovo piano del Consiglio di Stato cinese per il 2026-2030 punta sulla ricollocazione e sulle nuove professioni per arginare la crisi occupazionale di laureati e cinquantenni.
C’è un paradosso strutturale che agita i sonni di Pechino: circa il 70% dei giovani disoccupati cinesi è oggi composto da laureati, mentre i cinquantenni rimasti senza lavoro a causa di una scolarizzazione limitata rischiano l’esclusione perpetua. In questo scenario sociale esplosivo, il passaggio più significativo della nuova strategia governativa riguarda l’intelligenza artificiale.
L’obiettivo del Consiglio di Stato è ambizioso quanto rischioso: sviluppare nuove professioni legate all’Ia, favorire l’uso della tecnologia nei settori tradizionali e rafforzare formazione e percorsi di ricollocazione per i lavoratori esposti al rischio di sostituzione, tentando di trasformare una imminente fonte di disoccupazione tecnologica nel motore principale delle nuove attività economiche.
Di fronte alle crescenti preoccupazioni per la perdita di posti di lavoro legata all’automazione, la Cina prova quindi a correre ai ripari. L’esecutivo cinese ha pubblicato un piano strategico per attuare la direttiva “occupazione al primo posto” nel periodo 2026-2030, nel tentativo di stabilizzare un mercato del lavoro fortemente sotto pressione, in particolare per due categorie sensibili: i giovani laureati e i lavoratori migranti.
Si tratta di un tema politicamente delicatissimo per Pechino, perché l’occupazione resta uno degli indicatori più diretti della tenuta economica e della stabilità sociale del Paese. Le nuove misure arrivano dopo il rallentamento degli investimenti e delle vendite al dettaglio, fattori che hanno accentuato i timori diffusi sulle prospettive generali del lavoro.
“Nel complesso, le misure sono ampie”, ha commentato Nie Riming, vicedirettore dell’Istituto di finanza e diritto di Shanghai, al South China Morning Post. “Ma l’occupazione è in ultima analisi una questione di crescita”. Il piano individua nove aree prioritarie: dall’allineamento della politica macroeconomica agli obiettivi occupazionali alla stabilizzazione dell’impiego nei settori ad alta intensità di lavoro, dall’espansione del terziario alla creazione di nuove opportunità nei comparti emergenti.
Il dilemma generazionale
“L’occupazione dei giovani con alto livello di istruzione e quella dei lavoratori di mezza età con basso livello di istruzione sono le due sfide più pressanti per il mercato del lavoro cinese”, ha ribadito Nie. Se da un lato i giovani con alti titoli di studio non trovano un mercato in grado di assorbirli, dall’altro i lavoratori licenziati intorno ai 50 anni rischiano lunghissimi periodi di totale inattività.
I dati macroeconomici d’altronde parlano chiaro: il tasso di disoccupazione rilevato tra i lavoratori migranti interni è salito al 5,7% a marzo, il livello più alto in quasi tre anni, mentre la disoccupazione giovanile viaggiava al 16,3% ad aprile. Secondo gli analisti, il punto decisivo resta il rilancio degli investimenti e del settore privato, che rappresenta la principale fonte di nuovi posti di lavoro in Cina. Nie ha indicato anche la necessità di allentare le restrizioni governative su servizi come l’istruzione privata e l’intrattenimento, per sbloccare maggiore capacità occupazionale.
L’ambivalenza del piano “Ia Plus” e la svolta marittima
La spinta sull’Ia resta però fortemente ambivalente. Un piano d’azione denominato “Ia plus”, pubblicato ad agosto, punta a portare l’adozione dell’intelligenza artificiale nei settori chiave al 70% entro il 2027 e al 90% entro il 2030. Ma proprio quest’anno, in diverse città cinesi, sono emerse aspre controversie di lavoro collegate a licenziamenti attribuiti direttamente all’automazione e all’uso massiccio degli algoritmi. Per correre ai ripari, il ministero delle Risorse umane e della sicurezza sociale ha dichiarato che pubblicherà un documento specifico sull’impatto dell’Ia sull’occupazione, introducendo misure di sostegno per i settori industriali più colpiti.
Accanto all’intelligenza artificiale, Pechino guarda con insistenza ai nuovi comparti industriali come possibile valvola di sfogo occupazionale. Il piano strategico indica infatti le nuove energie, i nuovi materiali, l’economia a “bassa quota”, l’economia verde e l’economia marittima tra le aree prioritarie su cui ridistribuire la forza lavoro.
In questa direzione, quattro ministeri hanno diffuso una nota congiunta per sostenere lo sviluppo dell’economia marittima e promuovere l’impiego, includendo un programma per trasferire lavoratori qualificati da settori terrestri tecnologici ormai saturi — come l’Ia stessa e la manifattura avanzata — direttamente verso le filiere del comparto marittimo.
