Ceuta ancora nel caos dopo un mese, il rapporto sugli agenti marocchini che inchioda Sánchez

Pedro Sanchez

Pedro Sanchez

Un rapporto del Centro nazionale per l’immigrazione e le frontiere (Cenif) ha riacceso la crisi tra Madrid e Rabat sull’ingresso massiccio di migranti a Ceuta del 30 e 31 luglio. Il documento individua agenti marocchini in uniforme e in abiti civili lungo la rotta verso il molo di El Tarajal e ipotizza un’operazione organizzata. La relazione, trasmessa all’Audiencia Nacional su richiesta della giudice María Tardón, è stata pubblicata mercoledì dal quotidiano El Español.

Il documento contiene 32 fotografie di agenti marocchini: 11 in uniforme e 21 in abiti civili. Secondo l’analisi della polizia, alcuni degli uomini in uniforme avrebbero svolto compiti di orientamento durante l’attraversamento irregolare della frontiera, mentre altri avrebbero aiutato i migranti a superare gli ostacoli e organizzato l’accesso all’area riservata ai mezzi pesanti.

La relazione descrive inoltre alcuni uomini in abiti civili, di età stimata tra i 30 e i 50 anni, che avrebbero assunto un ruolo di controllo sulla folla. Alcuni, secondo il documento, avrebbero impartito indicazioni agli agenti marocchini in uniforme, mentre altri avrebbero filmato gli eventi o utilizzato i telefoni cellulari.

Il documento divide il governo

La pubblicazione ha costretto il ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska a chiedere chiarimenti al direttore generale della Polizia, Francisco Pardo. Il ministro vuole sapere sia quale sia il contenuto effettivo della relazione sia quando la Polizia nazionale sia venuta a conoscenza delle conclusioni contenute nel documento.

Pardo ha però negato che esista una relazione di polizia che attribuisca alle forze di sicurezza marocchine la pianificazione o l’esecuzione dell’ingresso massiccio. La smentita del vertice della Polizia introduce così una contraddizione tra il documento pubblicato e la ricostruzione ufficiale fornita dal ministero.

Il Cenif precisa che le proprie conclusioni derivano soprattutto dal monitoraggio di applicazioni di messaggistica, social network aperti, immagini e video diffusi dai media. La stessa struttura avverte che questi elementi non consentono di stabilire in modo definitivo l’eventuale implicazione o responsabilità dei soggetti coinvolti negli ingressi.

La relazione individua comunque analogie con altri attraversamenti massicci registrati a Ceuta nel 2021 e nel 2024, sostenendo che l’episodio di luglio avrebbe presentato un livello di organizzazione più articolato.

Il nodo delle informazioni ricevute da Madrid

La vicenda non riguarda soltanto il comportamento delle autorità marocchine. I ministri spagnoli hanno fornito versioni contrastanti su ciò che il governo sapeva nei giorni precedenti l’attraversamento e sull’eventuale trasmissione di informazioni da parte dei servizi di intelligence.

Per Sánchez il punto è politicamente sensibile. Se emergesse che le autorità disponevano di avvertimenti attendibili su un ingresso illegale di massa e non reagirono, l’opposizione potrebbe contestare al governo una grave sottovalutazione di un problema di sicurezza nazionale.

Il leader del Partito popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha accusato il governo di avere saputo dell’operazione e di averla occultata. Sánchez affronta così una crisi che si inserisce in un quadro politico già segnato dallo scontro sull’immigrazione, a meno di un anno dalle elezioni del 2027.

Il governo ha respinto l’ipotesi di avere ignorato informazioni decisive. Madrid ha invece indicato nella disinformazione diffusa sui social network e nell’azione dei trafficanti di esseri umani i principali fattori alla base dell’arrivo dei migranti. All’inizio della settimana Sánchez aveva inoltre sostenuto che Russia e Israele potessero avere contribuito ad amplificare la disinformazione.

Madrid evita l’accusa a Rabat

La Spagna non ha formalmente attribuito al Marocco la responsabilità degli eventi. Madrid ha definito l’ingresso a Ceuta una violazione della propria integrità territoriale e ha chiesto solidarietà ai partner europei, mantenendo però aperto il rapporto con Rabat sulla gestione della frontiera.

La Commissione europea ha continuato a definire il Marocco un partner affidabile nella lotta alla migrazione irregolare. Un portavoce dell’esecutivo comunitario ha rifiutato di commentare il rapporto del Cenif, considerandolo una questione interna alla Spagna.

Restano tuttavia interrogativi sulla condotta delle autorità marocchine. Gli uomini delle forze di sicurezza di Rabat pattugliano la frontiera e la loro mancata capacità di individuare o disperdere l’assembramento dei migranti rappresenta uno degli elementi che la relazione spagnola invita a esaminare.

Juan Fernando López Aguilar, ex ministro della Giustizia socialista e deputato europeo, ha sostenuto che l’operazione non avrebbe potuto verificarsi senza una certa tolleranza delle autorità marocchine. Lo stesso esponente socialista ha però precisato che il governo deve basare le proprie conclusioni su fatti e prove.

Ceuta chiede una risposta immediata

La crisi resta aperta anche sul terreno. A Ceuta si trovano ancora circa 5 mila migranti, secondo una stima, circa la metà dei quali minorenni. Le autorità locali portano la cifra vicino a 10 mila.

Il presidente della città autonoma, Juan Jesús Vivas, ha affermato che Ceuta è arrivata al limite della propria capacità di accoglienza e ha accusato direttamente il Marocco di esercitare una pressione sulla città e su Melilla, l’altra enclave spagnola in Nordafrica.

Vivas ha sostenuto che l’obiettivo di Rabat sarebbe quello di “soffocare, molestare e abbattere” le due città. Ha quindi chiesto il rimpatrio di tutti i migranti, indicandolo come la soluzione per riportare la situazione alla normalità.

Madrid deve però confrontarsi con i vincoli imposti dalla normativa sulla tutela dei minori. Gli ingressi illegali non consentono un rimpatrio automatico dei minori e, secondo la ricostruzione fornita dalle autorità locali, la mancata disponibilità di spazi pubblici per l’identificazione ha rallentato ulteriormente le procedure.

La gestione della crisi coinvolge anche il quadro europeo. La Spagna ha assicurato che gli eventi di Ceuta non avranno conseguenze sullo spazio Schengen, ma questo limita la possibilità di trasferire rapidamente i migranti nella Spagna continentale per ridurre la pressione sull’enclave. Madrid ha quindi chiesto assistenza a Frontex, l’agenzia europea responsabile delle frontiere esterne.

Il Marocco contesta la ricostruzione

Rabat sostiene che a favorire gli attraversamenti possa avere contribuito anche il piano di regolarizzazione di massa annunciato dalla Spagna all’inizio dell’anno. Secondo le autorità marocchine, la misura avrebbe potuto essere interpretata dai migranti come un incentivo al tentativo di raggiungere il territorio spagnolo.

La relazione del Cenif sostiene invece che l’ingresso del 30 e 31 luglio potrebbe essere stato favorito da diversi livelli di coordinamento, dalla circolazione di messaggi sui social network e da una risposta permissiva delle forze di sicurezza marocchine, soprattutto nella prima giornata.

Il documento ipotizza anche una finalità ulteriore rispetto alla componente migratoria: mettere sotto pressione la risposta spagnola e verificare la tenuta dei suoi sistemi di sicurezza. Si tratta però di un’ipotesi contenuta nella relazione, non di una responsabilità accertata.

Il contrasto tra il contenuto del documento e la smentita del vertice della Polizia lascia aperto il punto centrale della vicenda: stabilire che cosa accadde realmente alla frontiera e quale fosse il livello di conoscenza delle autorità spagnole prima dell’arrivo dei migranti. Su questo passaggio si concentra ora la pressione politica sul governo Sánchez.